Metro Exodus è un capitolo che per larghi tratti è stato molto "temuto" dai fan, perché abbandona i canoni della linearità che ne hanno decretato finora il successo in favore di un'ambientazione open world più ampia.

In ogni caso, la buona notizia è che i momenti scriptati dall'alto tasso di cinematograficità sono stati mantenuti anche con l'aumento delle dimensioni del sandbox in cui è ambientato, e in aggiunta la meccanica del treno - motore in tutti i sensi dell'avventura - permette di approfondire i rapporti con alcuni dei personaggi più interessanti.

Ciascuna delle ambientazioni che visiteremo, inoltre, ha dei punti intriganti da esplorare, che sia per una missione secondaria o per il puro piacere di "completare" la location, per cui raramente abbiamo avuto l'impressione di stare in un mondo dalle proporzioni maggiori per il solo gusto di essere più grande.

Io amo Anna di Metro Exodus

Fra i personaggi spicca senza ombra di dubbio Anna, la moglie di Artyom, della quale abbiamo fatto la conoscenza durante le vicende di Metro Last Light e che in Exodus diventa qualcuno che ispira, qualcuno da seguire, qualcuno da proteggere e qualcuno da odiare; il tutto in una sola persona e in momenti differenti della vita del gioco, proprio come succede nella vita reale.

In Metro Exodus, infatti, prima sei dipendente da Anna: la devi seguire per sapere dove andare nelle fredde lande innevate appena fuori dalla metro. Lei ti guida mentre sei un po' malaticcio, ti accudisce, ti dice dove andare e dove no, ti indica il limite oltre il quale non spingerti mai, e ti protegge da un mondo che a suo dire non sei ancora pronto per affrontare.

Poi, ti copre le spalle perché è un cecchino e coordina la squadra sul posto; in questo frangente, nella porzione finale della storia che si percorre sul Volga, è la Anna più simile a quella che abbiamo conosciuto in Last Light, il soldato freddo e razionale, leader del suo gruppo di lavoro, che calcola e dà input ai propri commilitoni, Artyom incluso - che viene rispettato come mano finale dell'operazione ma al quale vengono messe sul piatto tutte le diverse opzioni a sua disposizione prima di premere il grilletto (o non premerlo affatto). Continua a leggere

Metro Exodus

L'umanità riserva i momenti migliori di Metro Exodus

Tutto questo è in Metro Exodus ma, nella mia esperienza con il nuovo titolo di 4A Games, si tratta di materiale estremamente marginale; come una foto ha un lato positivo e uno negativo, come la luce genera la sua ombra, anche in Exodus la facciata del gioco serve a far emerge un prepotente aspetto secondario.

L'umanità riserva infatti i momenti migliori di Metro Exodus, che emergono ancora più netti grazie alla rarità delle loro apparizioni; è per via della loro scarsità puramente quantitativa che, una volta che ti ci trovi davanti, hai come una stretta al cuore e ti immergi in un mondo che vive non soltanto della sopravvivenza armata ma anche di quella più delicata e silenziosa dei sentimenti.

L'Aurora, il treno che guida le vicende del gioco, è sicuramente il luogo in cui queste narrazioni heart-driven, passatemi il termine, si consumano con la maggiore frequenza. Tra una macrosezione e l'altra del titolo abbiamo la possibilità di fermarci ad esplorare i vagoni e discutere con i nostri commilitoni. Continua a leggere

Metro Exodus

Con Metro Exodus in giro, chi ha bisogno di Fallout?

Nella sua nuova declinazione open world, Metro Exodus soddisfa questi due requisiti particolarmente bene, ed evita che io debba tornare a rivolgermi puntualmente ad un nuovo capitolo della saga di Fallout. Non un punto in suo favore, visto che Fallout 76 è ancora in giro e sta provando di tutto per restare (diventare?) rilevante.

La ricerca dei materiali è infatti abbastanza appagante nel titolo pubblicato da Deep Silver, complice le diverse location tutte molto curiose e sfaccettate all'interno, con un loro scopo ben preciso nel quadro della/e storia/e di questo grande mondo aperto, un po' com'è stato nella sezione in mare di Asgard in God of War.

Mi è piaciuto davvero esplorarle tutte nel Volga, con la mia barchetta o anche a piedi quando necessario, e lo stesso piacere lo sto provando anche nel Mar Caspio, quando il silenzio alternato al rumore delle mostruosità che girano per quelle lande viene sostituito dai proclami di quello che a naso potrebbe essere un buon antagonista di Far Cry. Continua a leggere

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Il realismo è la cifra ludica di Metro Exodus

Pensiamo ad esempio al rito del cambio del filtro della maschera antigas. Si tratta di una meccanica ben nota agli appassionati del franchise e che ritorna all'interno di Metro Exodus, e che chiede al giocatore di volta in volta di ricordarsi di premere un tasto per permettere al proprio personaggio di continuare a respirare.

Immaginatevi la scena. Siete nel bel mezzo di un cunicolo buio, tensione a palla, vi state guardando alle spalle e state buttando lo sguardo dietro ogni angolo per cercare di capire chi o cosa vi assalirà sbucando dal buio in un battito di ciglia.

D'un tratto, scatta il timer, che potete vedere scorrere in tempo reale sul vostro orologio ma anche in sovrimpressione quando la situazione si fa "drammatica", e sentite un rumore tipo sveglia, che a tutti gli effetti vi sveglia dal torpore "dell'orrore" che state vivendo. Premete un tasto e tutto torna al suo posto, fintanto che ne avete, di filtri, s'intende. Continua a leggere

Disponibile per PC, PS4 e Xbox One (versione testata)