In un panorama videoludico che sì orienta fortemente verso il riempitivo, seppur con una certa classe e rifinitura, offrendo ottime portate per giocatori completisti pronti a fagocitare quest su quest, build, dati alfanumerici, Rockstar Games propone ai giocatori una visione romantica e story driven con Red Dead Redemption 2.

Si tratta di una cavalcata meravigliosa che permette di condurre le redini su sentieri aurei ben tracciati dalla magnifica linea narrativa principale ma che, al tempo stesso, si concede il lusso di cedere il passo ad avventure e mansioni secondarie mai banali.

In tal senso si possono inquadrare sia attività sempre legate al contesto della storia di contorno, che mantengono, ad ogni modo, un livello di scrittura notevole, sia attività legate ad un free roaming davvero godurioso per celebrare le proprie aspirazioni di erboristi o cacciatori.

Il meraviglioso pregio dell’esplorazione libera è che, incidentalmente, offre un pool di esperienze aneddotiche davvero irripetibili.  La possibilità di incontrare i cosiddetti “stranieri” con un sistema che rende visibili le quest grazie ad un sistema di manifestazione basata sulla prossimità, consentirà al giocatore di girovagare liberamente ed imbattersi in un mondo vivo e ricco di sorprese.

Tutte queste attività e storie collaterali che intersecheranno in modo imprevedibile il cammino di Arthur Morgan, titanico protagonista dell’epopea western di Rockstar Games, arricchiranno il nostro diario di personaggi pittoreschi e bizzarri ma anche di storie in grado di strappare lacrime oltre a qualche sorriso.

Red Dead Redemption 2

La forza dell’opera firmata Rockstar sta proprio nella capacità di creare un mondo di gioco che si evolve assieme al giocatore e che è in grado di offrirgli una rete di legami che riescono a generare una carica empatica mai vista prima. La possibilità di interagire ed interloquire con vari NPC, a più riprese e in più dimensioni spaziotemporali, vedere alcune nostre decisioni plasmare la vita del nostro alter ego e di chi ci sta intorno, non è qualcosa di nuovo nei videogiochi ma, il modo in cui questi strumenti ci vengono offerti e come vengono presentati sviluppi e conseguenze, è davvero eccezionale.

Starà a noi decidere come plasmare e tracciare il sentiero di Arthur Morgan attraverso un sistema di moralità (l’onore) mai invasivo che ci fa da silenzioso Virgilio su come vogliamo fare evolvere la nostra personalissima storia.

Ciò che sicuramente la fa da padrona e che pone Red Dead Redemption II su un piano più altro rispetto ai suoi competitor è la caratterizzazione dei personaggi. La banda di Dutch Van Der Linde è un caleidoscopio di personalità discordanti, eterogenee, ma tutte squisitamente vive, veritiere e ben amalgamate tra di loro. Ogni personaggio ha una storia da raccontare ed è collocato in modo pregevole all’interno della ragnatela narrativa intessuta da Rockstar Games.

La voce roca di John Marston, l’iperbolica macchietta vivente che è Zio, le parole ed azioni melliflue, seduttive e rassicuranti di Dutch in un’ambivalenza che spazia dalla paternalità alla cialtroneria, tutti gli screzi e l’amore di questa famiglia virtuale di fuorilegge e tanto, tantissimo altro rimarranno tatuati nei miei ricordi e nel mio cuore. La cura squisita per caratterizzazione fisica e psicologica non si limita, però, ai soli fuorilegge ma è un’aura che investe anche gli altri NPC e villain presenti nella storia.

In questo mare di scrittura di qualità, Arthur Morgan riesce comunque ad emergere e a porsi come faro splendente di questa produzione eccezionale, complice un’interpretazione di alta caratura di un Roger Clark in stato di grazia. Il doppiaggio e il motion capture titaneggiano in una produzione eccellente e riescono a dare un’anima ed una credibilità alle proprio controparti digitali senza precedenti, sia nella storyline principale che in alcune, importanti, quest secondarie.

Red Dead Redemption 2

Storyline che è in grado di adattarsi in modo camaleontico a qualsiasi situazione ed è in grado di farsi portatrice di messaggi importanti e sentimenti forti. Ed è così che in un crogiolo di emozioni emerge elegantemente uno spaccato complicato dell’epoca moderna: l’industrializzazione e la dirompente spinta tecnologica degli albori del novecento che distruggono i sogni di un’epoca di libertà e sbuffano disillusione nei cieli del vecchio west che si ritrova sormontato da una cappa nera di sfiducia ed asettico progresso a cui non tutti vogliono piegarsi.

È la fine del dominio della natura sull’uomo, la fine dell’era dei fuorilegge, è la fine degli zoccoli che si vedono soppiantati da cavalli di ferro su rotaie cittadine, è la fine delle scorribande e del caos in nome di una società industriale e tristemente stanziale.

