Viviamo in un'epoca turbolenta, fatta di divisioni, polarizzazioni dell'opinione pubblica e anche proteste, come quelle dei Gilet Gialli in Francia. In un momento simile, un titolo come Riot: Civil Unrest riesce a far davvero pensare.

Sviluppato dal team italiano guidato da Leonard Menchiari, il gioco ha fatto la sua comparsa su Steam già qualche anno fa, portando con se curiosità, ma anche qualche polemica. Il concept di gioco di fatti è parecchio intrigante e per qualcuno potrebbe addirittura essere considerato “pericoloso”; un simulatore di proteste.

L'idea alla base del titolo, prima ancora di poter essere giocato fece rapidamente la sua comparsa anche sulla stampa generalista, scatenando le classiche polemiche sulle influenze che i videogiochi hanno sui giovani. Niente di davvero clamoroso, ma il giusto da portare alla ribalta questo titolo.

Tra qualche giorno, Riot: Civil Unrest approderà alla versione 1.0, in contemporanea con il rilascio su Nintendo Switch. Quest'ultima è proprio la versione che abbiamo provato e che ci ha permesso di assaporare le dinamiche di un titolo con una gestazione di più di due anni alle spalle.

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Se volessimo inquadrare al meglio il gioco, lo potremmo definire come uno strategico in tempo reale con forti elementi gestionali, anche se di fatto potrebbe essere una definizione alquanto limitante. Per descriverlo al meglio lo si potrebbe definire, come un simulatore di masse e del loro comportamento, sia dalla parte di chi scende in piazza, ma anche dalla parte delle forze dell'ordine.

L'idea alla base del gioco è semplice come geniale. Uno schermo; da una parte la polizia, dall'altra un gruppo di persone che protestano per qualcosa. Noi potremo guidare l'una o l'altra fazione indirizzandola, nel tentativo di completare gli obiettivi e concludere al meglio la missione.

Riot: Civil Unrest presenta tre modalità, la prima chiamata Global ci porterà tra i 17 scenari presenti nel gioco, con una sorta di filo conduttore a guidarci. Ogni risultato di ogni manifestazione comporterà delle conseguenze nel mondo di gioco, con il “popolo” che si schiererà dalla parte delle forze di polizia o dei manifestanti, incidendo sulla difficoltà di ogni singola partita successiva. All'inizio del gioco dovremo infatti scegliere una delle due fazioni e di protesta in protesta guidarla, fino alla “vittoria” finale.

L'altra modalità è la classica Campagna. Qui dovremo affrontare i diversi scenari, scegliendo l'equipaggiamento, il numero e l'armamentario della compagine che vorremo guidare, sempre attraverso i 17 scenari di gioco. Qui la questione gestionale è leggermente più marcata, portando a dover decidere più nello specifico come desideriamo affrontare la missione che ci verrà posta davanti.

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La terza ed ultima è una semplicità modalità Versus, nella quale potremo affrontare un nostro amico in locale con il secondo Joy-Con oppure con un secondo pad.

Come detto, il gioco ci metterà a disposizione ben 17 scenari esperibili sia dalla parte dei ribelli, sia dalla parte delle forze dell'ordine. La cosa molto interessante sono le ambientazioni estremamente reali. Il gioco ci permetterà, infatti, di rivivere le proteste dei No Tav in Val di Susa, attualissime ancora oggi, oppure di scoprire la Primavera Araba che cercò di portare un'ondata democratica nei Paesi del Medio Oriente o ancora seguiremo il Movimento degli Indignados in Spagna.

Insomma, tutti eventi dalla grande polarizzazione sociale e tutti estremamente controversi. L'idea dello sviluppatore è chiara, cercare di creare una connessione con quello che si vede a schermo, evitando di far trasformare il gioco in un semplicissimo “delinquenti contro sbirri”.

La sensazione che abbiamo avuto giocando è stata davvero interessante, aiutata anche dalle meccaniche abbastanza geniali concepite dal team italiano. Alla fine di ogni scontro avremo, infatti, due indicatori a decretare la vittoria o la sconfitta della compagine scelta: la vittoria militare e quella politica.

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La prima verte sugli obiettivi di inizio missione che avremo raggiunto, la seconda è decisamente più complessa. Immaginate di essere a capo di una folla intenta a protestare contro l'ennesima legge “ingiusta”, davanti a voi file e file di poliziotti in tenuta anti-sommossa. Le scelte sono molteplici, potremo decidere di fermarci mostrando semplicemente il nostro numero ed attuare una manifestazione estremamente pacifica limitandoci ad usare qualche megafono o condividendo qualche foto sui social. Potremo magari decidere di provocare gli agenti, magari cercando volontariamente qualche carica, lanciando dei sassi, dei petardi o peggio ancora delle Molotov. La ragione? Semplice visibilità.

