Risulta sempre abbastanza complicato sedersi e scrivere di un picchiaduro: il problema dell’essere troppo tecnici, o dell’esserlo troppo poco, è sempre dietro l’angolo e se con alcuni titoli il compito è più semplice che con altri, con Mortal Kombat 11 il gioco si fa decisamente più duro vista non solo l’importanza della saga, ma anche l’incredibile mole di contenuti e novità offerti da questo undicesimo capitolo.

Il titolo, che cerca di avvicinarsi quanto più possibile ad un blockbuster tripla A, si pone l’obbiettivo (molto alto) di imporsi come il picchiaduro più completo di sempre, oltre ad essere il capitolo più influente dell’intero arco narrativo della serie.

Mortal Kombat 11 si pone come un raffinamento di quanto già visto nei precedenti capitoli, con un netto miglioramento del combattimento, che appare ora più strategico e ragionato, che lo porta ad essere, senza troppi giri di parole, il miglior capitolo della saga e non solo: con Mortal Kombat 11, NetherRealm Studios, punta anche a quella competitività di cui la saga ha sempre sofferto, al netto delle dovute eccezioni che ci hanno regalato tornei e scontri mozzafiato nel corso degli anni.

Se da un lato abbiamo a che fare con un gameplay squisitamente tecnico e ricco e ricco di novità, dall’altro la produzione pecca troppo di quell’ambizione ad essere un prodotto che può combattere ad armi pari con produzioni tripla A molto più blasonate, finendo per essere scottato dall’introduzione di meccaniche di grinding a dir poco spiacevoli che hanno contribuito a rendere un gioco perfetto ben al di sotto di quest’asticella a cui gli sviluppatori puntavano.

Ma procediamo con ordine, dedicando qualche riga alla trama, uno degli aspetti che ha sempre caratterizzato il brand che rispetto ad altri picchiaduro ha saputo creare un suo universo narrativo piuttosto completo, complesso e ricco di colpi di scena

Questa volta la narrazione ruota attorno a Kronika, una Dea del tempo che decide di riequilibrare il mondo distruggendo Raiden e i suoi: in un mondo in cui il bene ha stravinto e ha troppo potere, l’unico modo di riequilibrare il tutto è chiaramente uccidere i buoni. Non fa una piega. Avremo a che fare, come è facile intuire dal nome del nostro cattivone, con viaggi nel tempo, un espediente che ha consentito agli sviluppatori di giocare con i personaggi regalandoci grandi ritorni e caciare inaspettate.

Non siamo di certo di fronte ad una scrittura rivoluzionaria, ma Mortal Kombat è sempre riuscito a rendere accattivanti le sue storia grazie ad una spettacolarità hollywoodiana invidiabile che anche questa volta ci mette il suo per rendere il comparto narrativo di Mortal Kombat 11 uno fra i più piacevoli da seguire all’interno dell’intero arco narrativo della saga.

Addentrandoci invece all’interno del gameplay, vero perno attorno al quale ruota l’intera produzione, abbiamo a che fare con quello che possiamo definire il più completo e complesso sistema di combattimento visto fino ad ora all’interno della saga. Il sistema di combo, che riprende in toto quello già visto nei precedenti capitoli, è stato pesantemente “ridimensionato” impedendo quindi ai giocatori di sovrastare gli avversari con un continuo e ripetuto martellamento di colpi (anche se ci sono ancora personaggi in grado di effettuare combo distruttive) grazie ad un sistema di difesa più logico e ragionato.

La barra dell’energia è stata sostituita da due barre, una offensiva e una difensiva, mediante le quali possiamo sferrare attacchi più potenti o rendere più efficace ed efficiente la nostra difesa. La difesa, oltretutto, può contare su un numero elevato di manovre evasive e difensive che rendono il combattimento decisamente più”statico” (non impauritevi, è sempre veloce e adrenalinico) e ragionato. In parole più semplici non è più troppo “caciarone”.

Fre le aggiunte al sistema di combattimento è bene spendere due parole sui Krushing Blow e sui Fatal Blow, questi ultimi una sorta di X-Ray utilizzabile al 30% di vita ma solo una volta per partita. Un’aggiunta al sistema di recupero interessante ma che lascia il tempo che trova, a differenza dei Krushing Blow, ovvero colpi potenziati che si attivano a determinate condizioni che possono allungare le combo o rendervi estremamente potenti. Utilizzabili una sola volta per round sono così tanto potenti da poter ribaltare il round in corso se utilizzati in maniera corretta.

Mortal Kombat 11

Per nostra fortuna ci vine incontro il miglior tutorial di sempre che ci permette di imparare ed allenarci su ogni piccola meccanica offerta dal gioco così da essere pronti ad affrontare qualsiasi nemico ed avversario.

Un’altra novità importantissima e molto apprezzata è data dalla personalizzazione dei personaggi che abbandona i classici archetipi già preimpostati offrendo al giocatore la possibilità di personalizzare il proprio combattente con mosse e quant’altro: una meccaniche che da un lato aggiunge parecchia profondità al titolo ma che necessita di un bilanciamento che, almeno fino ad oggi, sembra ancora reggere.

Proprio parlando di personalizzazione andiamo a scontrarci con il difetto maggiore del titolo: la Krypta, nella quale si esplora l'isola di Shang Tsung alla ricerca di elementi “vanity”, non è altro che un complesso e snervante sistema di grinding infinito: avremo a che fare con lootbox dalle ricompense causali (fra le quali si celano nuove mosse, fatality e costumi alternativi) che necessiteranno di parecchie monete e cuori (risorsa abbastanza rara) per essere aperte a meno che non si inizi a spendere qualche euro aggiuntivo nel gioco.

Da una parte tale sistema di grinding viene alleviato dalle Torri, che seguono la stessa struttura dei precedenti capitoli di gioco, che offrono ottimi reward per la Krypta, dall’altro è uno scivolone quasi inammissibile all’interno del titolo dovuto ad un volersi adeguare a tutti i costi ad un’epoca videoludicha che abusa di certe meccaniche.

Mortal Kombat 11 non diventa un cattivo gioco, è bene sottolinearlo, ma fa storcere un po’ il naso vedere un titolo che poteva essere perfetto, “accontentarsi” di essere “solo” magnifico, al netto di tutti quei giocatori che non si stancano di farmare risorse per ottenere tutto quello che il gioco ha da offrire (è bene sottolineare che tutto è ottenibile semplicemente continuando a giocare).

Mortal Kombat 11

Concludendo, Mortal Kombat 11 è, senza troppi giri di parole il miglior capitolo della serie, uno dei migliori picchiaduro in circolazione e merita, senza ombra di dubbio, di essere presente nella vostra libreria anche solo per assaporare quel sanguinolento gusto hollywoodinao dei combattimenti che non guasta mai.