Nei mesi e negli anni passati avrete imparato a distinguere i gusti di ciascuno di noi, e probabilmente saprete che quando queste due definizioni si affacciano su un videogioco, o addirittura si presentano in tandem, è molto difficile che sfuggano alle grinfia del sottoscritto.

Dry Drowning, opera prima di Studio V edita da VLG Publishing, non ha costituito un'eccezione a quella che possiamo considerare una regola ormai, e lo ha fatto col “click” aggiuntivo di un titolo realizzato in Italia.

Su queste pagine ci siamo occupati spesso, anche con una rubrica ad hoc, di produzioni nostrane, ma il mio rapporto con queste ultime, in termini di recensioni, non è mai stato stellare: probabilmente perché vorrei facessero qualcosa di più per dare seguito all'inside joke del “questo è l'anno dei giochi italiani” che sentirete pronunciare un'enormità di volte bazzicando nell'Internet del Belpaese.

Mi è capitato con, ad esempio, Last Day of June, della quotatissima Ovosonico, ma pure con Close to the Sun, dell'altrettanto popolare Storm in a Teacup; tutti e due giochi con un tratto molto riconoscibile, e questo è già tanto e dice già parecchio di come i videogiochi italiani provino a rispettare il canone artistico storicamente stabilito nel nostro stivale, ma in affanno quando c'è da spiccare il volo.

Per il suo debutto, Studio V ha scelto una strada probabilmente meno complessa dei due di cui sopra, per le loro esperienze pregresse arrivati sul mercato con una maggiore maturità e consapevolezza del mezzo, ma non per questo meno articolata.

Dry Drowning è una visual novel che fa di una direzione artistica squisita e dell'assoluta libertà di scelta i suoi punti di forza, affondando le proprie radici in una mitologia, sì a tratti derivativa e piena di omaggi, ma di certo ricca per proporre una storia coinvolgente e una narrazione originale agli appassionati del filone.

Il gioco propone ben tre finali diversi che dipendono da alcune delle scelte principali da prendere nel corso del dipanarsi della trama, ma ciò non implica che tutto sarà guidato esclusivamente dal numero dei finali.

Muovendoci nella storia determineremo i destini anche di personaggi secondari, alle cui cause potremo affezionarci o passare oltre come il protagonista Mordred Foley ha già fatto in passato, provando oggi ad espiare le proprie colpe in qualche, deviato, modo.

La storia è intrigante perché, è vero, parte dal solito cliché noir del detective in disgrazia ma presenta il protagonista quale un personaggio senza scrupoli che, ossessionato dal caso del serial killer Pandora, arriva a mistificare delle prove per condannare degli innocenti e ricevere una gloria che si rivelerà effimera attraverso l'apparente soluzione del caso.

Come potete vedere, non si tratta semplicemente di un antieroe di quelli che abbondando nel mondo dell'intrattenimento, ma di un autentico villain, uno che ha agito senza pietà alcuna per portare a casa un risultato strettamente personale.

L'uso del passato è d'obbligo perché come agirà in futuro dipenderà soltanto da noi, da giocatori che potranno stabilire se dovrà continuare su questa linea di comportamento o cambiare definitivamente il proprio atteggiamento per redimersi più o meno completamente (che poi è il finale A).

La narrazione, lo anticipavamo, è qualcosa di molto originale e colto, che fa davvero onore al paese natale di Dry Drowning perché affonda nelle sue origini classiche. Senza scendere troppo nei particolari, per non rovinarvi l'effetto sorpresa, questo è un titolo che è imbevuto al 100% nel mito greco, che porta su schermo con una certa fedeltà e con una grande coerenza.

I riferimenti al mito sono molto eleganti ed è anche divertente provare a coglierli prim'ancora che vengano presentati, ma un aspetto ancor più interessante è la loro presentazione, dalla quale il protagonista, e quindi noi, dovremo carpire se si tratti di un'emulazione o dell'originale; di sfumature di significato ce ne sono a iosa e sono tutte parecchio importanti.

La penna di Studio V è quasi sempre molto puntuale, e soltanto in un paio di stacchi tra una sequenza e l'altra può succedere di ritrovarsi con dei piccoli buchi, non tanto di trama quanto nei dialoghi tra i personaggi. Dicevamo dei cliché e, sebbene non siamo di fronte a qualcosa del livello di Max Payne, la scrittura talvolta si fa più pesante e retorica per sottolineare alcuni aspetti, specie nelle sequenze finali; a me non ha dato fastidio sia perché capita di raro, sia perché fa parte del DNA del genere narrativo.

Di certo, DD non si pone il problema della politica nei videogiochi, e anzi si sporca spesso le mani su temi di notevole attualità come il razzismo e l'immigrazione, chiedendo di fatto al giocatore non tanto cosa ne pensi ma come si comporterebbe.

Ci viene presentata una situazione in cui siamo prima carnefici e poi vittime in quello che viene definito il “tritacarne” di Nova Polemos, la cittadina indipendente orwelliana in cui si svolge gran parte dell'azione, e questo ci permette di apprezzare come ogni medaglia abbia il suo rovescio, e come sia sempre il caso di contare fino a 100 prima di sparare sentenze su una nave bloccata a poche centinaia di metri da un porto.

