PlayerUnknown's Battlegrounds non ha bisogno di presentazioni. Tutti conoscono il battle royale nato dalla mente di quel modder conosciuto proprio con il soprannome di PlayerUnknown e che con il motore di gioco di Arma ha creato un vero e proprio fenomeno di costume. In breve, si è trasformato nel titolo bomba del 2017, tanto da arrivare a giocarsi il premio come Game of the Year ai The Game Awards del 2017, poi vinti da The Legend of Zelda: Breath of the Wild.

Una storia quasi stellare, ma che fu ben presto eclissata da un'altra stella nascente, entrata di prepotenza nella vita di tutti i videogiocatori e non solo: Fortnite. Un rivale che in poco tempo ha letteralmente conquistato il mercato e anche l'immaginario collettivo, sostituendosi proprio a PlayerUnknown's Battlegrounds come detentore di molteplici record.

In tutto ciò l’immagine del gioco è mutata notevolmente. Tra nuove mappe e diverse aggiunte al gameplay, come la prima persona, il titolo ha subito diverse modifiche per cercare di essere in sintonia con le esigenze o i gusti dei videogiocatori. Uscito in esclusiva su PC, per poi approdare su Xbox One per un altro periodo di esclusiva, gli sviluppatori non sono rimasti con le mani in mano ed alla fine, il 7 dicembre PUBG è finalmente approdato su PlayStation 4.

Un debutto di sicuro atteso, ma che purtroppo prove alla mano si è dimostrato problematico dal punto di vista tecnico e di sicuro non troppo eclatante, ma andiamo con ordine.

PUBG

PUBG non ha bisogno di essere raccontato, né spiegato, ma per coloro che sono stati in coma negli ultimi due anni, trattasi di un titolo appartenente al genere dei battle royale come già spiegato. 100 giocatori gettati letteralmente nella mischia su un'isola si affrontano, all'interno di una mappa di gioco che si restringe sempre più. Un cerchio blu, che protegge i giocatori da una tempesta che di due minuti, in due minuti avanza inesorabile, uccidendo tutti i giocatori che restano indietro. Oltre che da ciò, i giocatori devono guardarsi bene dagli altri partecipanti e nel mentre cercare di esplorare il più possibile, al fine di trovare armi ed equipaggiamenti utili alla sopravvivenza e alla vittoria finale.

All'inizio di ogni partita avremo la possibilità di scegliere con chi giocare, se da soli, in coppia od in gruppo. Dopodiché potremo capitare su una delle 3 diverse mappe disponibili, tra cui Sanhok, Miramal ed Erangel, in attesa di quella invernale che arriverà a gennaio su Xbox One e PS4, ma già disponibile su PC.

In sé, la versione per la console di Sony non porta con se novità incredibili dal punto di vista del gameplay, così come invece accadde per la versione Xbox One o al momento del debutto alla versione 1.0. Il titolo è sbarcato sugli store nella classica edizione standard, con in più la possibilità di acquistare vari pacchetti di skin ed accessori per il nostro personaggio.

Il titolo ci dà la possibilità di personalizzare il nostro personaggio con varie skin, abiti ed indumenti acquistabili con i Battle Point o completando le diverse sfide o missioni, che il gioco giornalmente o settimanalmente propone.

PUBG

Se da questo punto di vista il gioco rimane pressoché uguale ai giorni precedenti al suo debutto su PS4, parliamo del come si comporta il titolo sulla console Made in Japan. Qui, la situazione non è delle migliori, anzi.

Abbiamo provato PUBG su una PS4 Slim e di sicuro non è stato un incontro sorprendente dal punto di vista tecnico. La console purtroppo riesce a fatica a reggere il gioco. Fin dal lancio con il paracadute si notano vistosi cali di frame rate nel momento della discesa, a ciò si aggiungono texture non caricate e pop up di oggetti ed abitazioni a pochi metri da noi.

Come da “tradizione” del titolo la qualità grafica è rimasta molto old-gen, ma ciò non aiuta le prestazioni che risentono anche su PS4 di una pesantezza del motore di gioco che porta a frame-drop o comunque cali di frame molto vistosi e risolti solo in parte con le primissime patch rilasciate dagli sviluppatori dopo il 7 dicembre.

Di sicuro proprio riguardo questo aspetto, i momenti del lancio dall'aereo o la sala d'attesa sono abbastanza drammatici, durante la partita la situazione migliora ma non troppo . Soprattutto su Miramal potremmo assistere ad un frame-rate che difficilmente resta ancorato ai 30 fps, il che si può tradurre in morte sicura soprattutto in determinate situazioni. Situazione ben peggiore è quella di Sanhok. Nella quale l'intera esperienza probabilmente non tocca mai i 30 frame per secondo.

