Cercherò di essere sincero nel descrivere Conglomerate 451: il gioco non mi ispirava fiducia. I trailer che avevo visto non mi hanno fatto una buona impressione così come qualche video di gameplay che ho guardicchiato qua e la.

Non sono un grandissimo fan del retrò a tutti i costi, e Conglomerate 451 con il suo sistema di esplorazione alla Dungeon Master mi dava fastidio anche solo da guardare. Il gioco aveva tutta l’aria di essere uno di quei giochi che si fregia del citazionismo più spinto senza avere, di fatto, niente di troppo originale o vagamente interessante da offrire.

Confesso anche che il buon Paolo mi ha dovuto “costringere” ad installare l’early access del gioco e farci qualche ora sopra (Steam me ne segna 5 al momento di questo scritto) e, forse, dovrei anche ringraziarlo perché mi ha dato modo di ricredermi un po’ e di dare nuovamente adito a quel classico monito “devi provare prima di giudicare”.

Sia ben chiaro che di Conglomerate 451 penso una buona parte di quello che ho detto poco sopra ma il gioco è riuscito comunque a stupirmi positivamente tanto da aspettare con un certo hype la sua uscita definitiva per scoprire tutte quelle meccaniche che, al momento, non sono ancora disponibili all’interno dell’avventura.

Prima che vi avviciniate con le torce e i forconi per via delle scarse ore che ho passato sul gioco prima di scriverci, è bene precisare che questa non è una recensione ma una serie di pensieri “a caldo” sull’early access del titolo e che in queste 5 ore ho svolto una decina di missioni e ho esplorato la totalità delle meccaniche presenti all’interno di questa build.

Ma cos’è Conglomerate 451? Parliamo di una sorta di dungeon crawler con meccaniche da rogualike per quel che riguarda la generazione dei livelli, ambientato in un universo cyberpunk le cui influenza di opere come Blade Runner la vediamo forte sia nell’ambiente di gioco che nella trama stessa.

Il titolo, come detto in precedenza, offre un sistema di esplorazione alla Dungeon Master che ricorda tutti quei GDR fantasy di fine anni ‘80: visuale in prima persona per muoversi all’interno della mappa, due bottoni per girarsi e mouse per selezionare le varie abilità e compagnia bella all’interno dei combattimenti.

All’interno del titolo impersoneremo il CEO di un’agenzia che si occupa di liberare il settore 451 da numerose corporazioni criminali che scorrazzano liberamente per le strade trafficando droga, armi e tutte quelle classiche cose illegali che ci piacciono tanto.

Nei menù che riguardano l’agenzia avremo a che fare con un titolo molto simile a Darkest Dungeon e affini: dovremo gestire le nostre truppe, crearne di nuove, portare avanti la ricerca di determinate tecnologie, curare i malati e così via.

Bene soffermarsi su uno dei punti più interessanti del gioco ovvero la generazione di nuove unità che vengono create tramite un sistema di clonazione: possiamo scegliere una classe (tre inizialmente, cinque dopo aver ricercato i vari rami tecnologici), un tipo di DNA (anche qui sbloccabili tramite avanzamento nell’albero delle tecnologie) e quattro abilità di cui sbloccheremo le versioni potenziate man mano che le utilizzeremo in combattimento.

Le abilità possono essere offensive (rosse), di supporto (blu) o di cura (verdi) e si differenziano per effetti e classe selezionata con una buona varietà tanto da rendere la creazione del party un’attività a cui dedicare il giusto grado di attenzione per avere uomini sempre pronti a tutto.

Quando un’unità muore all’interno di una missione questa è persa per sempre e dovremo crearne una nuova: avremo uno storico delle nostre unità all’interno del cimitero dell’agenzia, una sezione che, come potete ben immaginare, tiene traccia dei vostri fallimenti con tanto di statistiche sulle missioni riuscite e giocate da ogni membro deceduto.

Le missioni vanno da quelle di esplorazione in cui dovremo cercare determinati oggetti a quelle di uccisione in cui dovremmo far fuori alcuni soggetti delle corporazioni con un livello di difficoltà che va da 1 a 3.

La difficoltà del gioco è estrema, probabilmente troppo alta e ben poco bilanciata che ci farà morire più e più volte anche nelle missioni di livello più basso.

Conglomerate 451, purtroppo, offre un sistema di esplorazione vetusto così come lo è il sistema di combattimento e l’intera interfaccia di gioco che lo rendono un titolo davvero poco appetibile, allo stato attuale, per le nuove generazioni.

Come detto in aperto non sono un fan del “retrò ad ogni costo” e Conglomerate 451 al netto di un’ambientazione e una storia interessanti vuole a tutti i costi vivere nei primi anni ‘90 riuscendo ad essere un gioco di scarsa fruibilità per il pubblico odierno.

Ostico nelle interfacce e legnoso nei movimenti e nell’esplorazione, il titolo riesce a convincere solo i giocatori più anzianotti o che, come il sottoscritto, sono cresciuti nel passato e di certo di questa sua caratteristica non deve farne un vanto.

Nonostante tutto, però, il gioco mi è piaciuto, forse anche più di quello che che pensavo, e mi ha decisamente lasciato addosso la voglia di rigiocarlo anche se difficilmente riuscirei a consigliarlo a qualcuno senza la certezza matematica che apprezzi questo tipo di meccaniche e di gameplay.

Con un po’ di amarezza rimando Conglomerate 451 a settembre sperando che con con la sua uscita definitiva riesca ad essere meno punitivo, più bilanciato e leggermente più piacevole da giocare.