Riuscire a condensare in poche righe quello che rappresenta un videogioco come Celeste è un’impresa così difficile che ci limiteremo ad usare un aggettivo che di rado potrete trovare vicino ad un titolo nella sua interezza: perfetto.

Celeste non ha difetti, potete cercarli per ore, potete mettere tutto il vostro impegno ma non scoverete nessuna sbavatura all’interno di quello che a tutti gli effetti potrebbe essere considerato il miglior videogioco dell’anno che si avvia alla sua conclusione.

Parliamo di un platform che si avvicina moltissimo a quel sottogenere dei “rage game” senza mai appropriarsi pienamente di questa definizione grazie ad un game design che potremmo definire straordinario.

Celeste presenta una struttura narrativa intrigante, particolare, che si intreccia perfettamente con il gameplay e che spinge il giocatore verso i suoi limiti esattamente come Madeleine, la giovane protagonista, sta facendo nella sua avventura.

Ecco che la frustrazione, la difficoltà, il sudore e la soddisfazione nella scalata di Madeleine si fondono con le stesse sensazioni ed emozioni del giocatore che sente la montagna che viene scalata nel gioco come la propria e compie un viaggio, lo stesso che sta portando la nostra piccina ad un cambiamento interiore importantissimo.

Celeste affronta una tematica delicatissima e importantissima, quella della depressione, e lo fa con una grazie ed un’eleganza che mai prima d’ora si erano visti all’interno di un prodotto videoludico: se poi pensiamo che stiamo parlando di un platform dalla difficoltà quasi soffocante la sorpresa è doppia.

Ogni elemento all’interno del titolo fa parte di un ecosistema di meccaniche e idee sorprendenti che sopraffanno il giocatore lasciandolo a bocca aperta capitolo dopo capitolo, livello dopo livello, schema dopo schema.

Un level design da premio oscar unito ad un’estetica senza alcuna sbavatura e di una piacevolezza unica fanno da sfondo ad una delle migliori avventure della storia videoludica: un videogioco che deve essere giocato nella propria carriera, semplicemente unico e squisitamente perfetto.

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