Uno potrebbe pensare che il mondo dei videogiochi abbia delle regole, e che non sia il Vietnam. Invece, quando arrivi ad un lunedì sera e scopri che Salvatore Aranzulla ha pubblicato un tutorial su come disintossicarsi dai videogiochi, scopri che è proprio il fottuto Vietnam.

Il titolo è semplice, innocente, ingenuo e barocco: “Come disintossicarsi dai videogiochi”. Così, lapidario, te lo infila lì senza neanche portarti fuori a cena prima. Se lo volete leggere lo trovate a questo indirizzo, ma ve lo riassumo in breve.

Nella prima parte dell’articolo viene spiegato, in maniera molto prolissa per raggiungere le battute minime per cui il ghost writer verrà pagato, come attivare i filtri famiglia e la disattivazione delle console a tempo, disattivare gli acquisti in-app, e mettere il timer agli smartphone. Non prima di aver detto che i videogiochi sono tutto sommato fighi, ma che se hai aperto questo link stai sicuramente male e quindi hai bisogno di aiuto.

La seconda parte, invece, viene titolata “Sostituire i videogiochi con altre attività”. E arrivano i brividini.

Aranzulla
Una gitarella al Lucca Comics al giorno toglie il videogioco di torno.

Per combattere la dipendenza dai videogiochi, dice il ghost writer di Aranzulla, bisogna andare alle fiere videoludiche e di fumetti. Un estratto:

“Partecipando a simili eventi, infatti, potrai trovare altre persone appassionate a questa tematica, socializzare e, quindi, intraprendere nuove attività nel “mondo reale”. Costruire nuovi legami sociali e, perché no, anche nuove amicizie con persone che condividono le tue stesse passioni, ti aiuterà pian piano a vincere la tua dipendenza e ad avere un rapporto più sano con i videogiochi (che comunque non vanno demonizzati), te lo garantisco.”

A questo punto dovrebbe essere già caduto il monocolo, ed effettivamente è così, se non fosse che il tutorial consiglia di ampliare i propri orizzonti e trovare nuove passioni. Infine, il consiglio è di farsi aiutare: genitori, gruppi d’ascolto e strutture che si occupano di dipendenze, medici e professionisti.

Aranzulla
Oppure perché non dedicarsi alla pesca?

Ormai è davvero difficile andare avanti così, a cercare di capire il perché vengano scritte queste cose. Negli ultimi tempi abbiamo parlato della stampa specializzata come Striscia la Notizia che si occupa di videogiochi in modo blando, oppure di quella volta in cui i videogiocatori sono stati insultati in ogni modo, tanto per citare gli esempi più recenti (all’interno di quegli articoli trovate tanti altri link ad altrettanti articoli). Articoli del genere li posso anche capire, come quello che ha colpito il mercato dell’intrattenimento da tavolo nelle ultime settimane, se conoscete l’ambiente. Generano chiacchiericcio, servono a vendere copie o generare accessi nei siti. Mi fanno raccapriccio, ma capisco il perché vengano pensati ed assegnati ai giornalisti che, spesso, neanche conoscono davvero l’ambiente.

Ma, davvero, un tutorial? Poi di Salvatore Aranzulla, guru del tech, influencer inconsapevole e celebrità ingenua, che si lega ad una cosa del genere. Allo stato attuale, viste le badilate di denaro che guadagna, probabilmente Aranzulla nemmeno c’entra più così tanto con il suo blog, ma c’è comunque il suo nome, ed è un nome che conta. Un tutorial che dispensa anche consigli medici, con un titolo a dir poco ruffiano e scorretto, che al suo interno sciorina suggerimenti casuali senza un filo logico, giusto per dare un senso all’esistenza dello stesso.

Lo dico? Lo dico. Quasi preferisco gli articoli scandalizzati nei confronti dei videogiochi. Un tutorial del genere è incomprensibile, lascia basiti, è solo uno spreco di lavoro e tempo per chi lo leggerà. Oltre ad andare completamente fuori fuoco, perché l'idea che per curare la dipendenza dai videogiochi sia trovarsi un altro hobby (che è come chiedere ad un fumatore di smettere cominciando a dipingere) o partecipare alle fiere videoludiche e di fumetti è talmente cretina da essere un vero capolavoro del trash.

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