Correva l'anno 2015 quando, in quel di gennaio, analizzammo un servizio di Striscia la Notizia riguardo Grand Theft Auto V. Lo trovate cliccando proprio qui. In sintesi, il telegiornale satirico di Canale 5 raccontava della vendita dei videogiochi ai minorenni, di come non ci siano controlli al riguardo, psicologi, interventi di Ministri evidentemente informati dell'esistenza del mercato videoludico mondiale solo dieci minuti prima, e così via.

“Com'è possibile che un minorenne possa tranquillamente comprare un gioco così violento e scorretto?”, chiedeva Max Laudadio di Striscia la Notizia. “Dando soldi in cambio di beni e servizi”, direbbe Homer Simpson, perché il PEGI non è un divieto ma solo una guida all'acquisto, come sappiamo un po' tutti. A rileggere quell'articolo ora fa molta specie pensare che, tutto sommato, le cose non è che siano cambiate così tanto.

E prima Carlo Calenda che dice che i giochi elettronici ai suoi figli non li darebbe in mano neanche morto (ne parlavamo qui sul finire dell'anno scorso), poi Business Insider Italia che dice che i nerd e videogiocatori sono tutti misogini, omofobi e razzisti (lo trovate qui fresco di poco più di una settimana).

Il 28 gennaio 2019, esattamente 4 anni dopo rispetto al nostro articolo originale (sarà un caso?), Striscia la Notizia parla di Fortnite tramite un servizio di Marco Camisani Calzolari. Il colpo di scena è che, una volta tanto, il servizio non fa disinformazione ma, al massimo, confeziona un racconto sconclusionato, noioso da seguire, e con una tesi globale difficile da decifrare.

Insomma, è solo un servizio “brutto”, ma non sbagliato. Lo trovate a questo indirizzo, se siete curiosi di vederlo.

Ma analizziamolo.

Striscia la Notizia
Marco Camisani Calzolari a destra, con un cosplayer.

Amici digitaliani di Striscia...”

No. Digitaliani, no. Va bene scendere il gatto, uscire le tette o pisciare il cane. Ma digitaliani, no. E che cos'è.

Si prosegue con dei fatti molto generici su Fortnite: gioco online, diffuso velocemente, seguito prevalentemente da maschi adolescenti (quelli che fanno salire il PIL, speriamo). Fin qui, tutto bene.

Pare che sia molto pericoloso per i nostri figli, in quanto può istigare comportamenti antisociali, o magari contro la legge. Oppure alimentare il cyberbullismo, creando una forte dipendenza, che rischia di portare i ragazzi a diventare magari apatici e svogliati in tutto il resto che fanno. Recentemente, pare che sia diventato perfino un luogo di adescamento per i pedofili.”

Ecco, questo passaggio è esattamente la chiave di lettura che ci serve per capire il valore di questo servizio. Sorvoliamo su “tutto il resto che fanno”, che credo non sia neanche italiano corretto. Correlato da un filmato di Fortnite in cui un utente gira intorno ad un altro (letteralmente, fa solo questo) con scritto “UTENTE BULLIZZATO”, tanto per rendere l'idea della scala delle cose.

Questa è una polenta di luoghi comuni, mal spiegati e immotivati, con una serie di “pare”, “magari”, “rischia” ed altre parole del genere. Tuttavia non è completamente sbagliata. Sappiamo che il cyberbullismo è un comportamento reale, così come reale è il rischio di dipendenza da videogiochi (ne parlavamo qui). Più che altro, sembra un cappello introduttivo per incuriosire i genitori più preoccupati con una combo di parole chiave davvero accattivanti per il target di riferimento: pericolo, bullismo, dipendenza, pedofilia. Un polpettone poco dannoso perché, di fatto, sono pari alle chiacchiere da bar.

Successivamente, Camisani Calzolari dichiara di aver indagato il fenomeno Fortnite. Dice che si può giocare da qualsiasi dispositivo, esplica il funzionamento di una partita media, concludendo con: “il meccanismo porta i ragazzi a fare squadra, ad allearsi, magari isolando qualcuno, proprio come i peggiori fenomeni di bullismo”.

