Il 2019 segna il ritorno di grandi saghe videoludiche, o episodi molto importanti di esse. Kingdom Hearts 3, Resident Evil 2 ad esempio, titoli che ci hanno portato a creare due articoli dedicati, ovvero “Kingdom Hearts per principianti” e “Resident Evil 2 per principianti”. Parliamo infatti di franchise che possiamo inserire tranquillamente tra quelli fondamentali per la storia dell’industria videoludica. Ce n’è un altro che, tra qualche settimana, tornerà in pompa magna, ovvero Fire Emblem, con Fire Emblem: Three Houses.

In realtà, non è che Fire Emblem sia scomparso negli ultimi anni, anzi. Al momento vive una seconda giovinezza già da un po’, grazie ad un rilancio fortissimo avvenuto su 3DS qualche anno fa, e soprattutto ad un’apertura nei confronti dell’Occidente che ha reso la saga tra le più apprezzate di tutti i franchise Nintendo.

La saga (anche se, accademicamente, non è una vera e propria “saga”) di Fire Emblem è probabilmente unica nel suo genere, si snoda attraverso quasi 30 anni di pubblicazioni, ed è per sua concezione inevitabilmente di nicchia. Uno strategico a turni con tante regole, a cui si unisce un’anima da JRPG con tratti da visual novel, tanti dialoghi, possibilità di relazioni amorose (e negli ultimi episodi di fare figli), storie lunghe che si sviscerano in ore ed ore di gameplay, personaggi complessi, e così via.

È anche un bel mostro da raccontare e ripercorrere nella sua interezza. Perciò - per amor di sintesi e di non evitare di replicare una pagina Wikipedia - diamo per scontato che vogliate proprio giocare Fire Emblem: Three Houses in uscita il prossimo 26 luglio, che non conosciate il franchise e che vogliate capire se fa per voi. Percorreremo solo brevemente la sua storia, dandovi giusto quei presupposti necessari per comprendere la sua stessa natura, con l’obiettivo di darvi un quadro generale di Fire Emblem.

Fire Emblem
Il main artwork di Fire Emblem Shadow Dragon and the Blade of Light, primo episodio della serie. Sì, quello a destra è Marth.

L’Emblema del Giappone

È interessante come Fire Emblem rappresenti, oggi, una di quelle saghe che rimandano ad un’epoca videoludica passata, quella in cui c’era una grandissima discrepanza tra i videogiochi che venivano pubblicati in Giappone, e quelli che arrivavano nell’Occidente. Se oggi siamo abituati ad un mercato quasi del tutto omogeneo, con sparuti casi di produzioni che arrivano più tardi o non arrivano dal Giappone, solo una quindicina d’anni fa (per non andare oltre) le cose erano diverse. Fire Emblem è stato esattamente uno di quei videogiochi che ci hanno messo un po’ ad arrivare in Occidente.

Talmente tanto che, quando Roy e Marth venivano sbloccati in Super Smash Bros: Melee per GameCube (nel 2002) la stragrande maggioranza dei giocatori occidentali, per non parlare di quelli italiani, non aveva idea di chi diavolo fossero. Ricordo un momento surreale di un allora ben più giovane Valentino, intento a chiamare (perché all’epoca si telefonava ancora con i cellulari) i suoi amici per chiedere loro se sapessero cosa diavolo fosse Fire Emblem, e perché questi due tizi fossero vestiti come usciti da un Final Fantasy di seconda categoria.

Questo perché il primo Fire Emblem che gli occidentali hanno potuto giocare è stato l’omonimo titolo per Game Boy Advance tra il 2003 ed il 2004 in Europa. Che in realtà si chiamava Fire Emblem The Blazing Blade, era già un sequel di The Binding Blade dell’anno prima, ed era il settimo titolo del franchise. Venne commercializzato semplicemente come “Fire Emblem” in Occidente proprio perché rappresentava di fatto l’esordio della saga sul nostro mercato, ma il primo capitolo era del 1990: Fire Emblem: Shadow Dragon and the Blade of Light. Primo episodio del franchise, uscito su Famicom, che introduceva il personaggio di Marth e le sue prime avventure.

