Quanto lo avete, quanto lo abbiamo aspettato? Che abbiate provato lo spropositato hype della community più affezionata, o semplicemente vi siate appassionati alle vicende di questo gioco che non voleva proprio saperne di uscire, Kingdom Hearts III è qui, è disponibile, per PS4 (la versione che abbiamo spolpato in questi giorni) e persino per Xbox One, per la prima volta nella storia della longeva serie Square Enix.

Tetsuya Nomura e soci ce l’hanno fatta, insomma, e l’ultimo appuntamento con l’acclamato franchise action-RPG è nei negozi; ha colto nel segno sotto certi aspetti, svolgendo il compito che gli si richiedeva senza reinventare la ruota, mentre per altri ha dato l’impressione di pagare un dazio forse eccessivo a quella che più o meno affettuosamente definiremo “quota Disney”.

Come saprete, Kingdom Hearts III è il nuovo capitolo di una saga che, per qualche ragione, ha messo insieme i mondi di Final Fantasy e quelli di Disney, traendo da questa fusione una nuova e per alcuni “convoluta” storia nel corso degli anni, degli episodi più o meno canonici, degli spin-off per smartphone e tablet d’un tratto assurti a verità assoluta nell’economia della trama.

Mai come in questa iterazione, a discapito dell’equilibrio che quasi per magia il team di sviluppo era riuscito a cogliere, abbiamo registrato uno sbilanciamento nell’esposizione e nei contenuti verso la casa di Topolino. Questo si nota da una pletora di argomentazioni, sia palesi anche ad un occhio meno esperto o avvezzo alle cose di Kingdom Hearts, sia un pelo più raffinate.

kingdom hearts iii

In primis, la dimensione di Final Fantasy non ha trovato lo spazio che in passato le era riservato, vedendosi come costretta a farsi da parte – ad eccezione di un coraggioso e stranamente non tagliato easter egg dedicato a Versus XIII – per favorire lo svolgimento della fine della saga. Mentre questa scelta narrativa è comprensibile, per non aggiungere altra carne al fuoco (sia sotto il profilo dei personaggi che per quella dei mondi non Disney Pixar) e non dilatare ulteriormente i tempi con sequenze non necessarie al raggiungimento dello scopo, dall’altra ha un’influenza di non poco conto sui toni.

Lo stesso dicasi per il livello di difficoltà. “By design”, Kingdom Hearts III è un gioco dalla grande semplicità, progettato evidentemente per non tradire le aspettative di un pubblico che gli si avvicina attratto non tanto da una narrazione che si trascina da anni aggiungendo ogni volta dettagli e aperture inaspettate o impreviste, ma più logicamente dalla digitalizzazione delle nuove principesse, e dei mondi che nel corso dell’ultimo decennio sono diventati familiari agli occhi di un’audience alla nascita di KH neanche contemplato come target.

Sebbene sia possibile selezionare un livello di difficoltà all’inizio dell’avventura, è evidente come questo genere di mossa abbia compromesso in un certo senso il rapporto di “fiducia” tra gli utenti storici e l’ultimo arrivato, in considerazione del tasso di sfida studiato perlomeno per la seconda metà dei titoli cui si erano legati e che in questa nuova versione non trova un corrispettivo in alcun frangente.

In ogni caso, nel tentativo di offrire contenuti degni di questa platea, Square Enix ha lavorato molto sulle sezioni della Gummiship, che vanno ben oltre il semplice passaggio da un mondo all’altro e rappresentano loro stessi uno strato ludico cui sottoporsi per avere un quadro completo, almeno sotto il profilo del puro gaming, di Kingdom Hearts III.

kingdom hearts iii

Le ambientazioni in cui è possibile muoversi a bordo delle astronavi sono più grandi e più intricate, e mettono sul piatto diversi boss opzionali e non in cui è imbattersi per completismo o salvarsi la pelle. Se la componente della personalizzazione è più trascurabile che in passato, va lodato l’impegno profuso sui boss, gli scontri con i quali possono ritenersi forse troppo lunghi ma di certo non poco probanti come il resto del prodotto.

Tornando al gameplay vero e proprio, è bene precisare che non solo i nemici sono facili da battere anche alla fine dei mondi, dove invece sono sempre stati abbastanza complessi strutturalmente e duri a morire, ma anche lo stesso sistema di combattimento tradisce una certa semplificazione e una tendenza alla spettacolarizzazione che presumibilmente sarebbe stato meglio rimanesse una prerogativa delle scene d’intermezzo.

L’introduzione delle attrazioni, per intenderci, arricchisce visivamente il gioco e garantisce una piccola variazione sul tema, che altrimenti prevederebbe la sola pressione a mo’ di button mashing del tasto azione; è divertente come è divertente girare per i minigiochi classici, attivare nuove visuali in prima persona e godersi le peculiarità di ciascun mondo, che poche non sono.

Ma si tratta innegabilmente di altri elementi che facilitano il gameplay e di parecchio anche, costituendo, per fare il solo esempio delle attrazioni, una pausa dagli attacchi avversari in momenti complicati a livello di salute di Sora & co.

kingdom hearts iii

L’altra faccia della medaglia ci parla di un gioco che ha un cuore grande, che negli anni non ha dimenticato come emozionare e coinvolgere, e anzi ha trovato nella progressione della sua lunga storia e nell’evoluzione dei ritrovati tecnologici a disposizione altra benzina.

Un dato sorprendente può essere l’aggiunta delle clip accessibili dal menu, con il titolo che si sforza di riassumere la storia – lo fa in maniera abbastanza efficace e persino i fan farebbero bene a passare per quei piccoli ed utili trailer – e nel gioco stesso di dilunga qualche volta in spiegoni per tenere tutti dentro, presenti nella mitologia della saga.

Le cut-scene sono un argomento da sempre divisivo, e Nomura non si sottrae di certo al dibattito. Il giocato viene spesso e volentieri interrotto, fatica in più di un segmento a trovare il ritmo giusto ed è persino irritante quando lo fa senza avere in realtà qualcosa da dire (penso ad esempio ad un paio di scene sull’Olimpo ma non solo).

Tuttavia, quando in “quota Disney” (rieccola!), offrono momenti esaltanti, commoventi e altro ancora dallo spettro delle emozioni, con una capacità espressiva e una qualità visiva che se non è pari a quella dei film su cui si basano, poco ci manca. Passate per i mondi di Rapunzel e Frozen per saperne di più, poi tornate e ne riparliamo.

kingdom hearts iii

A livello di gameplay, per via della sua linearità che pervade tanti aspetti della produzione, Kingdom Hearts III rinuncia pressoché integralmente alla sua natura, già di per se mai preponderante, di gioco di ruolo e punta tutto quello che ha sulle emozioni.

Che siano per il ritorno in un mondo familiare, da un film che si è amato o da precedenti capitoli, o per la conclusione di una storia che si è aspettata con passione per anni.