Non è un segreto la mia passione per i roguelike, genere videoludico che ben si presta ai rari momenti della giornata in cui riesco a dedicarmi a questa passione: ne gioco parecchi e tutti, nel loro piccolo, hanno sempre qualcosa di unico da offrirmi.

Poi arriva Dead Cells, un gioco che ho iniziato a seguire sin dalla sua prima apparizione per giungere fino alla sua release finale, vedendolo crescere e diventare un gioco bello grande, che riesce a vedersela non solo con i capisaldi del genere ma anche con produzioni ben più blasonate.

Difficile riuscire a far stare in poche righe tutta la magnificenza di questo gioco che non solo riesce a imporsi come il miglior roguelike sul mercato, ma anche come uno dei migliori videogiochi di quest’anno che si appresta a concludersi.

Possiamo parlare dell’eccellente comparto estetico, che vanta una delle migliori pixel art dell’annata: pulito, piacevolissimo da vedere e ricco di dettagli in ognuna delle ambientazioni che lo caratterizzano. Esteticamente perfetto.

Doveroso spendere anche qualche parola sul gameplay: veloce, frenetico, divertente ed estremamente complesso nella sua varietà. L’azione è sempre piuttosto rapida anche se viene premiato un gioco abbastanza ponderato e riflessivo, tenendo a mente che non bisogna mai abbassare la corda: la morte è dietro l’angolo.

Infine il level design, uno dei fiori all’occhiello dell’intera produzione che riesce a portare l’idea di mondo procedurale su tutt’altro livello: fra tutti gli esponenti del genere si tratta forse del gioco che meglio riesce ad incarnare questo aspetto proponendo una generazione dei livelli che possiamo quasi definire stupefacente.

Dead Cells offre tutto quello che si può cercare all’interno di un videogioco: varietà, inventiva, divertimento, una narrazione silenziosa ma efficace e un’estetica da urlo. Partite mordi e fuggi che danno assuefazione e un feeling con il giocatore che ha dell’incredibile.

Difficile non consigliarlo a chiunque e difficile da lasciare fuori da una carrellata dei migliori giochi del 2018 che in termini di qualità si è rivelato un anno così ricco di sorprese che avrei voglia di scriverne altri 100 di questi pezzi.

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