Ho speso una lunga e calda settimana su Crash Team Racing Nitro-Fueled, e spesso mi è capitato di chiedermi, pad alla mano, quando Activision si deciderà a passare dal rifacimento dei classici di questa serie alla realizzazione di nuovi episodi.

Se quello della N. Sane Trilogy poteva essere ritenuto a tutti gli effetti un esperimento, oggi l'etichetta di Call of Duty ha per le mani una formula collaudata, sia da un punto di vista tecnologico che ludico, e personaggi di successo che le garantirebbero, e possiamo pure rinunciare al condizionale, vendite di livello stratosferico.

Allora, mi chiedevo, come mai continuare con i rifacimenti, a metà tra il concetto di rimasterizzazione e quello forse più complesso di remake? La risposta, in questo caso, è forse più semplice di quanto possa sembrare.

Con CTR, infatti, era troppo ghiotto il pensiero di poter recuperare un gioco amatissimo dalla generazione degli anni '90, quella che oggi ha la possibilità di mettere mano al portafogli, e lanciarlo col minimo sforzo e un'assicurazione simile di successo.

crash team racing

Senza imbarazzo, perché era questo che la community chiedeva, e senza che se ne faccia uno scandalo, visto che lo stesso progetto originale nasceva su input del fu publisher Sony che chiese a Naughty Dog di continuare ad esplorare questo franchise quando invece lo sviluppatore del futuro Uncharted avrebbe preferito dedicarsi ad altro.

Non c'è nessuna condanna, dunque, nelle mie parole; c'è soltanto da capire quando è il caso di staccarsi dai classici ed usare le esperienze fatte in questi ultimi, invece, per spiccare il volo con formule più moderne che possano sì ispirarsi a loro ma anche prenderne le distanze. Per Crash Bandicoot e i suoi amici potrebbe essere arrivato il momento di farlo.

La sintesi tl;dr è che Crash Team Racing Nitro-Fueled arriva come rifacimento di alto livello, sulla scia peraltro dei suoi predecessori, sfruttando quella brillantezza quasi inaspettata della N. Sane Trilogy e mettendola al servizio di un prodotto che al tempo fu devastante per una generazione di giocatori.

Ma, presentandosi come rifacimento 1:1, porta con se tutti i limiti di una formula che poteva andare bene per gli anni '90 ma che oggi sembra stare un po' stretta se pensiamo che persino un Team Sonic Racing – senz'offesa per il gioco, anzi – proveniente da uno studio esterno a SEGA ha proposto un maggior numero di dinamiche in pista al confronto.

Insomma, al di là dell'omaggio e del lavoro artigianale visivamente gradevolissimo, Nitro-Fueled si porta sul groppone tutti gli anni che sono passati dal lancio originale ad oggi, offrendo un numero di meccaniche in pista estremamente contenuto.

Questo in moltissimi casi rende la corsa una semplice run a chi trova la maschera di Aku Aku per primo; mancando un meccanismo per sfruttare la scia, ad esempio, ci si affida spesso e volentieri all'unico power up davvero game breaking, e se non altro quantitativamente la maschera non si tira affatto indietro.

Un altro ingranaggio che evidenza come siano passati degli anni rispetto a quella release è uno scripting eccessivamente visibile delle corse con l'IA: ci sono tracciati in cui vinci a mani basse al primo tentativo, persino coi boss, mentre altri in cui il gioco sceglie un pilota che debba dominare e contro il quale non si possa fare altro che “grindare” fino a quando, per qualche movimento astrale (la raccolta del power up giusto, appunto), si riesca a vincere.

Il gioco, da questa prospettiva, è come se avesse una cache in cui vengono registrati certi meccanismi, e per resettarli bastasse uscire dalla partita e rientrarci per vedere magicamente il livello di sfida tornare su livelli umani (senza che il capofila dia una decina di secondi buoni al suo inseguitore diretto).

Insomma, è evidente come serva una mano rimescolatrice che dia un maggiore equilibrio all'azione contro l'intelligenza artificiale per il futuro, e l'impressione è che certe idee di design siano rimaste tali e quali all'era PlayStation, risultando chiaramente datate mentre ci avviciniamo al 2020.

