Dunque: c’è questa astronave che sta andando a giro nello spazio per una missione importante, poi si guasta, si schianta proprio sul pianeta dove doveva atterrare per la sua missione ed il pilota chiede al suo gatto di indossare una tuta robotica per scoprire cosa sta succedendo e salvarlo.

Chiaramente o è un trip di acidi o è un gioco Devolver Digital, e viste le pagine su cui state leggendo questo testo sono quello di Videogamer Italia è chiaramente un trip di acidi un gioco di Devolver Digital.

Il titolo si presenta come un metroidvania in due dimensioni dall’aspetti minimalista e squisitamente retrò con una palette di colori di appena due (il bianco e il nero) che può essere cambiata con altre trovate in giro come collezionabili in giro per la mappa di gioco.

La struttura del titolo è abbastanza classica: per sbloccare alcune aree della mappa avremo bisogno di alcuni potenziamenti (missili, doppio salto, dash, modulo di raffreddamento e così via) che possono essere ottenuti altrove, protetti da un ovvio boss che ci sbarra la strada.

Nonostante la matrice tipica dei metroidvania, Gato Roboto ha una struttura abbastanza lineare spingendo il videogiocatore ad esplorare e cercare nuove aree sulla mappa solo ed esclusivamente per collezionabili, che siano questi moduli per l’aumento di vita, potenziamento dei danni o semplici oggetti estetici.

Non sentiremo mai la necessità di aprire la mappa di gioco per sapere dove andare dopo o cosa c’è bisogno di fare tanto lineare è, in effetti, la prosecuzione dell’avventura. Si tratta di un aspetto che non deve di certo spaventare poiché si sposa decisamente bene con la longevità (circa tre ore) dell’intera avventura.

Non solo, il livello di difficoltà, specie nelle boss fight, è talmente alto da non darvi nemmeno il tempo di pensare che tutto sembra fin troppo lineare: sì, Gato Roboto è decisamente un gioco difficile, ma non impossibile, che vi farà pentire più di una volta di esservi imbarcati in questa avventura.

Il nemico principale è un topo, che come noi, ha accesso ad un numero interessante di robottoni, che comporranno le varie bosso fight presenti nell’avventura la cui difficoltà vi regalerà parecchi tentativi prima di riuscire a capire come riuscire a farli fuori senza prendere troppi danni.

Difficoltà a parte il gameplay di Gato Roboto è abbastanza solido e funzionale: diverte da matti e riesce in quello che vuole fare, raccontare una storia decisamente stupida con dei personaggi pucciosissimi e simpaticisissimi.

La storia, quella più profonda, ci viene raccontata attraverso alcuni terminare sparsi qua e la in alcune aree (alcune più segrete di altre) in giro per il mondo di gioco: grazie a questi possiamo apprendere degli esperimenti fatti in questo luogo e di come si è arrivati a questo dominio del simpatico topino che non vediamo l’ora di vedere morto sotto il nostri graffianti artigli.

Da questo scopriamo che la scrittura è ben più complessa ed interessante della premessa iniziale (che non so a voi, ma a me bastava per desiderare ardentemente il gioco) e che offre, a tutti coloro che hanno voglia di esplorare i segreti (a volte molto complessi) di Gato Roboto una panoramica migliore dei personaggi e degli eventi che hanno portato la nostra navetta a schiantarsi sul pianeta.

Dovessimo concludere qui sembrerebbe che il gioco non soffra di alcun difetto e, purtroppo, non è così: le fasi finali dell’avventura sono decisamente di troppo e hanno l’aria di essere state concepite così per il solo gusto di allungare la partita.

Avremo a che fare con sezopmo inutilmente lunghe e piene di nemici che vanno completamente sconfitti per riuscire ad aprire le porte che ci fanno proseguire fino ad arrivare davanti al boss finale: nessun problema se fossero state un paio, ma parliamo di circa mezz’ora (se non si muore continuamente) di combattimenti inutili all’interno di stanze molto piccole che rischiano di far stufare molto presto il giocatore.

Non parliamo di stanze piacevoli da affrontare e nemmeno di una difficoltà intelligente: il livello di complessità delle stanze è dato dal numero di nemici sulla mappa che sono tanti, troppi, e inseriti per il solo gusto di rallentare l’arrivo ai titoli di coda nell’ultima parte di un’avventura che non meritava di certo uno scivolone di questo tipo.

Concludiamo spendendo due parole su Nintendo Switch: la piattaforma ha regalato alla produzione di certo una profondità maggiore al punto da non riuscirmi ad immaginare giocare Gato Roboto su un hardware differente. La portatilità è la morte sua.

Disponibile per PC e Nintendo Switch (versione testata)