Ve lo dico prima di iniziare: ci saranno spoiler ed anticipazioni su Sekiro, l’ultimo lavoro di From Software. Quindi mettete a letto i bambini e gli amanti delle blind run.

Fatto? Bene.

Vi ricordate che, qualche settimana fa, provai Bloodborne perché incuriosito da Sekiro? Trovate il racconto proprio qui. Da allora non sono più tornato a Yarnham, perché come dicevo nel citato articolo il tempo è poco, sono arrivate duecento recensioni ed articoli da scrivere, e Gascoigne se la ride ancora beato della mia inettitudine.

Eppure, nel momento in cui scrivo sono reduce dall’aver fatto le 4.13 della mattina (lo specifico nel caso qualcuno pensasse che io possa usare il formato AM-PM per eccessivo hipsterismo) davanti a Sekiro.

Ma andiamo con ordine.

Sekiro
Potete percepire l'esatto momento in cui ho espanso il mio ki.

La sfortuna di chi scrive di videogiochi è che, bene o male, conosci tutto di tutto. Vuoi perché devi editare una recensione di un collega, o perché scrivi un approfondimento su qualcosa e ti serve andare a cercare il finale del videogioco X, o semplicemente spulci le news giornaliere e/o ti capita di parlare con i colleghi, è difficile che un videogioco sia un’esperienza totalmente blind per chi lavorai in questo settore. Se parliamo di titoli molto attesi, poi, apriti cielo. Ho saputo ogni rivelazione di - vado a spanne per i primi che mi ricordo – Batman Arkham Knight, The Witcher 3, The Phantom Pain, buona parte delle svolte di Detroit: Become Human, ed in buona parte anche Sekiro.

In questo caso mi ci sono voluto mettere io a sapere un po’ di cose su Sekiro, proprio per capire se i feromoni che sprigiona il lavoro di From Software mi avessero ingannato, oppure fossero realmente compatibili con me. Mi sono un po’ informato come funziona il combat system, su cosa succede nei primi momenti, ed in generale come si dovrebbe leggere Sekiro. Non è stata una blind run, quindi. Anzi, se lo fosse stata probabilmente sarei stato ancora più sfiduciato.

Prima di puntare il dito contro i giornalisti videoludici scarsi, lasciate che vi apra un pochino la mente spiegandovi perché, probabilmente, siete vittime inconsapevoli della psicosi collettiva del “pericolo spoiler”.

Sekiro
Lo scontro con Gyoubu è stato da pelle d'oca.

Sekiro è uno di quei videogiochi dove conta come non mai l’abilità del giocatore. Le guide, testuali o video, alle bossfight di un titolo come questo sono abbastanza inutili. Sapere che avversario si va ad affrontare non rovina l’esperienza, perché poi quello specifico avversario si deve riuscire ad affrontare. Non parliamo di un JRPG a turni, dove tutto sta nel capire come aggirare il punto debole di un nemico ed usare oggetti e magie giuste. Non ci vuole abilità a scegliere delle voci nei menu, ma per affrontare un action game sì.

Vedere qualche video mi ha fatto capire che Sekiro poteva essere roba per me, it’s my jam, direbbero oltreoceano. Per questo ho deciso di provarlo. Non avessi visto la boss fight dell’Orco Incatenato, per dirne una, starei ancora qui a rimuginare.

Purtroppo, visto che ho giocato un numero considerevole di ore in un ridicolmente basso rapporto gameplay/pause, il racconto sarà meno strutturato e preciso di quello di Bloodborne. Le mie prime ore di Sekiro sono infatti tutto un unico ricordo di adrenalina e tensione. Ma ho delle memorie sparse, in compenso.

L’Orco (che ho ucciso senza fuoco) di cui sopra è stato il mio Gascoigne personale, quell’ostacolo psicologico che stavolta ho superato. Le fughe contro gli spadaccini erranti palesemente oltre il mio livello di competenza. Il colpo di grazia su Juzou l’Ubriacone. Il serpente bianco gigantesco che mi prende al volo mentre salto da un lato all’altro della gola. La bestemmia incontrollata quando lo stesso, accecato e urlante, ha fatto un colpo di reni (se ne avesse) per mordermi mentre ero in fuga. L’entrata in scena di Gyoubu a cavallo. La musica che parte ad ogni scontro.

Sekiro
Lui, al momento, è ancora vivo.

E non solo, più tempo concedi a Sekiro e più Sekiro ti regala qualcosa. La prima volta che la contromossa Mikiri entra con eleganza sulla naginata di un generale Ashina succede qualcosa, nel mio caso ho finalmente realizzato che i soulslike non saranno più cosa per me. Non ne faccio giudizi di merito su Bloodborne e su tutta la produzione di genere, ma non credo Yarnham mi rivedrà più. Ci avevo visto giusto su Sekiro, e se non fosse per lo scompenso psico-fisico imminente ed una vita che non ha intenzione di non essere vissuta, sarei andato ben oltre le 4.13.

In Sekiro c’è quell’adrenalina che ti tiene sveglio, la voglia di provare e riprovare per migliorare la forma. Lo stealth, sia benedetto Buddah per lo stealth, che concede una libertà di approccio e dona al gioco tutto un altro livello di lettura. Una progressione, infine, fatta di tutorial snelli ma presenti, di spiegazioni chiare su come funziona il gioco, dalle tecniche shinobi alla funzione degli oggetti. È un titolo che ti guida, che ti insegna le regole nel modo migliore, ti dice cosa puoi fare per migliorarti ma non ti spiega come, perché la pratica rende perfetti.

Ma soprattutto, che bello scoprire di non essere un videogiocatore così scarso come pensavo. La soddisfazione dell’aver seguito il mio istinto è pari solo a quella che si prova quando il Lupo pulisce la sua lama, dopo aver sferrato l’ultimo colpo mortale a quel boss che da due ore ti toglie il sonno.