Era il 1998, e i videogiocatori dell'epoca stavano per vivere quella che – ancora oggi – può essere ricordata come la più grande rivoluzione del mondo dei videogiochi. La PlayStation a 32-bit in quegli anni si preparava a travolgere tutto e tutto, dando anche il via a una serie di nuovi generi possibili solo grazie all'avvento del 3D. Tra questi vi era un certo Tenchu: Stealth Assassins, un titolo sviluppato dal piccolo team giapponese Acquire Corp. (sotto etichetta Activision), in grado di coniare un genere che solo poco tempo dopo fu attribuito (un po' ingiustamente, a dire il vero) alla saga di Metal Gear Solid. Questo perché, al netto del carisma del titolo di Hideo Kojima, le avventure di Rikimaru e Ayame sono a conti fatti il vero capostipite degli stealth game in treddì della storia dei videogames. In parole povere,Tenchu ci era arrivato prima con lle missioni di infiltrazione silenziosa. Stacce, Snake.

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Rikimaru è forse il ninja più spietato del mondo dei videogiochi.

Vi starete chiedendo perché, nelle settimane in cui Sekiro – Shadows Die Twice ha travolto la comunità di videogiocatori, è cosa buona e giusta rispolverare Tenchu? Un po' perché il titolo FromSoftware è l'erede spirituale della saga made in Acquire, un po' perché il gioco – combinando elementi tipici della cultura feudale giapponese con elementi fantasy più o meno evidenti – proponeva uno stile di gioco perfetto per un titolo capace di racchiudere la vera essenza dei ninja. Sia nei panni dell'ormai esperto Rikimaru, che in quelli della più giovane e coraggiosa Ayame (entrambi appartenenti al clan Azuma), il titolo premiava la strategia silenziosa degli shinobi, piuttosto che l'azione tipica degli “american Ninja” tanto in voga negli anni '80 (alla Ryu Hayabusa, per capirci). Che sia eliminare un nemico in particolare o recuperare una preziosa pergamena, Tenchu non incoraggiava mai lo scontro diretto, bensì proponeva un susseguirsi di scenari e ambientazioni studiate per offrire al novello ninja una varietà di opzioni invidiabile.

Con Tenchu 2: Birth of the Stealth Assassins, uscito nel 2000 ancora una volta sulla PlayStation originale, si provò a dare un seguito alle avventure di Rikimaru e Ayame, sebbene questa volta si scelse la strada del prequel ambientato diversi anni prima. Un terzo personaggio giocabile (Tatsumaru), nuovi oggetti e vari strumenti da sommare al già nutritissimo equipaggiamento ninja, si affiancavano a un editor di livelli che era una vera e propria delizia. Insomma, quella di Acquire e Activision fu una doppietta il cui successo fu direttamente proporzionale alla qualità dei giochi stessi.

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L'editor dei personaggi di Tenchu Z era l'unica cosa salvabile di un gioco altresì inutile.

Con l'avvento delle console a 128-bit, nel periodo compreso tra il 2003 e il 2004, la serie di Tenchu si preparò a fare il “salto” generazionale sulle allora popolarissime PlayStation 2 e Xbox. Purtroppo, complice anche l'inesperienza del nuovo sviluppatore (K2 LLC), la serie iniziò a perdere i pezzi per strada. Tenchu: Wrath of Heaven e Tenchu: Return from Darkness (noto anche con il nome di di Wrath of Heaven sulla piattaforma Microsoft), erano due stealth game piuttosto canonisi, senza guizzi particolari e in grado di replicare in maniera piuttosto miope tutto ciò che aveva reso grandiosi i primi due capitoli su PSOne. A poco servì l'uscira di Tenchu: Fatal Shadows, nel 2004, il quale decise di spingere sul girl power introducendo un personaggio nuovo di zecca (Rin) da affiancare all'ormai ben nota Ayame. Il titolo fu anche convertito per l'allora popolarissima PSP, nel 2010, con il nome di Tenchu: Kurenai Portable. Ormai sanca di seguire il franchise, Activision decise di passare i kunai e il rampino a FromSoftware, la quale decise di far ripartire la serie  nel 2006 sulle console portatili di Sony e Nintendo.

Tenchu: Time of the Assassins su PlayStation Portable e Tenchu: Dark Secret su Nintendo DS, si rivelarono essere due discrete delusioni, specie per via di una IA dei nemici imbarazzante e un comparto grafico che definire patetico è poco (specie per l'episodio sulla celebre piattaforma portatile a doppio schermo della Grande N). Anche Tenchu Z su Xbox 360, nonostante una modalità cooperativa online per quattro giocatori e la possibilità per gli utenti di crearsi un personaggio tramite un editor, non riuscì a proporre nulla di realmente sorprendente, specie per il genere (anche perché in quegli anni c'era un certo Sam Fisher in circolazione). La saga tentò un ultimo guizzo creativo su Nintendo Wii/PSP, grazie anche alla presenza degli sviluppatori originali del primo capitolo su PlayStation, con Tenchu: Shadow Assassins, che nel 2009 fece tornare in auge – per un'ultima volta - i ninja Rikimaru ed Ayame, per una sorta di “remake” del primo episodio datato '98.

Sekiro ha sicuramente ben pensato di riportare quello stile, quel design e quel feeling tipici delle avventure dei ninja che furono a cavallo tra gli anni '90 e 2000. Resta il rammarico, ad oggi, di non aver avuto ancora modo di riassaporare un vero e proprio “nuovo” Tenchu, uno stealth game di nome e di fatto che ne riprenda i personaggi e la purezza delle meccaniche (magari non ibridandole coi soulslike, tanto in voga in questa generazione di console). Al netto delle speranze di un'intera generazione di giocatori cresciuta coi 32-bit, resta la consapevolezza che una serie come Tenchu – baluardo di uno stealh game che non esiste più – sarebbe accolta a braccia aperte. Sempre che Rikimaru e Ayame non decidano un bel giorno di coglierci alle spalle: perché solo un ninja può uccidere un altro ninja.