Ho pensato a lungo a come iniziare questa recensione e, come si può benissimo capire da questo pessimo incipit, non ci sono riuscito, e un po’ la cosa mi dispiace perché mi sto accingendo a scrivere in merito ad uno dei titoli che più ho amato nel corso di quest’anno. Sto per parlarvi di Children of Morta, il quarto voto pieno della mia carriera, nonché uno dei miei dieci videogiochi preferiti.

Difficile riuscire a condensare in qualche riga quello che mi ha trasmesso questo titolo e altrettanto difficoltoso è riuscire a imprigionare all’interno di qualche parola le motivazioni che si nascondono dietro questo 10, perché oggettivamente parlando non siamo di certo di fronte ad un prodotto esente da difetti ma allo stesso tempo siamo di fronte ad un videogioco che non è riuscito a farmi smettere di giocare mai, salvo le “pause” per andare in ufficio.

Ma non è solo questo, no. Children of Morta è riuscito a farmi ridere, a farmi piangere, a farmi arrabbiare e a farmi innamorare di ogni singolo pixel sullo schermo, anche e soprattutto quando questi pixel erano schifosamente fuori posto per qualche dannato glitch grafico che confido essere corretto con l’uscita sul mercato del gioco.

Non riuscivo a non essere ammaliato dal gioco, non riuscivo a guardare quei difetti, quasi non li vedevo tanto ero assorbito dall’atmosfera di gioco e dalla sua incredibile scrittura. Ho ammorbato, e non poco, anche il buon Paolo con le mie menate sul gioco continuando a chiedergli consiglio su questa valutazione che, non lo nascondo, è una fra le più difficili della mia carriera.

Children of Morta non è stato semplicemente un videogioco, quanto un viaggio meraviglioso in compagnia di una delle famiglie più saggie e dolci di tutta Rea, il mondo di gioco. Ho imparato a conoscerli uno ad uno, li ho visti crescere e, qualcuno di loro, l’ho visto morire mentre mi asciugavo le lacrime.

Ho imparato ad innamorarmi del villain principale, Ou, e della sua struggente storia d’amore che nelle fasi finali del gioco mi ha graffiato l’animo facendomi rimanere imbambolato davanti allo schermo mentre davanti a me si consumava una delle cutscene più toccanti degli ultimi anni.

Mi sono innamorato anche del suo gameplay, così diverso da tutti i roguelike in cui mi sono imbattuto fino ad oggi, così radicato all’interno della struttura narrativa di gioco da rendermi difficoltoso il pensiero del backtracking, che in effetti non ho mai compiuto fino ai titoli di coda dopo i quali mi sono concesso una seconda visita all’interno di qualche area di gioco.

Sono rimasto completamente estasiato dall’hub principale del gioco e di come ogni dannatissimo elemento sullo schermo, ogni linea di dialogo, fossero così bene amalgamati fra di loro all’interno della casa che ci fa da “menù” da chiedermi perché diamine nessuno prima di Children of Morta sia riuscito a concepire idee tanto semplici ma così impattanti.

Nel mondo di Rea la Corruzione ha di nuovo iniziato il suo ciclo di distruzione e rovina, un ciclo terribile a cui la famiglia Bergson è sottoposta e che solo lei può placare, almeno fino al prossimo risveglio del male.

Una famiglia la cui intera storia è basata sul culto degli Spiriti e degli Dei di quei luoghi, una famiglia in cui è condensato tutto il sapere dei secoli nonché gli unici depositari di tutta la saggezza necessaria per arginare il male ogni qualvolta questo decide di fare capolino sul mondo.

Non interpreteremo solo un membro della famiglia, ma tutti quanti, ciclicamente alcuni dei quali presenti fin da subito, altri che dovremo aspettare di conoscere o che crescano sia nel corpo che nello spirito. All’inizio di ogni livello sceglieremo con chi affrontare le prossime minacce, nella speranza che non sia rimasto corrotto nel precedente viaggio e necessiti di un po’ di riposo prima di poter servire nuovamente la famiglia.

Vedete, in Children of Morta a differenza di qualsiasi altro roguelike simile siamo quasi “costretti” dal gioco a cambiare personaggio e ad evolvere il nostro stile anche se non ci sentiremo mai tali: come già detto l’intero gameplay si amalgama alla perfezione con il suo intreccio narrativo risultando quindi mai banale e mai troppo forzato.

