Ci risiamo. Siamo di fronte all’ennesimo videogioco che prova a nobilitare gli animi e a sensibilizzare le folle in merito a tematiche calde ed importanti. La storia ci insegna che raramente produzioni simili riescono nel loro intento: possiamo contare sulle dita delle mani giusto una manciata di titoli che ci sono riusciti, e il segreto del loro successo risiede in una storia piacevolissima da seguire, nella dolcezza della narrazione e nell’utilizzo di un comparto artistico notevole, al punto da riuscire a catturare completamente lo spettatore.

I titoli che non ce la fanno sono quelli che si gonfiano semplicemente della loro missione umanitaria, nascondendo tutti i difetti di una produzione pigra dietro al messaggio importante che provano a veicolare: sono giochi che nemmeno ci provano, anzi. Sono produzioni pienamente consapevoli di tutti i loro limiti, ma, forti delle tematiche trattate non provano nemmeno ad essere lontanamente giocabili o divertenti.

Jupiter & Mars è esattamente uno di questi titoli, che riesce ad essere non solo un pessimo videogioco ma riesce ad essere anche piatto e banale nelle tematiche trattate risultando noioso, ingiocabile e del tutto dimenticabile. Bastano una manciata di minuti all’interno del gioco per rendersi conto di essere di fronte ad un gioco scialbo, privo di una qualsiasi identità o di uno scopo : basta una rapida occhiata all’ambiente vuoto, al pessimo sistema di movimento, all’interazione con il mondo circostante o ai numerosi glitch grafici che lo affliggono per capire di essere di fronte ad una produzione troppo pigra per riuscire a produrre un videogioco che possa essere apprezzato.

Il gioco ci mette di fronte ad uno dei più grossi problemi dei nostri tempi. I cambiamenti climatici e la totale noncuranza dell’uomo, che lo ha portato ad inquinare il suo pianeta fino a scomparire totalmente da esso. Le uniche forme di vita risiedono nell’oceano, che intanto si è ingrossato ricomprendo gran parte della superficie terrestre. Al suo interno troviamo ancora il segno del passaggio dell’uomo: da strutture tecnologicamente nocive alla classica plastica che sta uccidendo i pesci.

Noi, impersonando due delfini, Jupiter e Mars, dovremo ripulire l’oceano da tutto il passaggio dell’uomo salvando l’ecosistema e cancellando questa brutta piaga, chiamata uomo, da tutti i mari. Lodevole l’intento, come si diceva, ma pessima la realizzazione.

In tutta l’avventura non dovremo fare altro che andare a zonzo in ambienti sempre uguali all’interno dei quali perdersi è la quotidianità grazie alla scarsità di elementi caratterizzanti e al sistema di esplorazione offerto: avremo a disposizione, infatti, un “sonar” con il quale osservare l’ambiente che mette in risalto gli oggetti interagibili. Potremo usare il cerchio per chiedere al nostro compagno di rompere l’oggetto in questione o il quadrato per lanciare delle onde che distruggono la plastica e simili.

Ci muoveremo sempre in avanti, mediante R2, oppure possiamo andare all’indietro con L2. Possiamo utilizzare anche il triangolo per effettuare una giravolta di 180°, utile semplicemente per perdere l’orientamento all’interno di un mondo che si impegna fino in fondo per essere disorientante.

Lo scopo del gioco è continuare a cercare collezionabili, risolvere i problemi della fauna locale, trovare collezionabili e basta fino alla fine del gioco, che dura 6 ore molto scarse (dipende da quante volte vi siete persi o da quante volte sarete costretti a riavviare la partita a causa di un glitch che ci impedisce di proseguire oltre).

Il titolo offre anche la possibilità di essere giocato tramite PlayStation VR, quella che dovrebbe essere la punta all’occhiello della produzione ma che si rivela forse il punto più basso raggiunto da Jupiter & Mars: nonostante luci ed effetti siamo molto scenici e si sposano bene con la Realtà Virtuale, tutto il resto degli ambienti, così vuoti e così… blu, rende l’intera esperienza di gioco… inutile. Non c’è reale immersione all’interno di un mondo che non riesce ad essere immersivo rendendo, di fatto, la possibilità di essere giocato con un visore l’ennesima presa in giro del gioco.

In definitiva? Dimenticatevi della sua esistenza.