Giocare a Solo: Islands of the Heart, significa buttarsi a capofitto nei propri pensieri, paure e convinzioni. Il titolo sviluppato da Team Gotham ha un importante carisma derivato per lo più dalle domande poste, piuttosto che dal gameplay in sé, ma andiamo con ordine.

Lo scorso 1° agosto Solo: Islands of the Heart ha fatto il suo debutto su Nintendo Switch, dopo quasi un anno dalla sua uscita su PC, PlayStation 4 ed Xbox One. Anche noi, lo avevamo precedentemente analizzato nella recensione del nostro Salvatore Pilò.

Già a suo tempo avevamo scoperto un titolo, che riusciva a canalizzare dentro di se delle forti emozioni, elevando incredibilmente la qualità del titolo indie. Ma di cosa stiamo parlando per l'esattezza?

Solo: Islands of the Heart è un titolo platform che ci metterà nei panni di una od un marinaio, intento a solcare il mare con la propria piccola imbarcazione. Partendo dalla nostra isola, scopriremo intorno a noi una miriade di altre terre emerse. Su ognuno di essi troveremo dei piccoli fari e dei totem, ed ogni volta che interagiremo con questi ultimi, nuovi lembi di terra verranno a galla.

Insieme a ciò dovremo risolvere vari puzzle ambientali, che ci permetteranno di proseguire nell'avventura e raggiungere i vari punti di interazione sfruttando delle scatole di legno che troveremo su ogni isola. Queste le potremo spostare e ruotare come meglio crediamo, così facendo potremo raggiungere alture o zone precedentemente inaccessibili.

Con l'avanzare della storia scopriremo vari tipi di scatole, in grado per esempio di farci librare in aria, oppure di creare un ponte, o ancora di attaccarsi a qualsiasi superficie. Insomma, in questo caso dovremo utilizzare tutta la nostra fantasia e logica per raggiungere i luoghi necessari a proseguire.

A ciò si aggiungeranno vari strumenti che renderanno più semplice interagire con gli oggetti intorno a noi. Tra questi troviamo per esempio un paracadute, che se utilizzato in punti particolarmente alti ci permetterà di planare su isolotti irraggiungibili.

In ogni caso, l'oggetto che utilizzeremo di più è un bastone magico. Questo ci consentirà, infatti, di spostare le scatole, necessarie a raggiungere le varie parti dell'isola, senza doverle toccare per forza. Per utilizzarlo dovremo prima selezionare una scatola puntandola e premendo il grilletto destro, dopodiché dovremo premere ancora lo stesso tasto e faremo comparire il fantasma della scatola che ci indicherà i possibili posizionamenti.

A parte questo, come detto gli elementi chiave del gioco saranno dei totem e dei fari. Questi ultimi serviranno ad attivare le sculture di legno, così facendo potremo interagirci e questi ci porranno una domanda.

Qui, entriamo nella parte forse più convincente del gioco. Come precedentemente analizzato da Salvatore nella sua recensione, Solo è un titolo che può potenzialmente colpire molto a fondo nel cuore di ogni videogiocatore che lo proverà.

All'inizio dell'avventura, infatti, ci viene fatta una richiesta abbastanza particolare: rispondere alle domande poste dal gioco con la massima sincerità e pensando allo nostre idee e convinzioni. Questa “correttezza” viene chiesta fin dall'inizio quando dovremo scegliere il nostro protagonista e quando dovremo scegliere il nostro e o la nostra amata.

A questo punto ci verrà chiesto di dare alla persona amata un nome e questo verrà utilizzato per dare il nome alla barca con cui navigheremo. La persona amata, però, continuerà a seguirci come un fantasma, incontrandoci in ogni nuova isola e affermando determinati dubbi, legati alle risposte che daremo rispetto alle domande poste dai totem.

Quest'ultimo arriverà a chiederci molte cose, esplorando molti elementi delle nostre emozioni, chiedendoci per esempio come amiamo, che cos'è per noi l'amore, come si dovrebbe amare nella e molto altro ancora. Il tutto in un crescendo che andrà ad approfondire sempre di più questa emozione, almeno per come la intendiamo.

Ovviamente il come affronteremo questo viaggio, dipenderà molto da cosa effettivamente proveremo in quel momento. Il fatto di essersi appena lasciati, per esempio, scaverà molto a fondo nel nostro dolore, al contrario lo stare insieme a qualcuno verrà analizzato allo stesso modo e ci verrà chiesto di riflettere su ogni cosa.

Imparare qualcosa alla fine dell'esperienza è imprescindibile, per la natura stessa del gioco, andando quasi a diventare una connotazione principale rispetto anche al gamplay stesso.

Quest'ultimo, infatti, risulta si un crescendo di sfide logiche, ma già dopo le prime isole tende molto a diventare un momento di passaggio da una domanda all'altra.

Questa versione per Nintendo Switch, come per ogni altro gioco, ha il pregio della portabilità. Sotto questo punto di vista Solo: Islands of the Heart può tranquillamente considerarsi un ottimo titolo da viaggio. Uno di quei giochi da finire in treno o sugli autobus nelle tratte particolarmente lunghe o anche in aereo.

Purtroppo, la versione portatile del gioco sacrifica molto dal punto di vista della risoluzione, che scende appena sotto i 720p. Questo comporta dei paesaggi non più così nitidi, ed una bellezza dell ambientazioni che viene un poco compromessa. Fortunatamente questi difetti non ci sono nella versione casalinga, la quale risulta pari a quelle già viste su PlayStation 4, Xbox One e PC.

Dal punto di vista dei comandi, come precedentemente accennato, il problema maggiore lo riscontreremo nella telecamera. Infatti, quest'ultima risulta essere parecchio scivolosa, costringendoci nelle prime ore di gioco a ritoccare la sensibilità dei comandi dal menù opzioni.

Il fatto che si tratti di un problema noto anche per le altre versioni, fa scendere un tantino l'asticella complessiva del titolo, in quanto da un porting ci si aspettano sempre delle migliorie e non un semplice copia ed in incolla di problemi già visti sulle altre console, soprattutto se si parla di difetti già detti e ridetti.

Il gioco provato con la console posizionata nel dock di casa, risulta piacevole allo stesso modo della portatile. Dalla sua, la bellezza dei paesaggi e delle isole che il gioco propone, offrendo dei veri e propri quadri che nonostante tutto ci calmeranno e la lentezza del gameplay ci aiuterà a portare un po' di quiete in casa, anche se molto riflessiva.

A ciò si aggiunge una colonna sonora particolarmente docile, legata al gameplay e per questo molto leggera e soave. Aiuterà ad immergersi completamente nel mondo di gioco ed in un certo senso a viverlo meglio.

In conclusione, Solo: Islands of the Heart è un esperienza davvero unica. L'amore nel senso più psicologico del termine difficilmente lo troveremo analizzato in maniera così profonda in un videogioco di questo tipo. Questa incredibile profondità, però, è contrapposta ad un gameplay molto leggero, che aiuterà ad immergerci di più nei nostri pensieri. Una scelta forse non da tutti, quest'ultima, ma sicuramente consigliabile ogni tanto.