L'E3 2019 ha da poco chiuso i cancelli. Un'edizione, quella di quest'anno, che pur senza dare lo scossone che molti auspicavano ha preso per i capelli tutti coloro che attendevano a braccia aperte le date di uscita di alcuni giochi largamente attesi, sbattsegnandole in rosso sul calendario.

Da Microsoft, fissata come sempre sui propri servizi a pagamento (e su una nuova console che a conti fatti non esiste ancora, ma che sulla carta è un mostro di potenza), passando per Keanu Reeves – guest star di Cyberpunk 2077 e icona meme per i prossimi anni.

E poi Bethesda (tutta presa dal suo DOOM Eternal e dalla simpatia di Ikumi Nakamura di Tango Gameworks), Square Enix (che con Final Fantasy VII Remake ha intenzione di fare andare in brodo di giuggiole un'intera generazione di giocatori nata con la prima PlayStation), Nintendo (con una valanga di annunci che non basterebbero due ore ad elencarveli tutti) e... basta così.

No, non darò il via a una disamina sul perché Sony ha fatto più che bene a boicottare la fiera, bensì cercheremo di capire cosa e come andrà affrontato per l'edizione del prosssimo anno: E3 2020, che solo a leggere quel “venti” tremano le gambe.

Vedremo mai un altro ingresso in scena così... mozzafiato?

Come prima cosa, diciamo no ai leak. Invasivi, prepotenti, costanti. Mai come quest'anno, eravamo a conoscenza del 90% degli annunci prima che questi fossero realtà. Nintendo, ad esempio, si è vista costretta a evocare una manciata di avvocati in direzione del simpatico leaker (tale “Sabi”) che ha avuto l'ardire di 'spoilerare' il Direct dell'E3 2019 poche ore prima dell live streaming ufficiale. Ad eccezione di Breath of the Wild 2, quello nessuno poteva prevederlo, no?

Ma non solo: il losco figuro aveva anche avuto l'ardire di rivelare un'altra manciata di informazioni top-secret (sorpresa, anche la presenza di Keanu Reeves in Cyberpunk 2077).

Perché tutto ciò è sbagliato, direte voi? Perché un leak vanifica il senso stesso di una conferenza, annienta l'entusiasmo e, più in generale, rende del tutto inutile l'evento stesso (e considerando l'alzataccia di noi poveri spettatori italiani, costretti a impostare la sveglia alle prime luci dell'alba per seguire gli eventi in diretta, la cosa frustra ancora di più).

I bei tempi andati... vero, Sony?

Secondo punto, altrettanto importante: per il prossimo anno non fatevi le conferenze in testa prima del tempo. Immaginare che Microsoft avrebbe mostrato al pubblico la forma definitiva di Scarlett, sognare un nuovo Fable, fantasticare su un nuovo Banjo-Kazooie (anche se questo giro ci siamo andati davvero molto vicini), andare in brodo di giuggiole per il ritorno di Raziel e Legacy of Kain o impazzire all'idea che Konami possa annunciare il remake di Metal Gear Solid (lo ammetto, qui siamo dalle parti dell'utopia nuda e cruda), non renderà gli show e le varie conferenze dei giganti dell'industria migliori – o peggiori - di quanto già lo siano di partenza.

Criticare è lecito (specie a cose fatte), partire con un presupposto di aspettative del tutto errato o mosso da desideri personali, è invece piuttosto sciocco e senza senso. E no, non è una questione di gusti personali, bensì di pura e semplice coerenza.

Terza e ultima cosa da evitare per l'E3 2020: le classifiche. Inutile stilare una lista dei vincitori e dei perdenti (in base a quali criteri, poi, lo sapete solo voi). Concetto che si lega tra l'altro a doppio filo con il punto numero due, ovvero ciò che ci aspettavamo di vedere e non siamo riusciti ad avere.

Dire che la “conferenza Microsoft ha deluso”, equivale a lamentarsi di aver ricevuto un piatto di pasta scotta in un ristorante a cinque stelle. Così come definire il Treehouse Nintendo “fantastico”, pur digrignando i denti per non aver avuto neanche un assaggio di Metroid Prime 4 e Bayonetta 3.

Ed è una cosa che ha corroso il fegato da morire a chiunque, inutile negarlo. E ancora, criticare Electronic Arts per aver mostrato FIFA 20, ossia “ogni anno la stessa solfa”. Figuratevi, si tratta solo di uno dei franchise più venduti al mondo, sicuramente smetteranno di produrne solo per la vostra indignazione.

Ikumi Nakamura di Tango Gameworks è diventata un piccolo fenomeno.

Insomma, presa coscienza di queste piccole, semplici regole, siamo pronti ad affrontare con relativa serenità il prossimo E3.

Chiaramente, non prima di aver fatto scorta di caffeina assieme a una certa dose di umiltà, spesso e volentieri elemento mancante a tutti coloro i quali si sentono in diritto di criticare ogni cosa gli capiti a tiro, senza alcuna cognizione di causa (e soprattutto, spesso e volentieri senza neanche le basi critiche per farlo).

Poiché farsi le fiere in testa non costa nulla, riuscire ad amarle per quello che rappresentano è un omaggio offerto altrettanto volentieri dalla direzione. See you next year!