Dai creatori di Stories Untold, ecco arrivare un nuovo titolo a base di puzzle e narrazione edito da Devolver Digital. Ora, non per essere ripetitivo, ma credo fermamente che la rivelazione di questa gen sia proprio questo publisher, il publisher degli indie potremmo definirlo, autentico Re Mida del videogioco: ogni titolo che tocca diventa automaticamente oro, un prodotto che ti cattura nella fase di promozione ed è difficile che ti deluda una volta preso il pad (o il mouse e la tastiera) in mano. Mi fa piacere dirvi, da ormai adepto dell'editore, che anche nel caso di Observation le cose sono andate per il verso giusto.

No Code ha scelto un'ambientazione spaziale (nel senso, è nello spazio) per il suo nuovo gioco disponibile su PC e PS4 da qualche giorno, e nel farlo si è accertata di due cose.

La prima: che questa ambientazione fosse credibile. Observation ha intorno a se un contesto costruito mattone dopo mattone, sia all'esterno – dove si avvertono spiragli di mitologia più profonda – che all'interno, in una stazione, ancora, spaziale labirintica, laboriosa e vissuta proprio come ti aspetteresti un luogo di lavoro sopra la Terra abitato per mesi e mesi.

Disseminate per le location del gioco troviamo log scritti e audio che ci raccontano le mansioni, i dubbi, la mancanza di casa, gli amori e le passioni, le amicizie, e i dettagli che non scappano via quando c'è da scendere nel tecnicismo (che potreste comprendere poco come ha fatto il sottoscritto, ma di sicuro vi affascineranno) per sbloccare un paio di snodi nella storia.

La seconda: che non incappasse di nuovo nello stereotipo dell'horror ormai tradizionale, quello per cui siamo un sopravvissuto in un'astronave dispersa per qualche ragiona e inseguita dal cattivo/dai cattivi di turno in lungo e in largo.

Al contrario: che si sia cattivi o buoni lasceremo che siate voi a scoprirlo nel vostro percorso, ma quel che è certo è che il giocatore viene chiamato a vestire i panni dell'intelligenza artificiale che gestisce l'astronave in questione. Siamo noi gli HAL 9000 della faccenda, e possiamo esercitare il nostro controllo tramite le telecamere fisse di ciascuna unità della stazione e le sfere, dei palloni orbitanti in miniatura, queste invece mobili e capaci persino di fare passeggiate nello spazio aperto.

Rimanendo sul gameplay, nella tradizione di No Code parliamo di un prodotto che vive di puzzle e minigiochi. I puzzle sono calati con rispetto scenico nel contesto – in qualche caso, le conversazioni e le indicazioni mi hanno ricordato quelle di Metal Gear Solid - e non risultano troppo difficili, a patto che seguiate per bene le spiegazioni che vi vengono fornite e sappiate anche leggere tra le righe nelle descrizioni che vi vengono fornite di volta in volta per completarli.

Non siamo di fronte ad un gioco che ti porta per mano, infatti, e specie nelle parti in cui ci si ritrova letteralmente da soli è importante stare attenti a dove si va – utili in tal senso gli unici aiuti disponibili, i waypoint con cui è possibile capire alquanto al volo in quale direzione muoversi, specie nelle traversate all'estero non ne potrete fare a meno – e a cosa si deve fare, perché una volta perso il filo il rischio è rimanere impiantati su un rompicapo abbastanza semplice per un'ora o più.

I minigiochi “main” raramente si ripetono nel corso della storia e portarli a termine, nella loro semplicità, dà un piacere in stile Papers, Please, con stavolta il lavoro a base di routine una in fila all'altra da impiegato statale viene invece portato avanti da un'intelligenza artificiale. Dalla plancia di comando ti senti davvero in possesso di strumenti di un certo spessore e funzionalità, e l'immersione ti spinge quasi a dimenticare che stai giocando, portandoti invece a compiere una mansione perché devi farlo e basta; non per un “semplice” obiettivo ludico.

Parliamo ad esempio di barre da riempire per caricare la potenza dei propulsori, manopole da alzare o abbassare per attivare o disattivare delle meccaniche dell'astronave, scansioni, segnalazioni di allarmi, riparazioni, e quant'altro vi possa venire in mente che affidereste ad un'intelligenza artificiale se quell'intelligenza artificiale foste voi stessi.

