Dall'8 al 21 maggio 2018, su Overwatch era possibile acquistare la skin Mercy Rosa. Al prezzo di €15, era possibile finanziare la Breast Cancer Research Foundation, la fondazione dedicata alla ricerca contro il cancro al seno, al quale sarebbe andato l'intero ricavato.

Mercy Rosa ha raccolto quasi tredici milioni di dollari. 13. Thirtheen.

Soldi raccolti dai videogiocatori, gli stessi che non hanno perso un secondo a scagliarsi contro Blizzard quando ha annunciato che Soldato-76 è omosessuale. Ironico, vero? In realtà, non molto, perché tali dicotomie esistono da sempre, ovunque: politica, intrattenimento, stile di vita.

I videogiocatori sono come i vegani. Ci sono i vegani che io chiamo simpaticamente normali, ovvero quelli che seguono una loro dieta, ne sono convinti e ci credono ma non cercano di importi il loro stile di vita al limite dell'evangelizzazione, non ti giudicano, e soprattutto non credono che la loro sia verità infusa. Poi ci sono i jihadisti del veganesimo, che non smettono di ricordarti che sei un mangia-cadaveri ad ogni occasione utile.

Perché facciamo questo discorso? Perché, ancora una volta, è necessario. Il 20 gennaio scorso è apparso un articolo, firmato da Michela De Biasio, dal titolo oltremodo birbante su Business Insider Italia. La testata è parte di GEDI, gruppo editoriale di cui fanno parte La Repubblica, La Stampa, L'Espresso, ed un'altra bella compagnia cantante. Non è il blog dei complottisti, insomma, eppure il titolo parla già da sé:

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Eccolo qua.

Senza nessuna attenzione a specificare che si tratta di casi, numeri, una percentuale, una parte di essi, la testata identifica l'intera categoria nerd come misogini, omofobi e razzisti, che sono parole pesanti da affibbiare ad una intera categoria di persone. A meno che non si riferiscano agli elettori della Lega (che è sempre “Nord” ma fa la gnorri), in quel caso è solo la descrizione del manifesto programmatico.

Sarà solo il titolo acchiappa-clic, mentre la disamina è molto più accurata e per niente faziosa? Vi piacerebbe fosse così, razza di misogini, omofobi e razzisti che non siete altro.

Invece, partendo da fenomeni come Big Bang Theory (i danni che continua a fare questo show neanche i mangia-cadaveri di cui sopra) e La Rivincita dei Nerd, una capatina nel mondo dei cinecomics maschilisti, e un paio di arditi inglesismi qua e là, l'articolo vira velocissimamente verso il mondo del gaming. È comprensibile, la fauna dei videogiocatori è ancora effettivamente popolata da tanti, ma non tutti (non è difficile, visto?), elementi dalla violenza verbale facile, ma in nessun frangente dell'articolo viene specificato, in nessun momento, che gli episodi che si vanno ad analizzare siano frutto di una parte della community dei videogiocatori. Perché non tutti i vegani sono svampiti, disadattati, ed omologati ad un pensiero unico.

Tutte le considerazioni fatte in tal senso sono una prerogativa dell'intero universo di nerd, geek e gamer. Quindi viene detto che (i nerd, geek e gamer) nei giochi online insultano sempre le donne, discriminano per il colore della pelle, considerano ogni gamer girl una frode atta ad attirare ed attizzare la fauna maschile (facciamo finta che non esista un intero mercato del genere su Twitch), ed infine molti videogiochi passano questi stessi messaggi, in cui le donne sono degli oggetti, desideri sessuali, oppure dei generici orpelli inutili.

E di tutti gli esempi che si potevano fare, di tutti viene preso il meno adatto: Mario e Peach. “Mario salva la sua principessa e per questo ha diritto a sposarla. È l'ovvia ricompensa di tanto eroismo, che basta a motivare la controparte femminile”, dice l'autrice dell'articolo. Interessante come in nessun videogioco della serie si sia mai verificato questo evento, e l'unica volta in cui provano a sposarsi sia proprio Peach a rifiutare i suoi pretendenti perché stanca di essere trattata come una damsel in distress. Talmente importante, come gesto, che dal finale di Super Mario Odyssey è nato uno dei fenomeni mediatici videoludici del 2018: Bowsette.