Un altro segno dell'età lo mostra la mappatura dei comandi: di base, su Xbox One, si usa la “A” per correre e la “X” per frenare, qualcosa di improponibile al giorno d'oggi per un racing di qualunque genere; si possono cambiare lievemente i controlli, posizionando l'acceleratore su “RT”, ma il freno deve comunque restare sulla “X” dal momento che nello schema alternativo il grilletto sinistro serve per guardarsi alle spalle (qualcosa che potrebbe fare tranquillamente l'analogico destro).

In aggiunta, ad un tasto viene spesso assegnata una duplice funzione ed è questo il caso del turbo: se questa feature torna utile in certe piste più veloci per tenere il passo – frequentemente nonostante lo si azioni si vedono personaggi guidati dall'IA bruciarti senza battere ciglio – l'ingranaggio a volte si inceppa e si produce in un salto indesiderato, visto che il tasto adibito (o meglio, usiamo il plurale visto che anche il dorsale sinistro assolve al medesimo compito) nello schema con cui abbiamo giocato è lo stesso, appunto, del salto.

Ciò detto, come sono evidenti i limiti strutturali di un gioco nato per una fruizione di due decenni fa, è altrettanto pacifico in cosa abbia successo Crash Team Racing Nitro-Fueled. Parliamo di un titolo fa della quantità di contenuti e la capacità di rimescolarli a dovere la sua anima, con molteplici piste e varietà di sfide a rendere anche il single-player qualcosa in cui perdersi per ore.

Il tutto, ovviamente, senza contare il gioco multiplayer sia online che offline, il cuore pulsante di questo genere sia all'epoca che oggi, che si esalta non tanto nella competizione in termini di velocità quanto nella possibilità di sovvertire totalmente l'esito di una corsa prendendo il power up giusto al momento giusto o conservandone uno per l'occasione più propizia.

In questa componente, ovvero la strategia, si esalta particolarmente il titolo di Beenox: pensare bene alle proprie azioni nella maggior parte dei casi ripaga, dal momento che fiondarsi al primo posto è un rischio che non vale la pena prendersi se non nell'ultimo giro e se non in possesso di qualche strumento di difesa (le varie bolle verdi o blu, ad esempio) mentre restare sornioni nel gruppetto di testa è uno che raramente non ripaga.

L'elemento tattico è qualcosa che non possiamo scindere dal giudizio completo su Nitro-Fueled, dal momento che rappresenta forse meglio di ogni altra cosa l'ingrediente che lo differenzia dai competitor dell'ultima ora e lo avvicina più ad un Mario Kart più complesso da un punto di vista della “strumentazione” disponibile che ad un racing di Sonic.

Ogni pezzo dell'armamentario ha una sua sfumatura di senso, e persino alcuni di quelli bistrattati, come il TNT, trovano la loro posizione giusta nel mondo quando hai un avversario che sta tentando di sorpassarti e glielo appoggi delicatamente in testa: il tempo perso a saltellare lo distanzierà quel poco che basta, e meglio ancora se quei saltelli non saranno sufficienti per non esploderti alle spalle.

L'approccio del nuovo sviluppatore è stato poi molto delicato, cercando di passare delle piccole ma abbastanza significative novità senza imporle, come nel caso della modalità Avventura giocabile sia con personaggi diversi e con tutti i ritocchi ai loro kart possibili e immaginabili, sia nello stesso identico modo del capitolo originale.

Era inevitabile che la fedeltà di cui parlavamo abbastanza negativamente in alto avesse in questo aspetto la sua consacrazione, ma la componente della personalizzazione – in un contesto che non si voleva cambiare in maniera radicale – e il modo sincero in cui si sbloccano i contenuti, senza alcun rimescolamento delle prestazioni dei kart, sono senza dubbio apprezzabili, specie nell'ottica del completismo e del rimanere nel loop più a lungo possibile.

Con Crash Team Racing Nitro-Fueled, Activision ha fatto un altro, e si spera ultimo, passo verso un nuovo capitolo della serie, che sia racing o platform come in origine. C'è stata parecchia prudenza nell'approcciarsi alla materia e questo ha comportato da un lato una grande fedeltà, “sporcata” il meno possibile da ingredienti freschi ma non vitali nell'economia del gameplay, dall'altro una carenza di meccaniche in pista che non affidassero l'esito della corsa al caso, agli script molto mal celati o al power up più potente; tutte componenti che andranno riviste o per meglio dire riammodernate in un altro episodio che, qualunque sia la sua appartenenza di genere, questo franchise ha dimostrato ancora una volta di meritare.

Disponibile per PS4, Xbox One (versione testata) e Nintendo Switch