Abbiamo parlato in lungo e in largo di Devil May Cry 5, condividendo con voi pareri circa i personaggi nuovi e vecchi che lo popolano.

Inoltre, abbiamo esplorato l'importanza di una meccanica, ovvero l'alternanza tra i diversi protagonisti, capace di dare ritmo all'azione e mantenerla sempre fresca.

In ogni caso, fin qui, e non potevamo chiudere il coverage di Play su DMC5 senza farlo, non abbiamo discusso nel dettaglio di V.

Quello che è, ovvero, il personaggio che più di tutti tiene in mano le redini della narrazione e stupisce sotto il profilo del gameplay.

Partiamo da un appunto stilistico. Il piglio gotico di Devil May Cry 5 è infatti una emanazione della personalità di V, finché dura.

Se notate, Nero e Dante sembrano essersi scuriti in questa nuova iterazione per starle dietro, mentre il nuovo personaggio pare capace di sguazzarci dentro e a sua volta intingerla di un tono dark.

Quindi la sua influenza è chiara ad un livello macroscopico per quanto riguarda la realizzazione del gioco, di cui sembra il protagonista assoluto o comunque la figura su cui è disegnato il resto del titolo, perlomeno visivamente.

Alcune trovate sono poi particolarmente efficaci quando si parla di resa del personaggio, come ad esempio la lettura del libro per far lievitare la barra del trigger.

Sotto il profilo narrativo, lo anticipavo, V ha un impatto devastante, ed è palesemente su di lui che è stata cucita la storia del gioco.

Peraltro, Capcom è stata capace di unirla brillantemente al resto della saga, senza scadere nel deus ex machina o in altri escamotage narrativi per farcelo rientrare (od escluderlo totalmente).

L'aspetto che mi è piaciuto di più della storia è il mistero, ed è il non sapere chi sia V ad innestarla e renderla credibile in un mondo di Devil May Cry che non si sorprende più.

In quale altro modo lo studio giapponese avrebbe potuto creare una minaccia alla portata di Dante o più semplicemente dargli un grattacapo tale da tenerlo sulle spine per la durata della storia? E lo stesso vale per Nero, che tra i due, avendoci a che fare per più tempo, appare quello più impensierito dal mistero.

Sotto il profilo del gameplay, last but not least, V è una sorta di regolatore che interviene tra un segmento e l'altro di Nero e Dante.

In questa veste, il personaggio è in grado di far ritrovare a Devil May Cry 5 il bandolo della matassa quando gli altri due si trovano in situazioni troppo oltre per il look fotorealistico e più serioso, almeno apparentemente, scelto per il gioco.

Chiaro, la scelta e l'alternanza dipendono sempre dal giocatore, ma cos'altro avrebbe potuto fare Dante all'infuori di fermarsi un attimo quando si ritrova a combattere con una motocicletta demoniaca che diventa spada e viceversa?

Similmente, Nero ha bisogno di qualche break per dare respiro alla storia e far sì che la sua trama vada avanti silenziosamente fino alla soluzione finale.

In questi frangenti, che vedono pertanto l'assenza, per design o per decisione dell'utente, di Nero e Dante, a V viene affidato il delicato ruolo di equilibratore.

Con la sua figura il giocatore viene rimesso coi piedi per terra, perché si tratta pur sempre di una sorta di stregone che si regge a malapena a piedi e ha bisogno di due delle sue creature/assistenti per combattere.

Non che tali istanti si rivelino noiosi o non diano la sensazione di potenza, tutt'altro: il combattimento asimmetrico del personaggio si rivela anzi inaspettatamente profondo.

Abbiamo bisogno di tenerci lontani dai guai con V, per evitare  che vada KO, e nel frattempo avere la concentrazione di studiare elaborate combo con un micione nero e un uccellaccio dalla lingua lunga.

Non una cosa da poco, tutt'altro: è una di quelle in cui si concentra maggiormente il DNA rinfrescato di Devil May Cry 5.