Fire Emblem
Fire Emblem Path of Radiance, il cui protagonista è Ike. Comparirà anche in Radiant Dawn per Wii.

Nascita, scoperta, riscoperta, rinascita…

Un po' per Super Smash Bros Melee, che rappresentò un trampolino di lancio per molte saghe e franchise (così come ogni Smash), un po’ perché effettivamente i giocatori occidentali scoprivano la bontà di questa saga, ma Fire Emblem cominciò a guadagnare una certa popolarità. Ma attenzione, stiamo pure sempre parlando della nicchia della nicchia dei videogiocatori Nintendo.

La casa di Kyoto all’epoca non era affatto sexy come oggi, nel mondo spopolavano PlayStation ed Xbox, e Fire Emblem era una saga conosciuta da una minoranza di giocatori Nintendo. Però esisteva, una nicchia che stava crescendo, a cui Intelligent Systems donò una doppietta di titoli su GameCube e Wii ancora oggi considerati tra i migliori della serie: Path of Radiance e Radiant Dawn. Due titoli consequenziali, collegati da una storia comune, che introduceva uno degli eroi più amati ovvero Ike, e alzava l’asticella della serie per grafica, narrazione tramite cutscene animate in stile cartone giapponese (e doppiate in italiano), ed infine gameplay.

Quindi, nel momento di massimo splendore della serie (che ribadiamo era comunque una nicchia), nel 2008 usciva Fire Emblem: Shadow Dragon per Nintendo DS. Remake del primo capitolo, con elementi di storia aggiuntivi, meccaniche di gioco rinfrescate, e grafica ovviamente rivisitata. Da lì in poi, Intelligent Systems si prese una lunga pausa, e le malelingue hanno sempre parlato di incapacità di trovare un nuovo corso alla serie che, in quegli anni, era arrivata a ben 12 episodi (in Giappone uscirà New Myster of the Emblem, remake di Mystery of the Emblem, ovviamente nel 2010).

Da lì in poi il silenzio, come dicevamo. Scopriremmo col tempo che i lavori su quello che avremmo conosciuto come Fire Emblem Awakening per 3DS (2013) incontrarono molte difficoltà interne. Divergenze creative, tante persone con tante idee e troppi progetti diversi su cui farle convogliare. In tutto ciò, tra riunioni talmente interminabili e snervanti che venivano paragonate alla famosa leggenda giapponese di Urashima Taro, arrivò anche l’ultimatum da parte di Nintendo a seguito di un calo delle vendite degli ultimi episodi della serie: se Awakening non avesse soddisfatto le aspettative in quanto ad incassi, non ci sarebbero stati altri Fire Emblem.

Fire Emblem
Anche dal punto di vista artistico, Awakening segnò un passo in avanti considerevole.

…ed il risveglio

Dopo l’ultimatum lo studio andò nel panico, perché Fire Emblem Awakening era un gioco ambizioso per la serie, con tanti nuovi elementi di gameplay e, in generale, un ulteriore salto in avanti come fu per Path of Radiance per GameCube.

Il nome di questo episodio fu in qualche modo profetico, perché Fire Emblem Awakening su Nintendo 3DS fu un successo: vendite, pubblico e critica con un sonoro 92 di Metacritic ad oggi. Da lì in poi, il plebiscito.

Intelligent Systems aveva ritrovato la formula magica, e negli ultimi anni Fire Emblem è diventato un band ancora più riconosciuto tra i fan Nintendo, e non solo. Dopo Awakening ci fu l’esperimento Fates, con due titoli e mezzo che raccontavano una storia da due punti di vista, un’opera mastodontica per contenuti. Poi Fire Emblem Echoes: Shadows of Valentia, remake di Gaiden ed allo stesso tempo foriero di alcune piccole novità stilistiche e di gameplay. Ancor più di recente, il vero colpo da maestro è stato Fire Emblem Heroes, il gacha per dispositivi mobile che, sorprendentemente, non tradisce il gameplay classico della serie rappresentandone una versione lite, ed è attualmente tra i titoli mobile più redditizi per Nintendo.

Arrivando a Fire Emblem: Three Houses, in arrivo il 26 luglio che, complice la vampata di popolarità di Nintendo Switch, potrebbe essere probabilmente il titolo più atteso di sempre della serie.

