Ogni volta che ci si ritrova di fronte ad un titolo fortemente incentrato sulla cooperazione, come potrebbe essere Brothers, Ibba and Obb e tutta quella schiera di videogiochi in cui il fulcro è l’utilizzo di almeno due personaggi per la risoluzione di puzzle e simili, la prima domanda che ci si pone è: “ma in singolo regge?”.

Generalmente la risposta è quasi sempre no ed è quasi sempre il punto di maggior sfavore per produzioni di questo calibro che non solo necessitano di un amico che apprezza il genere accanto a noi, ma rendono decisamente di meno se giocati con sconosciuti online.

Degree of Sepratation non fa eccezione: si tratta di un gioco estremamente bello, con una storia decisamente ben scritta e ben strutturata e con un gameplay che, al netto di una miriade di problemi, risulta essere abbastanza solido, ma che perde completamente ogni suo fascino se giocato da soli.

Difficile dire quanto questo “difetto” in produzioni simili possa incidere sulla valutazione dello stesso, spesso e volentieri si ricade nella sfera soggettiva, così, ad esempio, secondo l’opinione di chi scrive, Degree of Separation è un titolo appena sufficiente per via della noia che deriva dal giocare in solitaria, per qualcun altro questo sentore non c’è o il difetto pesa così poco da essere ininfluente, e così il titolo guadagna punti attestandosi a livelli più che decenti.

Questa doverosa premessa per dire cosa? Tale aspetto del gioco non verrà assolutamente preso in considerazione all’interno della valutazione finale che terrà conto solo ed esclusivamente dell’esperienza in multiplayer, squisitamente locale.

Degree of Separation è un puzzle platform molto incentrato sulla narrazione in cui impersoniamo una ragazza appartenente ad un mondo caldo e colorato, ed un ragazzo che appartiene ad un mondo freddo e scolorito.

Un mattino il confine fra i due regni si assottiglia al punto che l’uno subisce l’influenza dell’altro e i due ragazzi riescono a sentire la reciproca presenza, così partono, unendo le forze, alla ricerca di una spiegazione per il fenomeno e verso un’eventuale soluzione che possa rimettere a posto gli equilibri.

Proprio alla base del concetto dei due regni si basa l’intero gameplay di Degree of Separation che basa la totalità degli enigmi al continuo alternarsi dei due personaggi e all’influenza del loro regno sulla mappa. Si tratta di una meccanica che è più facile a vedere che a spiegarsi.

Ogni elemento di gioco si comporta differentemente se si trova al freddo o al caldo, così possiamo accendere lanterne per alzare o abbassare piattaforme, possiamo congelare o scongelare l’acqua, possiamo attivare o disattivare geyser e così via. Ogni puzzle si basa sempre su questo semplicissimo concetto andando ad inserire, mano mano che andiamo avanti nell’avventura, ulteriori elementi che donano maggiore profondità al gameplay, come la possibilità di creare un ponte fisico su cui camminare e via discorrendo.

Se l’idea alla base del gameplay è tanto semplice quanto geniale, un po’ di meno è il design dei puzzle che sembrano essere troppi e tutti troppo simili fra di loro, al punto da venire a noia dopo le prime due ore di gioco in cui non faremo altro che la stessa cosa su schermo, con la differenza che si è aggiunta una piccolissima meccanica aggiuntiva.

degree of separation

La ripetitività dell’azione è tale che il gioco non riesce a tenere viva l’attenzione dei giocatori che vorranno prendersi più di una pausa nel corso dell’avventura per staccare un po’ la testa da enigmi troppo simili fra di loro.

Purtroppo questo è un vero peccato poiché Degree of Separation propone una formula decisamente molto avvincente, aiutata da uno stile grafico accattivante che in più di un’occasione fa rimanre a bocca aperta per la bellezza dei paesaggi.

Non solo, anche l’idea alla base del gameplay è così interessante e funzionante che si continua a giocare anche solo per sbloccare nuove aree in cui capire come gli sviluppatori hanno deciso di sfruttare tali meccaniche (che poi verranno ripetute fino alla nausea in tutto il livello di gioco).

Anche la storia, al netto della sua semplicità, è ben strutturata e ben raccontata aiutando il gioco nelle sue atmosfere fiabesche che ben si fondono con llo stile estetico e le meccaniche alla base del gameplay.

Degree of Separation è un titolo decisamente da tenere sott’occhio e da prendere al primo sconto disponibile, anche solo per passare una serata molto interessante e diversa dal solito con un altro amico appassionato di puzzle di questo tipo.

degree of separation

A fare la differenza è, senza ombra di dubbio, la compagnia con cui avrete deciso di dedicarvi all’avventura: scegliete con criterio e, senza ogni dubbio, vi divertirete per qualche ora, almeno fin quando l’eccessiva ripetitività non vi porterà altrove. Ma ci ritornerete sopra, statene certi perché Degree of Sepration, a modo suo, vi entra nel cuore.

Disponibile per PlayStation 4 (versione testata), PC, Xbox One e Nintendo Switch.