All'interno del gioco, infatti, il ribelle ferito o perché no ucciso porterà estrema visibilità alla manifestazione ed in buona probabilità porterà il popolo ad empatizzare con i manifestanti schiacciati ancora una volta dalla polizia.

Ribaltiamo ora le parti. Siete al comando di un gruppo di poliziotti intenti a placare un'ondata di manifestanti, per adesso non ci sono state violenze ed anche qui potremo decidere di agire in diversi modi. Potremo limitarci a contenere la folla, con il rischio però di venire soverchiati dal loro numero fallendo il nostro obiettivo, oppure potremo decidere di utilizzare un minimo di forza, tanto da far scappare i manifestanti più pacifici, rischiano però di causare feriti o morti. Questi non piacciono alla stampa ed al popolo.

Questa è la filosofia presente all'interno del titolo. Un calcolo quasi matematico, ma con mille variabili. Le forze dell'ordine, così come i manifestati potranno farsi prendere dal panico, arretrando nonostante i nostri ordini di avanzare, oppure potranno perdere il controllo portando ad una vera e propria guerriglia urbana. Il nostro compito insomma sarà quello della gestione e del controllo con l'unico scopo di portare a casa il risultato.

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In più di una missione, per esempio, ci è capitato di affrontarla dalla parte de manifestanti con un piglio provocatorio, scatenando la reazione violenta delle forze dell'ordine, le quali hanno cominciato a provocare dei feriti, a quel punto abbiamo alzato ulteriormente il tiro, diventando a nostra volta violenti. Il risultato finale è stata un'ecatombe, ma la vittoria è toccata a noi, pur non avendo soddisfatto gli obiettivi della missione.

Stessa missione, diverso approccio. Abbiamo imposto ai nostri ribelli, una strenua battaglia non violenta, fatta di mani alzate e presidi. Anche qui, qualche manganellata non è mancata, ma alla fine abbiamo portato a casa l'obiettivo. L'opinione pubblica non è rimasta colpita dall'evento, ma nel nostro piccolo abbiamo vinto.

L'estrema varietà di gioco ci consentirà di decidere per ogni scenario diverse strategie e tutte saranno altrettanto valide per la vittoria finale. Anche se proprio questa idea di vittoria, dopo qualche ora perde decisamente importanza, lasciando spazio a mille domande etiche e morali. Sarà stato giusto il nostro comportamento? Avremo agito correttamente? E se ci fossimo comportati diversamente?

In tal senso il compito dello sviluppatore, a nostro parere è stato raggiunto. Riot: Civil Unrest non è il classico simulatore e se lo si vorrà capire più a fondo saprà rappresentare qualcosa di più: un'idea. Quella secondo cui il videogioco può essere qualcosa di più che semplice intrattenimento, ma può analizzare eventi tanto importanti e drammatici della nostra società, dandoci tutta una nuova prospettiva sull'accaduta e facendoci “forse” superare l'idea di divisione delle parti, qui così drasticamente rappresentata.

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Il tutto è accompagnato da una grafica in pixel art minima, ma sufficiente a dare un'impronta artistica degna di nota e tale da rimanere impressa nella mente del giocatore. Cosa che non si può dire delle musiche o dell'audio.

Questi ultimi due elementi sono decisamente insignificanti in quanto a resa ed incisività, il che è un peccato, in quanto un accompagnamento musicale degno di nota, sarebbe stato davvero interessante in alcuni momenti particolarmente drammatici.

Infine, ultima nota va sulla versione per Nintendo Switch. Riot non è un titolo pesante, il che ha garantito un porting ottimo sotto tutti i punti di vista. L'utilizzo del pad al posto di mouse e tastiera è anch'esso ottimo e pensato con intelligenza. Unica pecca è l'assenza dell'implementazione del touch screen, che per un titolo come Riot sarebbe stato davvero ottimo, soprattutto nella modalità portatile della console giapponese.

Forse non si voleva dare l'impressione di un gioco da tablet, ma a vista d'occhio le dinamiche del gioco sarebbero state perfette per una implementazione del touch su Nintendo Switch. Un'occasione mancata, ma chissà che non venga implementata in futuro.

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In conclusione, Riot si presenta nella versione 1.0 a testa alta, con una filosofia alle spalle da far invidia a molti tripla A, con l'ulteriore orgoglio di essere il prodotto di un team di sviluppo italiano arrivati così lontani con un'idea davvero originale.

Versione testata: Nintendo Switch