PUBG

A ciò aggiungiamo la totale assenza di anti-aliasing il che comporta sulle medie-grandi distanze la quasi impossibilità di distinguere i nostri avversari dai sassi o dai cespugli, a meno di trovare un mirino ottico x3 o x4. In un titolo, nel quale la maggior parte delle uccisioni avviene a distanza, questo problema si può tradurre in un unico modo: frustrazione.

È chiaro che nonostante l'arrivo su una nuova console, si sia probabilmente dato priorità al porting in se piuttosto che all'ottimizzazione di problemi che la software house si trascina da diverso tempo e che probabilmente richiederebbero un restyling totale del motore di gioco. Di sicuro sarebbe stato molto più interessante scoprire un'ottimizzazione ben migliore di quella presentata il 7 dicembre, magari a dimostrare l'impegno nel cercare migliorare il titolo. Ad oggi, infatti, si è notato una grande volontà da parte delle diverse software house al lavoro sulle varie versioni del gioco di portare sempre più contenuti, come mappe ed equipaggiamento, ma la vera “grana” continua a rimanere lì dov'è, castrando un titolo con potenzialità ancora maggiori di quelle dimostrate fin'ora.

I batte royale sono di certo un genere che punta su tre fattori: la strategia, la fortuna, ma soprattutto la pazienza. Se si gioca in gruppo o con gli amici, quest'ultimo elemento è quasi del tutto irrilevante, ma quando si gioca da soli diventa il vero ago della bilancia di un titolo. Con PUBG capiterà più di una volta di lanciare qualche imprecazione, dovute a dei problemi di natura tecnica, il che non va bene.

Fa storcere ulteriormente il naso, il fatto che oramai il gioco ha da molto superato la versione 1.0 e dispiace vedere che uno degli aspetti più importanti, continua ad essere lasciato così indietro dagli sviluppatori. La versione per PS4 sembra così l'ennesima early access, con ancora molto lavoro davanti e soprattutto ben lontani da un prodotto completo. In tutto ciò la dicitura 1.0 continua a perdere importanza, oltre che credibilità, e non essere più considerato un vero punto di arrivo nello sviluppo di un titolo.

PUBG

Per il resto, PlayerUnknown's Battlegrounds rimane il solito anche su PS4 ed i pregi che lo hanno fatto amare dai giocatori permangono. La gestione del pad è buona, riuscendo a condensare sul DualShock 4 i numerosi tasti necessari a giocare, così come accadde per il pad di Microsoft. Il trackpad, invece, viene dedicato alla mappa di gioco. Sulla destra dello schermo troviamo una legenda per ricordarci la funzione dei tasti più utilizzati, anche se molte funzionalità non vengono per nulla indicate e non essendo del tutto intuitive, possono lasciare il giocatore abbastanza spiazzato.

Lo shooting, al netto dei problemi tecnici e grafici, è in grado di offrire parecchie soddisfazioni tra headshoot ben piazzati ed un sistema di mira abbastanza valido. Come anticipato, graficamente il titolo continua a lasciare a desiderare, con una povertà di texture tale da ricordarci un titolo della scorsa generazione. In tal senso aiutano almeno le mappe, ben caratterizzate e varie, che per i neofiti saranno subito riconoscibili e che ben presto impareremo ad amare od odiare.

Grande prestazione dei server e del net-code, in grado di sbolognare la grande quantità di giocatori dei primissimi giorni. Per trovare una partita non ci vorranno più di cinque secondi, in quasi tutte le modalità e difficilmente il matchmaking sbaglierà. Da questo punto di vista gli sviluppatori hanno fatto un grande lavoro.

Insomma, un ennesimo debutto del gioco che si porta con se pregi e difetti delle edizioni precedenti. Un porting che forse poteva arrivare anche con qualche mese di anticipo, così almeno la continuità di problematiche la si sarebbe potuta giustificare un po' di più. PlayerUnknown's Battlegrounds continua a soffrire dal punto di vista tecnico e questo non è più perdonabile a questo punto. L'intenzione di voler raggiungere il maggior pubblico possibile è ormai chiaro, la voglia di proporre nuove mappe con così grande frequenza è lodevole, ma forse sarebbe anche il caso di cementare le fondamenta di un gioco che comunque è riuscito a fare la storia dei videogiochi, a modo suo.