Lo so che tra Red Dead Redemption 2 e la miriade di videogiochi che stanno arrivando nei negozi in questo momento può non sembrarvi così, ma nel frattempo è uscito Soul Calibur 6, che è un picchiaduro con gli attributi ed il migliore della serie, un grande momento di rinascita se vogliamo, con un gameplay che torna alle origini per fondare un nuovo corso della serie.

A proposito di attributi, è noto che Soul Calibur sia un franchise che, come molti altri picchiaduro, fa della bellezza dei suoi protagonisti un elemento molto importante. Sophitia, Xianghua, Seong Mina, ed Ivy tra le altre, tutte signore che Soul Calibur non ha mai evitato di elevare a vere e proprie bombe sexy (anche Talim che, insomma, nel sesto capitolo ha pur sempre 13 anni…). A questo proposito Kotaku ha pubblicato una interessante riflessione sul personaggio di Ivy ad opera di Maddy Myers, che potete recuperare a questo indirizzo.

Il riassunto della tesi dell’articolo di Kotaku è che, sostanzialmente, arrivati al sesto capitolo regolare non c’è ancora una spiegazione del perché Ivy se ne vada vestita in giro così, e del perché abbia adottato quello stile da dominatrice sadica e crudele, quando in realtà la sua storyline la vede come un’eroina. Di solito, dice l’articolo e la storia, un personaggio (soprattutto femminile) ha sempre un motivo per essere così sessualmente emancipato, o comunque una psicologia tale da non rendere questo elemento estremamente fastidioso.

Pensiamo a Bayonetta ad esempio che, pur non avendo così tanta pelle scoperta come Ivy Valentine, è un personaggio che fa della sessualità la sua arma, perché se sei padrone di qualcosa sai anche come usarla a tuo vantaggio (alla faccia delle femministe della domenica).

Soul Calibur 6
Bellissima, regale, tremenda. Che le vuoi dire ad una così?

Ivy è effettivamente un caso particolare. È ovvio che il suo design sia stato pensato per essere un oggetto del desiderio sessuale. In ogni capitolo, inoltre, il suo già striminzito abito diventa sempre più modesto. Curioso il fatto che, quando durante i combattimenti è possibile distruggere l’equipaggiamento dei lottatori, non si noti praticamente quasi nessuna differenza sull’outfit di Ivy visto che è già nuda dall’inizio del combattimento. Se Ivy fosse una persona reale sarebbe una di quelle in grado di far venire il torcicollo tutte le persone nel giro di centinaia di metri. Ovviamente sarebbe stato interessante darle uno spessore caratteriale, speranza che condivido con la tesi di Kotaku, ma onestamente non ne vedo un’estrema necessità.

Parliamoci chiaro, Soul Calibur 6 non fa niente per non spingere sul lato del fanservice. Come accennato poco sopra, anche la tredicenne Talim è vestita in modo ammiccante, e gli urletti che fa quando viene colpita non aiutano di certo. Come il discutibile outfit di Seong Mina, che tra tanga e top senza reggiseno, non si capisce come sia stato sensato per una combattente agile come lei scegliere di vestirsi in quel modo.

Al di là di ciò, e del prorompente seno di Sophitia tanto per dirne un’altra, ogni tanto è strano ritrovarsi a giocare a Soul Calibur. Perché gente così vestita non dovrebbe sentirsi a disagio a combattere contro Mitsurugi e Siegfried, rispettivamente un truce samurai ed un cavaliere in armatura completa?

La risposta è semplice come spiazzante: perché sono personaggi fighi, nel senso più completo del termine.

Soul Calibur 6
Ivy Valentine, una donna chiamata sindrome di Stendhal.

Ivy Valentine è una donna pensata chiaramente da uomini eterosessuali: è sexy oltre ogni misura consentita, e va benissimo così.

Per un discorso similare a Bayonetta, è perfetto che Ivy sia estremamente sexy. Perché non è solo bella, ma è anche una donna letale che, tra le tante cose, ha una serie di mosse un cui sottomesse i suoi avversari e li calpesta con i suoi stivaloni col tacco. Ivy è figa in ogni suo aspetto, Sophitia mena come un fabbro e poco importa che il suo decolleté sia praticamente fuori dal vestito in ogni occasione, l’abito adamitico di Taki non impedisce che in mani competenti sia tra le cose cosa che più temo al mondo quando mi cimento in qualche partita online. Capite cosa voglio dire? Sono sensuali, bellissime, ma non è che non siano poco attraenti in termini ludici (Seong Mina ha un colpo basso che fa venire i brividi a chiunque sia dotato di pene, if you know what i mean).

Il trucco sta nel non fermarsi solo a guardare il lato XX del roster, ma anche quello XY. Se le signore che abbiamo citato sono certamente attraenti non è che Maxi, Siegfried, il novizio Groh, Mitsurugi, o quel gran pezzo di Geralt non siano dei manzi.

Quando si rompono le armature di questi signori ecco che ne esce una pletora di addominali scolpiti, pettorali di marmo, bicipiti di ferro, e qualsiasi altra parte del corpo vi venga da associare con un altro materiale noto per la sua resistenza. L’estetica di Raphael è interessante a questo proposito, perché pur essendo un agile ed elegante schermidore (al limite del femmineo per design), i suoi abiti distrutti rivelano una schiena composta da dorsali e deltoidi che farebbero invidia ad un palestrato.

Soul Calibur 6
La virilità manifesta di Mitsurugi.

Soul Calibur 6 è, quindi, una celebrazione della bellezza tout-court. Come i film di supereroi hanno al loro interno uomini e donne la cui fisicità può essere considerata la trasposizione delle figure messianiche che rappresentano, i lottatori del picchiaduro di Bandai Namco sono belli, sexy e potenti, e così devono essere perché tutto il gioco regga.

La maggioranza delle immagini promozionali del gioco vedono Mitsurugi combattere contro Sophitia. Ora, provate ad immaginare se uno dei due, o entrambi, fossero brutti e privi di muscoli, farebbe lo stesso effetto ai vostri occhi? La risposta è no, perché è normale che sia così. La brutalità del conflitto, che sia all’arma bianca o a mani nude, ha bisogno della bellezza: è un dolce contrasto così naturale da sentirne la mancanza quando non c’è. Allo stesso modo, provate a pensare un cinecomic dove i personaggi sono brutti, tarchiati, e senza nessun sex appeal. È ovvio che quando fanno togliere la maglietta a Chris Hemsworth in Thor lo fanno per il pubblico femminile, così come le pose plastiche di Scarlett Johansson o Elizabeth Olsen nei vari Avengers servono agli uomini per rifarsi gli occhi.

La lotta è più affascinante quando a farla sono persone sexy, è innegabile. Allo stesso modo, per quanto le considerazioni fatte finora possano essere interessanti e profonde, non nascondono il fatto che Bandai Namco conosce il suo pubblico e sa che adora il fanservice. L’importante è ignorarlo, e concentrarsi su ciò che di davvero bello ha da offrire Soul Calibur 6 in termini di pura estetica: uomini e donne bellissimi al massimo della forma fisica che si menano.

Il che, non lo nascondo, è anche una discreta motivazione per gli allenamenti in palestra.

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