Ecco dunque che livellando un membro della famiglia sbloccheremo abilità passive permanenti utilizzabili da tutti gli altri poiché durante questi mesi, Lucy, Linda, Kevin o chi per loro hanno imparato così tanto da poter essere d’esempio per l’intero nucleo familiare.

Così quando Lucy si dimostra così tanto determinata e così pronta, tutti iniziano ad ammirarla imparando moltissimo dal suo coraggio e dalla sua forza interiore, tanto da sviluppare poteri passivi aggiuntivi che li rendono più forti e legati al membro della famiglia che ha reso possibile questa crescita spirituale.

Anche coloro che non scenderanno direttamente in combattimento con noi cercheranno di essere utili in qualsiasi modo, come nostro Zio, dipendente dall’alcool e incredibilmente bravo con le macchine, tramite il quale possiamo migliorare i nostri equipaggiamenti aumentando le statistiche di ogni membro della famiglia.

Se nella casa avremo a che fare con la narrazione principale, all’interno dei vari livelli di gioco, 8 distribuiti su tre mondi più un extra, si consuma la vera magia di Children of Morta, quando avremo a che fare con delle sidequest, randomiche e randomizzate come il genere ci insegna, all’interno delle quali avremo modo di vivere e respirare la Corruzione non solo all’interno del nucleo familiare ma anche all’esterno, fra la gente “comune”.

Ognuna di queste missioni può essere auto-conclusiva o può dare inizio ad un nuovo arco narrativo che potremmo portare avanti sperando che le zone o gli oggetti necessari appaiano all’interno delle nostre run, così da avanzare all’interno di dialoghi nascosti, scoprire di più sul background del mondo di gioco e dare modo ad ogni Bergson di esprimere al meglio la sua personalità.

Il gameplay nudo e crudo è quello di un hack’n’slash molto semplificato: avremo a che fare con tre abilità, un escape e una modalità furia attivabile riempiendo la classicissima barra che avanza per ogni colpo inflitto ai nemici. La vera rivoluzione Children of Morta la fa nel character design e nel game design di ogni singolo personaggio, ognuno unico nello stile e nelle abilità.

C’è Lucy ad esempio, la mia preferita, che attacca con delle palle di fuoco dalla distanza ma non può sparare mentre si muove. La sua passiva principale le permette di ottenere uno scudo protettivo se rimanere 5 secondi senza perdere vita mentre spara.

Questi scudi, upgradabili fino a tre, la rendono immune a qualsiasi attacco. La sua abilità primaria le permette di generare un tornado in cui imprigionare per qualche secondo i nemici e la sua abilità secondaria le permette di creare un “manichino” energetico che distrae i nemici.

Lucy è solo un esempio di come ogni personaggio sia ben caratterizzato non solo nella sua storia e nel suo aspetto ma anche nel suo gameplay, unico per ognuno di loro con il raggiungimento di certe vette con qualcuno di loro che difficilmente si può rimanere delusi dal concept di gioco.

Children of Morta fa mille cose e le fa tutte dannatamente bene: fa il videogioco in un modo che non avevo ancora assaporato prima d’ora, cerca di insegnare la libertà, l’amore e i sogni in un modo così particolare ed impattante da far mancare il fiato e fa divertire come pochi altri sanno fare.

Non ricordo, sinceramente, l’ultima volta nella quale mi sono immerso così tanto all’interno di un videogioco da desiderare di passare ogni singolo momento libero della mia vita incollato allo schermo per continuare la mia avventura. Non mi capitava da parecchio e sono felicissimo che sia stata proprio quest’opera a farmi tornare quel bambino che la mamma deve rimproverare per spegnere la console e andare a dormire.

Children of Morta ha anche qualche difetto, grafico più che altro, legato ad un po’ di pop-up e tearing, che non riescono comunque a contaminare un’estetica completamente fuori parametro e un gioco per il quale continuo a sognare le recensioni senza voto.

Fidatevi: lasciate qualunque cosa stiate facendo, comprate il gioco e lasciatevi perdere al suo interno. Vivete la vita dei Bergson, piangete, bevete e ridete con loro. Lasciate che il gioco vi faccia vostri e vivete una delle più indimenticabili avventure della vostra vita.

Disponibile per PC (versione testata), PlayStation 4, Xbox One e Nintendo Switch.