Finalmente possiamo dire conclusa la trafila di ore notturne passate a seguire conferenze a destra e manca con la conclusione dei The Game Awards, manifestazione dedita a celebrare il videogioco, l’industria e tutti i volti che si celano dietro ai titoli che ci tengono compagnia durante le ore della nostra giornata.

La manifestazione inizia quasi a far concorrenza al palco ben più famoso di Los Angeles in termini di annunci e, quest’anno, sorprendentemente anche per la qualità della serata stessa che è stata ben al di sopra delle più rosee aspettative.

D’altronde se in una manifestazione di questo tipo riesci a creare il momento videoludico migliore dell’anno (e non solo) è difficile riuscire a reggere il confronto con altri eventi di questo genere.

Di questo momento incredibilmente alto, sia in termini di sorpresa che di messaggio veicolato, ne parliamo più in là, prima ci concentriamo un poco sui giochi annunciati.

Già, di nuovi titoli ne abbiamo visti parecchi anche se non manca un leggero malcontento per alcuni grandi assenti di cui si sentiva fin troppo il bisogno, ma non ci perdiamo d’animo: oramai è abbastanza palese che stiamo parlando di next gen per certi nomi, e Kojima lo sa bene, vero?

Peccato, eh?

Focalizziamoci sui presenti quindi e sull’altissima qualità di ognuno degli annunci che si è sono resi protagonisti della serata, assieme ai premi, ovviamente, su cui non mancheremo il nostro commento.

Partiamo da un titolo il cui annuncio era stato già annunciato (ma in che tempi viviamo?) nei giorni scorsi: Crash Team Racing Nitro Fueled, remastered del classicissimo racing game con protagonista l’altrettanto famoso Bandicoot.

Il titolo uscirà su tutte le piattaforme il 21 giungo prossimo e comprenderà tutte le modalità a cui siamo stati abituati già nella versione originale comprensive di online.

Ecco, nonostante non possa reggere il confronto con la N-Sane Trilogy in termini di quantità di contenuti, il semplice fatto che esista l’online dentro questo titolo potrebbe essere la svolta. Perché dico “potrebbe”? Perché CTR è un gioco ben poco bilanciato e personalizzabile in termini di kart e personaggi, il rischio è vedere orde di Penta Penguin intasare le nostre partite.

Tutto sta nel lavoro di rimasterizzazione e nella volontà del team di sviluppo nel voler far funzionare il gioco.

Fra gli altri annunci altisonanti possiamo vedere fare capolino Mortal Kombat 11, che si presenta con un trailer incredibilmente avvincente e crudo (ma questo non ci sorprende) che promette una personalizzazione più profonda dei lottatori e dello stile di gioco.

Il titolo uscirà il prossimo anno su tutte le principali console e questa non può che essere una notizia più che gradita per tutti gli amanti del picchiaduro.

Non possiamo non citare l’annuncio del nuovo capitolo di Dragon Age che nonostante abbia annunciato ben poco e nonostante parliamo di un gioco che non vedrà la luce prima di qualche anno, è riuscito a fare la sua bella figura sul palco: tutti contenti, anche quest’anno è andata.

Vediamo poi Obsidian toccarla molto piano con il suo The Outer World, titolo che sembra essere il figlio illegittimo fra Fallout e Borderlands, che non solo ha tutta l’aria di essere un gran gioco ma mette all’angolino l’ultimo arrivato in casa Bethesda spiegandogli bene che è il momento di lasciare fare ai grandi.

Fra gli annunci di rilievo non può mancare Rage 2 con un ennesimo trailer ai limiti della follia, in cui ci viene sottolineato ancora una volta quanto il gioco voglia essere pazzo, frenetico e “scemo”, bene così e avanti il prossimo.

Anche Far Cry fa la sua parte mostrando il suo compitino fatto per bene con New Dawn, spin-off del quinti capitolo, che vede (guarda un po’…) uno scenario post-apocalittico come sfondo delle nuove vicende.

A qualcuno piace girare il coltello nella piaga e qualcun altro non può che ingoiare l’amaro boccone e stare più attendo la prossima volta, no?

A fare presenza abbiamo visto anche numerosi titoli “minori” fra cui sicuramente spicca l’ultimo lavoro di SuperGiant, che ancora un volta sottolineano la loro maestria nell’estetica e nel design delle ambientazioni con Hades.

Mettiamo da parte i “giochetti” annunciati e torniamo al miglior momento della serata, nonché miglior momento videoludico dell’anno: Shawn Layden, Phil Spencer e Reggie Fils-Aimé, rispettivamente i boss di PlayStation in Nord America, Xbox e Nintendo of America, insieme sul palco a parlare della passione per i videogiochi e del fatto che insieme non temono nessun ostacolo.

Un momento toccante che ha portato sul palco un messaggio incredibile che mira ad assottigliare tutte le inutili guerre alla compagnia migliore e ad appiattire quel tipico “fanboysmo” che caratterizza molti ragazzini al giorno d’oggi.

Emozioni.

Un plauso a quei tre che hanno saputo regalarci uno dei momenti più belli di sempre nella storia del medium.

Non possiamo non concludere con un breve commento al vincitore del premio più ambito, quello di “gioco dell’anno” che, contrariamente ad ogni aspettativa viene assegnato all’ottimo God of War, un gioco che merita sicuramente questa altissima onorificenza.

Perché è inaspettato come premio? Perché accanto a lui, nelle nomination, c’era Red Dead Redemption 2, un gioco che ha spopolato letteralmente fra critica e videogiocatori affermandosi come il miglior esponente del suo genere.

Non che l’ultimo titolo di Rockstar non abbia vinto nessun premio, ecco, ma God of War non solo gli ha soffiato il più importante ma ha anche arraffato le “migliori” statuette presenti: miglior direzione artistica, miglior gioco d’avventura/azione e gioco dell’anno, lasciando a Red Dead Redemption 2 il contentino dei premi “tecnici”.

Perché è importante questa vittoria? Perché God of War è un titolo che a detta di chiunque non poteva reggere il confronto con un colosso come quello di Rockstar, perché Red Ded Redemption è immenso e “perfetto”.

Vincere come miglior gioco in una competizione che presenta questi colossi fra le nomination è importante il doppio e deve far riflettere sul futuro del medium e su quello degli open world: God of War ha vinto due volte battendo qualcosa del calibro di Red Dead Redemption 2 e io sono felicissimo che sia andata esattamente così.