Come accennavo qualche riga fa, Observation ha una buona sceneggiatura, dei dialoghi e un doppiaggio di qualità, e questo appare chiaro soprattutto nella seconda metà, quando i semi sparsi nella prima – dove quei pochi avvenimenti che occorrono servono più a preparare al resto della storia che a fungere loro stessi da storia – fioriscono e danno molteplici conseguenze, con impatti non del tutto imprevedibili ma comunque d'effetto.

Fin dalle prime esibizioni si era capito che non sarebbe stato un nuovo Prey o un nuovo Tacoma, in cui fare lunghe ricerche di superstiti, studiare complesse cause scatenanti e darsi a fughe hollywoodiane; il racconto avviene perlopiù attraverso l'ambientazione, non poteva essere altrimenti visto che la guardiamo dall'inizio alla fine tramite l'occhio di SAM, ed è – con l'eccezione di una manciata di cutscene – deliziosamente silenziosa.

Un elemento che mi è piaciuto particolarmente è il finale, che naturalmente non vi sviscererò per filo e per segno, ma che posso dirvi mi ha lasciato soddisfatto e nelle produzioni con una propensione narrativa questo mi capita abbastanza di rado; è una conclusione esaustiva e che al contempo dissemina i presupposti perché quella sviscerata nel titolo di No Code non sia altro che l'inizio di una trama più grande.

In termini di narrazione, ancora senza fare spoiler, nella storia solo una svolta non ci è piaciuta granché – quella, per intenderci, che dà il via alla conclusione - e in particolare ai fan della fantascienza non farà saltare di gioia; in quel caso avviene pure un change of heart abbastanza arbitrario, che non trova grosse spiegazioni in ciò che si era visto fino ad allora. Qualche spiegazione in effetti abbiamo provato a darcela ma, ecco, è un po' debole.

In generale, soffre un po' le scollature che avvengono quando ci si blocca su un rompicapo, che per la stessa natura del gioco mettono il freno a delle sequenze previste sotto il profilo del racconto con una maggiore verve di quello che è poi il risultato finale. L'atmosfera è ottima e ha una certa tensione, infine, ma non aspettatevi particolari rese dei conti dal tratto dell'orrore visto che considerarlo un horror è un grosso fraintendimento.

Una nota a margine sulla longevità: la storia richiede tra le 6 e le 7 ore per il completamento con un buon numero di collezionabili raccolti in giro per l'astronave e un paio di occasioni in cui mi sono bellamente incastrato in qualche puzzle che, più per distrazione che per difficoltà, non avevo capito. Una buona durata, in sintesi, gestita tutto sommato bene con la prima parte spesa a creare un buon contesto, poi un paio di rivelazioni e il crescendo sul finale che svela tipicamente l'arcano.

Da un punto di vista tecnico, questo rappresenta per certi versi un primo passo in avanti verso una qualità AA del publisher Devolver Digital, generalmente impegnato nel campo del 2D e del pixelloso. Il lavoro svolto da No Code è ambizioso nella produzione degli ambienti e dei modelli poligonali dei personaggi, anche se deve scontrarsi con le sue limitatezze quando c'è da dare espressività ai volti o mantenere un frame rate roccioso in presenza di numerosi effetti luminosi.

I momenti migliori provengono da scelte riuscite di regia, da scene d'intermezzo immaginifiche, dai tributi inequivocabili e da un design audio pregevole, che restituiscono al gioco una cifra stilistica molto gustosa se siete addentrati nel genere fantascientifico.

Il nostro è dunque un titolo che si prefigge l'obiettivo di una prospettiva nuova, sia in termini pratici e con le prevedibili ripercussioni sul sistema di movimento, che per quanto riguarda una giocabilità infarcita di puzzle e minigiochi a metà tra il curioso e il capace di farti calare appieno nel contesto. In Observation, insomma, è bello essere un'intelligenza artificiale, anche se può capitare di sporcarsi le mani di sangue.

Disponibile per PC e PS4 (versione testata)