Un altro polpettone, perché “fare squadra” ed “isolare” è un ossimoro talmente gigante che può cascarci solo chi non conosce la lingua italiana. In ogni gioco a squadre si prevale sugli altri, si vince. È come dire che la Fiorentina doveva smettere di fare gol alla Roma qualche serata fa, perché sul 5 ad 1 era già chiaro chi avrebbe vinto e gli altri due gol erano solo bullismo.

Non seguo molto il calcio, ma spero che almeno voi abbiate capito la metafora. Andiamo avanti.

Striscia la Notizia
La Dott.ssa Maura Manca.

Arriva la testimonianza importante® della Dott.ssa Maura Manca, Psicoterapeuta dell'Osservatorio Nazionale Adolescenza: “Ho seguito un ragazzo che una volta ha dovuto lasciare Fortnite perché ogni volta che entrava nel gioco e si connetteva veniva preso di mira, sempre dallo stesso gruppo di ragazzi che lo massacravano sia all'interno del gioco che via chat.”

Può indubbiamente succedere. Sappiamo che nelle chat dei giochi multiplayer succedono e si dicono le peggiori amenità. Insulti razzisti, omofobi, e quant'altro. Ma bisogna fare attenzione, perché insultare qualcuno per le sue scarse abilità, ad esempio, non è esattamente bullismo. È una definizione molto importante su cui pontificare, ed anche stavolta c'è solo qualunquismo perché, di fatto, l'episodio della Dott.ssa Manca è grave ed importante. È anche importante verificare che 1) la colpa di un omicidio con arma da fuoco non è della pistola, ma di chi spara, quindi Fortnite non è che un veicolo del cyberbullismo, non l'elemento che lo genera e 2) un caso di un solo ragazzo non può essere assolutamente considerato come un campione statistico valido.

La Dott.ssa Maura Manca ha parlato più volte della vicenda, ed in toni molto più razionali. Se siete curiosi, qui trovate un suo intervento del luglio del 2018.

Si prosegue dicendo che l'equivalente britannico dell'AESVI (che ovviamente non viene mai menzionato, né qualcuno degli esponenti è stato contattato da Striscia la Notizia) dice che non c'è nessun rischio evidente riguardo la dipendenza e la manifestazione di comportamenti antisociali riguardo i videogiochi.

Sarà vero?” dice il Camisani Calzolari. È arrivato il momento del secondo esperto, quello che affonda il coltello nella ferita aperta dalla Dott.ssa Maura Manca? A sorpresa: no.

Ci sono ben più di 25 anni di ricerca, svolta da varie università americane, che dimostrano che la violenza presente nei videogiochi sparatutto non aumenta il rischio di comportamenti violenti nei videogiocatori. Altre ricerche dimostrano che sono proprio i videogiochi sparatutto di avere la capacità di migliore alcune capacità cognitive quali l'attenzione divisa e la memoria di lavoro a breve termine nei videogiocatori.”

Una frase per niente faziosa nei confronti dei videogiochi? A quanto pare, sì. La Dott.ssa Viola Nicolucci si è occupata più volte della questione, intervenendo in interviste e dichiarazioni anche con la stampa specializzata. Vi lasciamo quella fatta dai colleghi di Multiplayer.it, molto esaustiva ed interessante.

Striscia la Notizia
Una foto di Fortnite a caso, per capire il livello di delirio in termini di skin a cui si è arrivati.

La speranza, però, muore subito, perché il nostro MCC rientra subito con “Speriamo davvero che non siano dannosi”, come a voler screditare e sminuire l'intervento precedente. Incomprensibile il fatto di screditare un intervento che si è scelto di inserire. Se il servizio voleva essere fazioso bastava non inserirlo, se invece voleva screditare l'esposizione della Dott.ssa Nicolucci con una cosa del tipo si vabbè ok i giochini fanno bene non solo il piano è fallito miseramente, ma soprattutto è una cosa di una idiozia senza fine.

