Nei precedenti numeri di Play abbiamo parlato dell'introduzione di un nuovo personaggio, quale Nico, e dell'importanza dell'alternanza tra i diversi protagonisti nell'equilibrio del gameplay offerto da Devil May Cry 5.

Capcom è stata brava a variegare, nel corso delle 15 ore circa richieste per completare il gioco, l'esperienza quanto più possibile, sia sotto il profilo narrativo, con toni del tutto diversi che si alternano nel corso della storia, sia in termini di pura giocabilità.

In ogni caso, al netto di tutte queste diverse sfaccettature che intervengono nel gioco e si mischiano lungo il cammino, la verità è una sola

"Dante è Dante", dicevamo nel precedente numero di Play, "anzi (...) Dante è Devil May Cry, nel bene e nel male", e di questo rimaniamo convinti ancora oggi.

Devil May Cry 5

I livelli affidati a Dante ci ricordano perché è lui il protagonista indiscusso di Devil May Cry 5.

Sono quelli più classici come aspetto, infatti, ma i più "elaborati", pur in un contesto di grande semplicità, a livello di design.

C'è un accenno di platforming e uno di puzzle, con la possibilità di prendere prima una strada e poi l'altra a proprio piacimento.

Il tutto completando un paio di enigmi ambientali, al punto che lo stesso Dante dice di non aver usato il cervello così tanto da tempo.

Questa componente manca in Nero, che è invece il personaggio più fresco e immediato dei tre. C'è la meccanica del Devil Breaker, che è nuova e articolata sì, ma è una sola dall'inizio alla fine.

Devil May Cry 5

Dante e solo Dante è armato fino ai denti e con questo intendiamo che lo è letteralmente, con nuovi ferri sopra le righe per design e utilizzo che spuntano fuori quasi dal nulla. In mano ad un altro personaggio sarebbero ridicole.

Inoltre, la cifra umoristica è sì dettata dagli scambi tra Nico e Nero, ma questa diventa carismatica quando porta la firma del protagonista storico.

Solo a lui sono concesse certe cose che sono completamente fuori di testa, o meglio lo sarebbero se non messe sul suo conto, come l'omaggio a Michael Jackson che sbuca quando la giovane meccanica lo omaggia di un cappello che avrebbe fatto la gioia della compianta popstar.

Insomma, l'impressione, più che fondata, è che Capcom si sia aggrappata a Dante per mantenere intatta l'identità trash - da B movie della serie, mentre abbia utilizzato gli altri personaggi per cercare di essere un pelo più aderente alla realtà (e lo stile fotorealistico dei primi livello lo indica abbastanza chiaramente).

Tornando a noi, quindi, ribadiamo che finché ci sarà Dante, ci sarà Devil May Cry, perlomeno per quanto riguarda l'hack 'n' slash che in tanti hanno cominciato a seguire dal primo capitolo ai tempi della PS2. La sperimentazione per stare al passo coi tempi e il modernismo ci saranno di volta in volta, ma arriveranno attraverso altri personaggi che non snatureranno - come invece capitò nella grande lezione appresa dal franchise, ovvero DMC di Ninja Theory - il protagonista assoluto dell'IP.

Perché "Dante è Dante, anzi (...) Dante è Devil May Cry, nel bene e nel male", e di questo rimaniamo convinti ancora oggi.