Fire Emblem
Fire Emblem Three Houses permetterà di dare giustizia al lato epico della serie.

Le donne, i cavallier, l’emblemi, gli amori

Arriviamo al dunque. Cos’è esattamente Fire Emblem?

Per prima cosa, è uno strategico a turni. Due masnade di personaggi si affrontano in mappe quadrettate, combattendo quando si scontrano oppure arrivano a linea di tiro. In origine nasce tutto dalla morra cinese: spada batte ascia, ascia batte lancia, lancia batte spada. Da questo triangolo, Fire Emblem si è evoluto nel corso degli anni inserendo arcieri, unità aeree, maghi, cavalieri, curatori, ballerine, e tanto altro. Ogni personaggio ha delle caratteristiche che migliorano con l’avanzamento di livello, armi da equipaggiare, abilità attive e passive. Non sono quindi solamente delle miniature da schierare in battaglia, ma dei personaggi con tanti elementi da tenere in considerazione, come in un gioco di ruolo. Ogni unità ha una sua funzione, delle caratteristiche, dei punti di forza e di debolezza, e vanno impiegati con attenzione sul campo di battaglia perché quando vengono sconfitti sono persi per sempre.

La particolarità di Fire Emblem è insita nel permadeath. Perdere un personaggio in battaglia significa aver assistito alla morte di un proprio personaggio. Questa caratteristica è stata con il tempo mitigata, con la possibilità di utilizzare permadeth più o meno soft (dai personaggi che tornano dalla battaglia successiva, fino al turno successivo per la variante più semplice), ma il vero appassionato di Fire Emblem gioca sempre in modalità classica.

Questo perché la seconda faccia di Fire Emblem è quella di una visual novel. In ogni titolo si assiste genericamente ad uno scenario per cui si costruisce un piccolo esercito, fatto di persone prima che di personaggi. Ognuno dei vostri eroi è caratterizzato in modo molto profondo, ha una sua storia, un carattere, e tra una battaglia e l’altra è possibile conoscerli al di là di ciò che succede nei meandri della trama principale. Questo fa sì che, proprio come in un JRPG, ci si affezioni ai propri compagni d’arme. Perderlo in battaglia è una coltellata al cuore, perché è frutto di un vostro errore. Ovviamente i personaggi possono innamorarsi, e nelle ultime incarnazioni del franchise possono avere figli che, con espedienti narrativi più o meno barbini, si uniranno alla battaglia insieme ai propri genitori e compagni. E chiaramente possono cadere in battaglia.

La magia di Fire Emblem è tutta qui.

Fire Emblem
Le tre casate saranno al centro di un intrigo e, presumibilmente, una guerra.

Devo recuperare qualche altro episodio prima di Three Houses?

Fortunatamente per il vostro portafogli, no.

Sebbene la saga di Fire Emblem abbia degli elementi in comune, personaggi ricorrenti e riferimenti a leggende e storie condivisi, solo pochi titoli sono conseguenti l’uno all’altro. Three Houses non è tra questi.

Un po’ perché su Nintendo Switch in molti lo giocheranno per la prima volta e quindi Nintendo e Intelligent Systems hanno sapientemente confezionato quasi un episodio zero, un po’ per il particolare twist narrativo che vede al centro delle vicende un’accademia militare con tanto di casata da scegliere (che fa tanto Harry Potter e Attacco dei Giganti in parti uguali), Fire Emblem: Three Houses è un titolo perfetto come primo videogioco della saga.

Poi, magari dopo, potreste recuperare qualcosa. Perché la saga di Fire Emblem è tra i franchise più solidi, riconoscibili, ed in grado di sfornare cose meravigliose che Nintendo abbia nella sua scuderia, e per memoria storica dovreste giocarli. Sicuramente i capitoli per 3DS, che tanto hanno rinfrescato la serie e sono oggettivamente i più semplici da reperire. Subito dopo qualcosa da Game Boy Advance perché rappresentano le radici della saga, ed infine Path of Radiance e Radiant Dawn, perché sono ad oggi l’accoppiata ancora più iconica del franchise, con la trama più coinvolgente ed i personaggi più caldi.

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