Si parla subito dopo dell'OMS, e della decisione di inserire la dipendenza dai videogiochi tra le malattie mentali, in una bozza che verrà discussa a maggio 2019. Bozza. Maggio 2019.

Ma andiamo avanti.

Momento scuola. Un pessimo photoshop di una lavagna con scritto “FERMATE FORTNITE” alle spalle di MCC, ed il racconto (vero) dei ragazzi in tutto il mondo che usano la connessione degli istituti per giocare a Fornite invece di ascoltare la lezione. Una cosa che si è sempre fatta con i fumetti, i disegni sul quaderno, le chiacchiere, le partite a Magic o Dungeons & Dragons (con la cumpa ricreammo il Torneo Tenkaichi di Dragon Ball ma con i nostri personaggi di D&D, migliore ora di Religione di sempre), i super tornei a Pokémon Blu durante Educazione Artistica.

Poi, immaginate dei ragazzi che giocano a scuola a Fortnite: possono farlo con uno smartphone o una Switch al massimo. Quanto è poco credibile l'idea che i professori non si accorgano dopo 2,6 secondi di qualcuno che sta videogiocando sotto il banco? Noi dovevamo fare i salti mortali per nascondere i Game Boy, figuriamoci uno smartphone da 6 pollici o l'ibrida di Nintendo.

A questo proposito arriva la più grande rodomontata del servizio, la rovesciata al 92'. Il colpo di genio è la dichiarazione dell'esistenza di video in cui viene spiegato come giocare a scuola senza che nessuno se ne accorga. Viene mostrato un video titolato: “10 MODI PER GIOCARE A FORTNITE A SCUOLA SENZA CHE NESSUNO SE NE ACCORGA”.

Volete sapere che video è? Eccolo:

Un video di Famiglia Suricata, un canale a me ignoto fino ad ora che, a quanto pare, è un contenitore di video dall'estero tradotti nella nostra lingua. Il video in questione suggerisce delle credibilissime ipotesi, tra cui, comprare un contenitore per la Switch color pelle così da mimetizzarla con lo zaino, oppure portare un gigantesco baule per il pranzo in cui nascondere il computer portatile. Un video tra la parodia ed il troll, insomma. Sorvoliamo sull'idea che un ragazzino possa hackerare un firewall con una Switch per poter collegarsi alla rete scolastica (che in questi casi viene isolata).

Per finire, ecco qualche consiglio su cosa fare se sospettate che vostro figlio sia dipendente da Fortnite”

Da qui in poi, il servizio va a concludersi con una piega tutto sommato gradevole. Il che continua a stonare con i toni catastrofici dell'esordio. Ecco i consigli in questione, in breve:

  • Attivare il parental control
  • Disattivare la chat
  • Giocateci anche voi [genitori]
  • Se dovete toglierglielo [Fortnite], fategli finire almeno la partita per evitare la frustrazione
  • Se dovete eliminarlo [Fortnite], fatelo su qualunque piattaforma

Questi consigli sono, semplicemente, oro. Raramente, e forse mai, si sentono dei consigli del genere da entità della stampa generalista come Striscia la Notizia. Sono consigli ottimi, che fanno leva su due cose in particolare molto importanti: il coinvolgimento dei genitori e la necessità di non generare frustrazione nel proprio figlio. Questo è, infatti, ciò che consigliano tutti gli esperti al riguardo: essere coinvolti nelle attività dei propri figli ed evitare di punirli senza motivo, né evitare spiegare il perché lo si stia facendo (una cosa che vale per ogni elemento della crescita e dell'educazione della prole, tra l'altro).

Con questo articolo (che abbiamo confezionato come una recensione), quindi, vogliamo dare una piccola pacca sulla spalla a Striscia la Notizia. Nonostante una confusione generale nell'esposizione del servizio, che non fa capire bene se i videogiochi siano dannosi o facciano bene alla fine - perché è questo ciò che il genitore apprensivo e poco informato vuole giustamente sapere – riesce comunque a veicolare alcuni messaggi molto importanti.

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