Ma parliamo di Bowsette, a proposito di videogiocatori che vedono le donne come principessine da salvare. Bowsette è diventato un desiderio erotico per molti? Eccome, anche per alcuni della nostra redazione, ma provate a pensare a cosa sia, in fondo, Bowsette: la versione transgender di Bowser, vestita di nero con le borchie, sempre ritratta in pose da dominatrice o intenta a comandare i suoi servitori. E Bayonetta? Cos'è se non il manifesto del femminismo videoludico per eccellenza?

Per dire.

Ma, per dare a Cesare quel che è di Cesare, l'articolo riesce anche a fare luce su delle realtà a noi note, e che è bene che lo siano anche per l'opinione pubblica. La scarsa importanza data alle donne in alcuni ambienti di lavoro, tra cui quelli delle professioni tecniche dell'informatica, la vicenda del Gamergate, e le deliranti dichiarazioni di Lawrence Summers, ex-rettore dell'Università di Harvard che nel 2005 disse che le donne sono inferiori all'uomo in campo scientifico.

Proprio per questo è oltremodo fastidioso vedere che, per alcuni frangenti dell'analisi, l'impressione sia quella di non essere andati molto oltre la rapida ricerca su Google. C'è tanto di cui parlare, un elenco di esempi ed iniziative che dimostrano quanto i videogiocatori (e quindi nerd) non siano affatto solo ciò che viene dipinto nell'articolo di Business Insider Italia.

Su Twitch, che è pieno di ragazze che sfruttano la loro avvenenza per raccogliere donazioni (alcune anche per loro stessa ammissione), ci sono anche le maratone di beneficienza come Games Done Quick, che questo mese ha raccolto oltre 2,4 miliardi di dollari per la Prevent Cancer Foundation, la fondazione per la ricerca contro il cancro. Durante l'E3 2018 si è svolto il Celebrity Pro Am, torneo di Fortnite che ha raccolto 3 milioni di dollari in beneficenza. Su Humble Bundle si può addirittura decidere la precisa quantità di soldi da donare al proprio ente di beneficenza preferito.

Ma i videogiocatori sono misogini, omofobi e razzisti. Lo sono, in parte, ma ci sono anche videogiocatori come Alexandria Ocasio-Cortez.

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Alexandria Ocasio-Cortez, conosciuta anche come AOC sul web.

Classe 1989, cresciuta nel momento di grande sviluppo del medium videoludico, AOC (così viene chiamata dalla stampa statunitense) ha studiato alla Boston University ottenendo un Bachelor of Arts, per poi tornare nel Bronx a lavorare come cameriera in una taqueria. Alexandria Ocasio-Cortez cita Watchmen sul suo profilo Twitter, scrive “All your base are belong to us” per commentare i dati sui consensi, e recentemente è intervenuta durante una maratona streaming per raccogliere fondi a favore di un'associazione che assiste i bambini transgender, dimostrando un grande affetto per il Nintendo 64 ed una sorprendente conoscenza del parco titoli dell'epoca.

Alexandria Ocasio-Cortez, oltre a non essere misogina, omofoba e razzista, è anche la più giovane parlamentare eletta nel Congresso statunitense della storia.

È paradossale come le vicende della Ocasio-Cortez si accostino ai Carlo Calenda di turno con una periodicità che ha dell'allarmante, mentre continuano ad essere pubblicati articoli come quello di Business Insider Italia. Anche perché, nonostante le buone parti dell'articolo che abbiamo citato poco sopra, la tesi finale dell'articolo si può riassumere in un sostanziale “è così, i maschi, bianchi ed etero sono nerd e si comporteranno sempre così”.

Poi, davvero, “secchioni”?

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