Di recente, la stampa in tutto il mondo ha avuto la possibilità di provare Sekiro, probabilmente per l’ultima volta in vista della recensione (anche perché Activision non manderà copie alla stampa in anticipo per lavorarle). Ne è venuto fuori, se vi è capitato di leggere qualche resoconto in giro, che il nuovo soulslike di stampo nipponico pare sia meno soulslike del solito ma più orientato verso l’action.

Un dettaglio che mi ha incuriosito, visto che i souslike non sono il mio genere, ma con gli action mi diverto assai. Mi è balenata quindi l’idea di prendere seriamente in considerazione Sekiro come acquisto. Ma, pur avendo modificato leggermente la formula di gioco, stiamo pur sempre parlando di From Software, ovvero quei signori che fanno videogiochi per un certo tipo di videogiocatori che non devono chiedere mai. Per di più, sempre dai resoconti di cui sopra, Sekiro viene descritto come un titolo addirittura più tecnico del solito, pur assistito da un tutorial iniziale molto più presente ed esaustivo.

Questo mi ha fatto tornare in mente la mia discutibile avventura con Dark Souls, tipo flashback del Vietnam.

Giocai al titolo su Xbox 360, quando ancora non era così diffuso ed amato da tutti, ma allo stesso tempo non così presto da giocarlo al day one. È indiscutibile il fascino dell’opera in questione, come personalmente (e lo sottolineo, a scanso di equivoci) ho fatto fatica a superare alcune delle questioni che Dark Souls mi propose: i nemici che, a volte, tracciano il colpo e le loro armi ti inseguono anche quando schivi; le trappole senza nessun modo per schivarle se non con il trial and error; le frecce lanciate alle code dei draghi a caso per ottenere una spada fortissima che facilita di gran lungo la prima parte dell’avventura; avversari nascosti nell’ombra che ti abbattono con un colpo; ed altre cose meno importanti.

Sekiro
Capisco tutto, il fascino, la sfida, ma per adesso passaparola.

Insomma, l’avete capito, non ho mai portato a termine Dark Souls. Dopo una decina d’ore ho deciso di abbandonarlo e rivenderlo senza pietà presso il Gamestop cittadino. Il problema è che lo feci con un certo fastidio, perché Dark Souls mi conquistò per molte altre cose, tutti quegli elementi che sicuramente conoscete e non devo insegnarvi di certo io. L’atmosfera, il fatto che sia un’esperienza single player davvero rara, il gameplay che per quanto punitivo sia è molto appagante (in parte proprio per la sua difficoltà). Nella mia esperienza, anzi, per la mia percezione da giocatore però era un po’ troppo.

Quindi, capisco il fascino, il successo, ed il perché quello dei soulslike è un genere importantissimo per il mercato videoludico, ma per me no grazie sono a posto così. Però Sekiro continua ad interessarmi. Così, in un venerdì sera qualunque, il lampo di genio: perché non scarico Bloodborne dalla mia libreria di videogiochi gratuiti con il PlayStation Plus e lo provo?

Sekiro
Potevo scegliere Ratchet & Clank...

Già. Perché.

Bloodborne dicono sia il miglior soulslike con cui iniziare, o almeno il più accomodante. Il gameplay ha meno cose di cui tenere in considerazione, perché ad esempio mancano gli scudi e la forma fisica del personaggio non influisce sulla capacità di schivare o muoversi, ed è più rinfrescante da un certo punto di vista, perché pone l’accento più sull’azione che sulla reazione grazie ad una serie di piccoli accorgimenti. Considerata anche l’atmosfera molto intrigante, ho pensato che Bloodborne potesse essere un nuovo banco di prova per il sottoscritto.

Non mi ritengo un giocatore di altissimo livello, anche perché a causa dei tanti titoli che mi passano per le mani ogni anno ho spesso poco tempo per approfondire un videogioco troppo al di là del “finirlo” spesso, quel tipo di esperienza che farebbe un “pro” per intenderci, ma non sono neanche uno sprovveduto. Ho la capacità di imparare le combo dei picchiaduro e di studiarne i personaggi, gli stylish action mi appassionano e mi spingono ad imparare (da qui lo stuzzico per Sekiro), ed ho sfiorato le fantomatiche 3 ore per completare Resident Evil 2 Remake alla seconda run senza nessun tipo di supporto tipo guide o suggerimenti per speedrun, giusto per creare un contesto.

Quindi, ho approcciato Bloodborne con relativa tranquillità. Avrei dovuto imparare molto, ma non sarebbe stato impossibile giocarci, no?

