Un po’ Fallout (i primi), un po’ X-Com, Mutant Year Zero: Road to Eden ci spara in un universo narrativo vecchio di trentaquattro anni eppure ancora in grado di svolgere il suo dovere con grazia.

Il titolo che vado a recensire si basa però sulle ultime regole pubblicate solo quattro anni fa, una specie di remake della storia originale, e ci porta in un mondo recentemente distrutto da guerre nucleari e malattie, facendoci interpretare gli unici personaggi capaci di vivere in un ambiente simile: dei mutanti.

Bormin e Dux sono i primi mutanti a nostra disposizione, rispettivamente con sembianze da cinghiale e da oca, e che fungeranno da introduzione alla nostra carriera di Stalker.

Dopo le bombe e le malattie rimane un solo posto sicuro per ciò che è rimasto dell’umanità: l’Arca, solo i Mutanti possono avventurarsi fuori dall’Arca e raccattare il necessario alla sopravvivenza di tutti. L’incipit del gioco è la più classica delle storie, dopo un giretto di prova nei dintorni dell’Arca veniamo incaricati di cercare uno Stalker scomparso da giorni ed è qui che iniziano, come al solito, i problemi.

mutant year zero

La storia di MYZ: Road to Eden ci porterà in lungo e in largo per la Zona senza darci restrizioni di alcuna sorta, nonostante sia possibile trovarsi di fronte a nemici di livello troppo alto per i nostri personaggi è possibile sfruttare la modalità stealth per esplorare i dintorni e raccattare preziosi rottami, armi e artefatti.

Anche ai livelli di difficoltà più bassi infatti sarà essenziale equipaggiare al meglio i nostri mutanti e, soprattutto, cercare in ogni angolo di ogni mappa le risorse necessarie per i potenziamenti o nuovi pezzi di equipaggiamento presenti nelle casse.

MYZ ha un approccio tattico differente da titoli come i già citati X-Com e Fallout, il ristretto numero di elementi della nostra squadra (massimo tre mutanti attivi) e il numero soverchiante di avversari costringeranno il giocatore ad evitare lo scontro diretto per più tempo possibile, cercando di sfoltire con armi silenziose i nemici isolati per poi attaccare il grosso e portando a termine la battaglia nel modo più veloce possibile.

Insomma, il danno la fa da padrone e questo è innegabile. Che siano armi silenziosi per uccidere qualcuno senza allertare i suoi amici o far esplodere il cranio a dei Ghoul con un pesante cannone, saprete che più danno fate, meglio sarà per voi.

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L’Arca fungerà da zona d’appoggio, con un paio di negozi e qualche NPC che vi racconterà storie qui e li, tutto il resto lo troverete sparso per la Zona, non avrete un diario con delle missioni secondarie ma solo dei foglietti trovati qui e la, o la conversazione ascoltata da alcuni nemici mentre cercavate una posizione per assassinarli che potrebbe portarvi a scoprire un deposito di rottami da saccheggiare o un gruppo di cani nelle vicinanze da evitare.

Per chiunque abbia giocato agli ultimi X-Com di Firaxis il gameplay durante le battaglie sarà incredibilmente familiare anche se, in alcuni punti, la familiarità potrebbe portarvi a compiere azioni errate (quante volte ho cliccato col tasto destro per muovere la visuale solo per vedere i miei personaggi correre nella posizione errata…) e, complici dei controlli non proprio perfetto, a costringervi a ricaricare la partita per redimere il vostro errore… sempre che non abbiate impostato la modalità con salvataggio singolo, in quel caso beh, mi dispiace per voi.

La difficoltà del gioco a tratti sembra un pochino sbilanciata, con dei salti non da poco nella vita dei nemici ma non nel danno causato dalle vostre armi, costringendo in certi frangenti il giocatore a esplorare diverse zone secondarie (spesso anche di livello troppo alto) per trovare sufficienti risorse da utilizzare in potenziamenti per la propria squadra prima di poter continuare.

Il gioco comunque incoraggia l’esplorazione e la permette, come detto prima, con un ottimo sistema di stealth che da abbastanza libertà anche per recuperare diversi “artefatti” (che altro non sono che oggetti di uso comune, mal interpretati dai nostri sopravvissuti) che possono garantire dei bonus permamenti all’intera squadra.

mutant year zero

Personalmente avrei preferito almeno quattro elementi attivi contemporaneamente perché la quantità di mutazioni presente per ogni personaggio e il fatto di poterne equipaggiare solamente tre (divisi in tre diversi tipi) porta a dover fare una scelta oculata su come costruire la propria squadra, ma soprattutto si sente la mancanza dell’interazione con i personaggi abbandonati nel limbo della riserva in quanto sono mediamente ben caratterizzati e hanno ottimi scambi durante le scorribande per la Zona.

Nota molto divertente gli abitanti attuali della terra non hanno idea di come funzionino certi oggetti che per noi sono di uso quotidiano.

Ecco allora che un defibrillatore diventa un oggetto per aiutare a riposare (perché sopra c’è un immagine di una persona sdraiata su cui viene usato) e un iPod è invece un vecchio strumento per misurare la maturità dei frutti.

Ho fatto una quantità indegna di screenshot con le descrizioni più divertenti (e in alcuni casi citazionistiche) ed è stato molto difficile scegliere quali usare nella recensione, in generale tutto il mondo di MYZ è permeato di questo black humor e di male interpretazioni della nostra era (la Gran Bretagna diventano le isole Brexit, per esempio).

mutant year zero

Il gameplay tattico è profondo e certe volte anche più punitivo del caro vecchio X-Com in cui sbagliavi un tiro al 90%: le coperture sono più performanti ed è molto difficile arrivare a fiancheggiare un avversario perché la quantità di nemici attivi contemporaneamente può diventare soverchiante. Il gioco poi non vi risparmia mutanti psionici, robot capaci di riportare in vita nemici già morti e simpatici allegroni con deliziose molotov che piovono sui vostri personaggi in copertura.

Ci sono alcune sbavature qui e lì, ma Mutant Year Zero è un gioco con una solida base e ben rifinito dove serve, con un'atmosfera tutta sua e dei personaggi divertenti con cui condividere del tempo.