A fare da contraltare alla mia “discutibile” scelta del primo gioco dell’anno da me proposto, ci pensa un titolo che, tutto sommato, non necessiterebbe né di presentazioni né di argomentazioni che dimostrino il merito per la sua inclusione nell’Olimpo del 2018: Red Dead Redemption 2.

L’epopea di Arthur Morgan è uno di quei prodotti dell’industria videoludica che mi lascerà il segno, che ricorderò con piacere e nostalgia e che diventerà paradigma e pietra miliare del genere.

La mia riluttanza nel gettarmi in titoli open world, principalmente per motivi relativi al tempo necessario per un corretto completamento e fruizione, aveva  inizialmente posto un freno al mio acquisto.

Fortunatamente, però, alla fine ha prevalso il buon senso e sono stato ampiamente e largamente ripagato per l’obolo offerto a Rockstar Games.

red dead redemption 2

Red Dead Redemption 2 è stato uno dei prodotti che più è riuscito a coinvolgermi emotivamente negli ultimi anni, forte di una scrittura di alto livello e di personaggi squisitamente carismatici ed empatici.

Il tasso di immersione che hanno saputo trasmettermi la ricchezza di dettagli, la cura per i particolari e la dimensione umana e credibile dei suoi attori a schermo, mi hanno fatto sentire protagonista e parte dell’avventura e del percorso di redenzione di Arthur Morgan.

Protagonista titanico che, splendidamente doppiato da Roger Clarke, mi ha fatto vivere in prima persona le emozioni di un selvaggio west sul viale del tramonto.

Senza mezzi termini, RDR2 è un capolavoro e, a conti fatti, uno dei giochi se non il gioco di questa generazione (almeno per ora).

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