Così come sostenevano alcuni rumor nei giorni scorsi, Rainbox Six: Quarantine è una realtà anche se del gioco non sappiamo assolutamente niente, così come niente è quello che potremmo provare ad indovinare da quei pochi minuti (circa uno e mezzo) di trailer che abbiamo visto.

Del gioco sappiamo semplicemente che si tratta di un FPS dalle tinte survival, a squadre da tre persone, in cui è in corso un’epidemia che porta le persone lentamente alla follia.

Nel trailer, in effetti, possiamo vedere uno di questi operatori cedere lentamente a quello che sembrerebbe essere un virus mentre cerca disperatamente aiuto: un braccialetto al polso segnala, con un suono ad intermittenza, che la malattia sta in qualche modo avanzando, così come possiamo notare la stessa cosa dalle strane striature che avanzano inesorabilmente sul braccio del soggetto.

L’aiuto per l’operatore arriva, anche se troppo tardi: il resto dei suoi compagni riescono a trovarlo ma sembrerebbe che il virus abbia già fatto il suo corpo, il loro compagno impazzisce e, dai suoni che possiamo sentire nell’instante successivo, fa fuori tutto il resto della squadra.

In realtà qualcosa si può anche ipotizzare da queste poche immagini e dalla descrizione del gioco: potremmo essere di fronte ad un titolo cooperativo in cui è molto importante non perdersi di vista e in cui questo virus, quando meno ce lo aspettiamo può colpire noi o un nostro compagni di squadra.

L’indicatore che ogni operatore ha sul braccio indica il grado dell’infezione e quanto tempo si ha prima di riuscire a trovare una cura: se non la si trova in tempo la soluzione migliore potrebbe essere l’uccisione del soggetto.

L’infetto potrebbe avere due strade di fronte a se: quella di fidasi dei compagni e sperare che cerchino una cura, o fuggire, trasformarsi in qualsiasi cosa diventino le persone che hanno contratto il virus e fare fuori il resto delle squadre per vincere la partita nel ruolo della minaccia.

Si tratterebbe di un’idea piuttosto interessante che abbiamo già visto svilupparsi, non sotto questi termini, in altri tipi di gioco e che potrebbe trovare la sua piena forma e maturazione proprio con Rainbow Six: Quarantine. Del resto, però, il titolo potrebbe avere una sfaccettatura completamente differente con la pena del game over per tutta la squadra qualora solo uno dei membri risultasse infetto e non si riuscisse a trovare una cura per tempo.

Una sorta di combattimento non solo con le altre squadre presenti in partita ma anche contro il tempo: magari gli antidoti nella mappa sono limitati e il loro accesso sarà garantito ad un numero piuttosto piccolo di squadre e di operatori.

In questo caso la corretta gestione delle risorse e la piena cooperazione potrebbe essere quell’ago della bilancia che oscillerebbe fra una vittoria e una sconfitta.

Entrambe le possibilità sono abbastanza soddisfacenti e garantirebbero un gameplay pulito e abbastanza profondo da rendere il titolo un must-have per tutti gli amanti del genere. Esiste, forse, una terza possibilità in cui un membro della squadra nasce direttamente infetto, uno status conosciuto da tutti i membri del team, e sulla mappa esiste un solo antidoto per riuscire a salvare il proprio compagno e non morire.

Poiché è possibile passarsi il virus, l’infetto deve cercare di stare lontano ma allo stesso tempo non deve allontanarsi troppo per evitare che i compagni non facciano in tempo a trovarlo e curarlo dallo stato in cui si ritrova, un po’ come è successo all’interno del trailer che abbiamo avuto il piacere da vedere.

Qualunque sia la risposta non ci resta che attendere novità da parte di Ubisoft per capire un po’ meglio cosa si nasconde dietro Rainbow Six: Quarantine e quando il gioco possa risultare quindi appetibile ai giocatori.

Di certo il trailer è riuscito ad insinuare il tarlo della curiosità e da qui alla data d’uscita l’hype non può che salire visto quanto intrigante sembra l’atmosfera e l’ambientazione di cui il gioco si compone.