Che ad occuparsi di certi argomenti sia un titolo italiano, insieme alla pregevole direzione artistica su cui approfondiremo brevemente ora, di certo è qualcosa che mi riempie di orgoglio e che spero possa muovere le stesse sensazioni in voi.

Visivamente parliamo di un prodotto capace di passare dal bianco e nero dei personaggi ad una colorazione nello stile degli acquerelli e sbrilluccicante, con artwork ora sfumati sui contorni dei personaggi ora precisi e dettagliati per definire la crudeltà dell'ambientazione.

L'obiettivo era rendere non soltanto un contesto post futuristico ma anche, e forse soprattutto, lo scollamento tra i protagonisti e l'ambiente che li circonda. Non è un caso che, perlomeno in un dato ending, ci sia un passaggio integrale al bianco e nero per rimarcare come essi si trovino finalmente nel posto giusto.

Il tratto scelto fa fede, in questo modo, sia al setting cyberpunk e noir scelto per l'opera e per i diversi congegni elettronici figli di un fittizio 2066, sia ai tanti riferimenti alla mitologia greca disseminati lungo il percorso.

La colonna sonora originale non risulta mai invadente ma sottolinea con delicatezza i diversi passaggi della storia. Molto orecchiabili i pezzi al pianoforte, che vengono tra l'altro introdotti in maniera coerente rispetto alla storia (è uno dei personaggi principali ad eseguirli), e lo stesso tema è riuscito.

Sotto un profilo puramente ludico, nella dicotomia che avevo anticipato tra il complesso e l'articolato, Dry Drowning gioca abbastanza semplice, presentandosi come una visual novel essenziale sotto il profilo delle interazioni. I puzzle che saremo chiamati a risolvere saranno tutti abbastanza veloci da comprendere e semplici, tant'è che pur non essendo particolarmente avvezzo al genere non mi è capitato mai di bloccarmi su un determinato rompicapo.

Chiaramente non vi si poteva rinunciare, essendo anch'essi parte del DNA del genere, ma è evidente come lo scopo di Studio V fosse proporre una storia cui teneva più che sfidare l'utente sul terreno del videogioco classico.

Potrà, e ci mancherebbe, far storcere il naso e almeno parzialmente possiamo concordare sul fatto che alcuni momenti potessero essere meno guidati: si poteva lasciare al giocatore il capire dove dirigersi al termine di una certa indagine, ad esempio, anziché sfumare sul nero e farlo riapparire direttamente in un'altra scena.

E taluni spunti potevano essere approfonditi, come l'interfaccia di AquaOS avrebbe potuto essere maggiormente funzionale nello svolgimento degli enigmi e il minigioco ideato da uno degli assistenti del creatore avrebbe potuto essere più vario e profondo.

Insomma, sapevo che questo avrebbe potuto essere un tasto dolente ma onestamente lo è molto meno di quanto si potesse temere, anche perché quel paio di idee che vengono messe sul tappeto funzionano piuttosto bene.

In certi momenti si può tornare nel passato e apprendere cosa sia successo nell'antefatto della storia del nuovo Pandora, ad esempio, e questo è qualcosa di cui ad un dato punto senti proprio il bisogno perché sei curioso di scoprire tutto quello che ha portato all'ossessione di Foley.

Quanto alla narrazione, la trovata delle maschere che compaiono sui volti dei nostri interlocutori quando questi stanno mentendo, a ben vedere l'unico elemento paranormale, è probabilmente la più ambiziosa e quella che poteva far scivolare il gioco, minandone la credibilità interna costruita con tanta attenzione.

Sebbene non arrivi a tanto, sicuramente è la meccanica che Studio V ha fatto più fatica a spiegare (cosa che del resto capita pure al detective), e non a caso la sua eziologia – a parte una manciata di riferimenti nei documenti – non viene approfondita come avrebbe dovuto.

Ho apprezzato il rovesciamento sul finire della storia, e difatti serviva una funzionalità in grado di portare al game over, per quanto questo sia tutt'altro che punitivo visto che una volta incappati nella sua “trappola” basta tornare nel gioco e ripartire esattamente dal punto d'inizio del dialogo: possiamo definirla un compromesso, audace ma pur sempre un compromesso.

Se non altro, lo sviluppatore italiano ha fatto un buon uso del materiale a sua disposizione e delle tantissime ramificazioni della storia, arrivando ad una longevità di 8-9 ore per la prima run e una modalità Nuova Partita + che consente di ripartire dal primo capitolo e sbloccare gli altri due finali rimanenti.

Trattandosi di una visual novel possiamo ritenerci soddisfatti dei termini quantitativi, anche perché le ramificazioni sono reali e hanno impatti radicali sulla narrazione, che vi spingeranno, nel caso vi appassionaste alle vicende personali e agli intrighi di Nova Polemos, a tornare magari pure brevemente in game per scoprire cosa sarebbe successo se...

Dry Drowning è probabilmente uno dei primissimi titoli 100% italiani con cui riesco ad empatizzare, e non soltanto perché va a coprire alcuni dei miei filoni narrativi preferiti: ha alcuni guizzi particolarmente originali, pur immettendosi in un contesto esplorato molteplici volte, svariati motivi per rilanciarsi in playthrough successivi al primo finale, e una direzione artistica ispirata. Se il buongiorno si vede dal mattino, Studio V ha tutte le carte in regola per farsi un nome nel settore.

Disponibile per PC