C’è tanto spazio per critiche sociali che risultano implementate in modo ora dissacrante, ora finemente pedagogico, ma mai banali, forzate o fuori posto. Non ci troviamo di fronte ad una retorica che si piega al buonismo da Social Justice Warrior e che vuole a tutti i costi omologarsi con i trend polemici e le minoranze per non risultare scomodo ed esporre il fianco alle critiche più tossiche del decennio.

Red Dead Redemption II è un prodotto che sa intrattenere, commuovere, divertire e spingere alla riflessione. Ed è così che troviamo incasellati in modo magistrale nella storyline principale i nativi americani e la cosiddetta Questione Indiana e le manifestazioni delle suffragette per il diritto al voto femminile. In più di una volta emergono le scorie del razzismo e i mostruosi fantasmi dell’epoca dello schiavismo in un’opera di denuncia elegante, credibile e che magistralmente si mescola nell’alchimia della narrazione.

Al di là dei messaggi che vuole portare all’attenzione del giocatore, quella del titolo di Rockstar Games, è la storia di Arthur Morgan nelle sue luci ed ombre, nella caduta e nell’ascesa, in un percorso di redenzione verosimile, commovente, coinvolgente e meraviglioso. I dialoghi e le scelte che vengono offerte al giocatore, sottesi da una sceneggiatura ed una scrittura monumentale, costituiscono i gradini che il giocatore dovrà salire fino a raggiungere la cima della torre che ospita lo stupendo climax finale della storia.

Red Dead Redemption 2

Il percorso di Arthur, personaggio titanico che Rockstar è riuscita a collocare ex-novo in questo prequel delle avventure di John Marston, è costellato di dolore fisico, morale e psicologico. I meccanismi narrativi funzionano talmente bene che Arthur, vero e proprio da alter ego capolavoro di empatia, è quasi in grado di trasmettermi le sue sensazioni, i suoi sentimenti e il suo dolore.

Generalmente tendo a immergermi a fondo in una storia e a “ruolare” a tutti gli effetti il protagonista che la software house di turno affida alle mie mani e alla mia mente e con Red Dead Redemption II non ho fatto eccezioni. La magia dell’immedesimazione è resa possibile da un lavoro attoriale notevole, da una direzione artistica e un world design in grado di risucchiare il giocatore nelle sue bellezze selvagge che spaziano da distese sconfinate che si estendono in tutte le direzioni a vista d’occhio a foreste costellate di god rays meravigliosi. La perfetta continuità dei paesaggi, tecnicamente stupendi, e del tempo scandito da un ciclo giorno e notte elegante, rendono l’esplorazione davvero piacevole, quasi doverosa.

La cura per i dettagli e la qualità di luoghi, personaggi ed animazioni, il sound design e la colonna sonora ipnotica mi hanno più volte sradicato a forza dal pensiero morboso di proseguire nella storia per rifugiarmi in un accampamento di fortuna, sotto un cielo stellato, a metà tra i miei pensieri e la bellezza del mondo. Mi perdevo e mi immedesimavo nei pensieri di Arthur custoditi nel suo splendido e romantico diario da viaggio, fantasticando su chi avrei incontrato nelle mie sfuriate notturne a cavallo, che ne sarebbe stato di me e dei miei amici, quali segreti avrei scoperto e quali emozioni avrei provato.

Così, dopo una pausa contemplativa, attivavo la visuale dinamica e mi godevo il viaggio, senza pensieri, completamente rapido dalle atmosfere di gioco, vivendo ancora una volta l’avventura con gli occhi di Mr.Morgan e non di Jonathan Campione, cavalcando alla ricerca di stranieri, folklore e meravigliose avevnture. Riempivo l’hard disk e il cloud di istantanee, di scorci che in splendide immagini in 4K custodivano, oltre alla invidiabile qualità tecnica, un fiume di parole che codificavano l’epopea di Arthur e la mia intima interpretazione di quel meraviglioso viaggio.

Celebravo anche le mie sparatorie più spettacolari, fatte di epicità, un contenuto soverchiante di elementi a schermo, atmosfera impareggiabile ma anche qualche piccola incertezza ludica. Il pinnacolo dell’esperienza ludico-visiva era sicuramente la spettacolarizzazione del tanto amato Deadeye, che vede il suo ritorno anche al fianco di Arthur Morgan, in una magia di enfasi e truculenza con closeup davvero cinematografici.

Red Dead Redemption 2

Questa impareggiabile esperienza vissuta con Arthur Morgan, la banda di Dutch e tantissimi altri indimenticabili comprimari e storie mi è rimasta dentro. Oltre 60 ore di gioco che ricorderò con affetto e che mi spingono, quotidianamente a distanza di giorni dal completamento dell’avventura, a rivedere le scene di gioco e riascoltare canzoni associate ad emozioni irripetibili, nella speranza di rivivere o almeno ad avvicinarmi alle sensazioni provate in quei momenti e nel tentativo di cogliere di nuovo quel magnifico sapore agrodolce.

Outlaws for Life.