Sekiro
Questi cosi mi hanno fatto venire l'ansia.

Invece, all’inizio è stato un disastro.

Ho iniziato a giocare un po’ male non tanto mosso dalla sbruffoneria, quanto da una sincera ignoranza nei confronti di Bloodborne. La prima mezz’ora di gioco l’ho passata sperimentando, male, sulla mia pelle le conseguenze del non sapere leggere un soulslike. Così ho deciso di ricominciare da capo, per risparmiare proiettili e fiale di sangue, ed in generale resettare il cervello. Nuovo personaggio, nuova arma, nuovo Bloodborne.

Le cose sono andate molto meglio, non senza fatica ovviamente. Il tutto fino ad arrivare al Grande Ponte, di fronte ai due lupi mannari che mi hanno messo alla prova duramente, ed in un totale di circa due ore non sono mai riuscito a sconfiggerle. Ho anche chiesto ai miei colleghi se questo playtest fosse indicativo del fatto che, forse, avrei dovuto cambiare gioco:

Sekiro
La gentilezza di Salvatore Pilò e, sì, abbiamo la chat redazionale verde perché Microsoft ci manda i bonifici mensili.

Poi ad un passo dalla frustrazione finale ed un soffio dal disinstallare Bloodborne, ho deciso di cambiare approccio, facendomi ispirare dalla seconda run di Resident Evil 2 Remake in cui schivavo ogni zombie o mostro non necessario da abbattere. Evitati con estrema pavidità i mannari ho iniziato ad esplorare, aprendo shortcut e, signori e signore, iniziare a pianificare gli spostamenti per farmare.

Poi è arrivato il Chierico Belva. Un tentativo, due tentativi, di nuovo quel senso di impotenza. Allora ho pensato di usare la campana per chiedere aiuto, in fondo se c’è perché non permettere ad un giocatore incapace come me di sfruttarla? Poi un pensiero gelido mi è corso lungo la schiena. Bloodborne è del 2015, e va bene che è stato infilato nei giochi del PlayStation Plus nel 2018, ma con Dark Souls III in mezzo e la miriade di titoli usciti negli ultimi due anni, c’era la seria probabilità che nessuno giocasse più online.

Un minuto scarso di attesa è sembrato un’ora, mente cominciavo a sudare freddo. Per fortuna, un cacciatore è venuto in mio soccorso, ed anche così il Chierico Belva è stata una boss fight da non prendere con leggerezza.

Da lì in poi ho continuato a girare un po’ per le porzioni di Yarnham rimaste, a livellare un po’, incontrato alla fine Padre Gascoigne. Bello, bellissimo, e anche tosto. Ma, in un paio d’occasioni, sono riuscito a sfiorare la vittoria ad un passo dall’annientare la sua barra della vita. Con un po’ di pazienza, sento di potercela fare. Per ora, nel momento in cui scrivo, non sono andato più oltre. Voglio farlo quando avrò del tempo da dedicarci e, se avete presente le uscite videoludiche da marzo in poi, sarà abbastanza dura.

Sekiro
Chissà...

E quindi, a che serve questo racconto? Un po’ è un modo per rendermi consapevole di quanto sono diventato meno paziente nei confronti dei videogiochi. L’età anagrafica ed il poco tempo che ho per concedermi a loro, di cui sopra, mi ha reso inabile a tollerare certi meccanismi ludici dei quali i soulslike sono pieni. Bloodborne spiega pochissimo, e quando lo fa è il giocatore a doversi informare, a scartabellare tra menù e dialoghi con i PNG.

Poi, è interessante analizzare come la difficoltà possa essere un ostacolo davvero reale. Bloodborne mi affascina, è uno di quei titoli che mi fa cercare video al riguardo, trucchi e consigli vari, guide per capire i fondamentali, e tutte quelle cose lì, eppure è allo stesso tempo un titolo che mi mette soggezione. L’idea di affrontare Gascoigne di nuovo mi esalta e terrorizza allo stesso tempo, e contemporaneamente so che quando il bastardo sarà sconfitto io avrò una soddisfazione incredibile.

Giocherò Sekiro? Vediamo. Mi intriga, ma il tecnicismo che c’è alla base mi spaventa. Vediamo come va con Bloodborne, se e quando lo finirò e che sensazioni mi lascerà. Nonostante tutto, tra cui il mio tragicomico racconto che avrà probabilmente dilaniato dalle risate gli appassionati dei soulslike, voglio proseguire la mia caccia.