L'infanzia è un momento importante della propria vita e, checché se ne dica, ritengo che accompagnarla con dei videogiochi di qualità sia una scelta saggia.

La mia, perlomeno quella legata all'era PlayStation, l'ho legata indissolubilmente con quelle tre quattro mascotte che hanno determinato il successo della console Sony.

Tra queste ovviamente, ovviamente, figura Spyro, il draghetto viola che ha consegnato Insomniac Games all'olimpo degli sviluppatori e con ogni probabilità alla storia del gaming.

Prima di Spider-Man, prima delle imposizioni di un mercato che si alimenta ormai solo ed esclusivamente di open world, c'era la ricerca continua del personaggio, del colore, della spensieratezza, e la casa di Ted Price seppe interpretare quel sentimento almeno quanto la Naughty Dog di Crash Bandicoot.

Dopo quei fasti, dopo quel momento di ricerca disperata dell'identità che invece altrove, complici baffuti idraulici italiani, avevano trovato da tempo, la leggenda del draghetto si perse e si tramandò come un'eco, sempre più lontano, sempre più epico.

Gli anni sono passati e, fatto l'esperimento riuscito alla grandissima (sia in termini commerciali che di critica) del bandicoot mangiamele, Activision tenta nuovamente il colpo grosso con un'altra icona finita nel suo portfolio un po' a caso e bistrattata perché i trend e le passioni dei gamer bramano tutt'altro al giorno d'oggi.

Avendo gustato esageratamente quelle avventure al tempo, non posso che essere contento dell'arrivo di un'operazione del genere, e alzerò il tiro: per me, il ritorno di questo personaggio e di questo genere non può che far bene ad un mondo dei videogiochi che ormai si sta appiattendo su una manciata di posizioni, dando per morto modi di creare e di giocare che invece avrebbero solo bisogno di una briciola di convinzione in più.

Perché così com'erano sono rimasti unici, e perché possono dire ancora molto.

Ora, provando per quanto possibile a non cadere vittima della nostalgia canaglia, vi racconterò la mia esperienza con la Reignited Trilogy, la collection rimasterizzata dei primi tre capitoli del franchise, che ho spolpato da un giorno prima lancio di martedì 13 novembre.

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Partiamo con il discorso sulla grafica sia perché parliamo di un remaster, sia perché nel caso specifico della Reignited Trilogy si tratta dell'argomento più evidente che salta all'occhio e lo cattura immediatamente.

Il lavoro di Toys for Bob ha dell'epico: lo sviluppatore, sfruttando chiaramente l'onda lunga della N. Sane Trilogy di Vicarious Visions, ha dovuto rifare il gioco da zero a causa della scomparsa del codice sorgente, andando se a ricordo, intuito e imitazione di quanto fece all'epoca Insomniac.

Il tentativo, nel farlo, è stato quello di andare per quanto possibile oltre la somiglianza con il materiale originale e avvicinarsi in un certo range alle pellicole in computer grafica di Pixar. Se vogliamo, più moderne da una prospettiva meramente visiva.

Il risultato è quasi al livello di quei fake che giravano anni e ad anni fa in rete, o a quelle tech demo degli studenti che usavano i classici per impratichirsi sull'Unreal Engine. Solo che stavolta è tutto vero e per certi versi è spiazzante vista la vicinanza con quelle "produzioni".

Siamo dalle parti del sorprendente, l'avrete capito, che si sia giocato o meno i primi tre episodi su PSone: il "nuovo" Spyro è una ricostruzione della nostra memoria, è come se lo avessimo visto sempre così sebbene la realtà sia palesemente diversa, ed è anche eye-catching, colorato, vivace secondo i canoni correnti.

Un piccolo miracolo che mette d'accordo tutti, e pensando alle Tartarughe Ninja tra cinema e serie animate non è affatto facile.

Sul primo capitolo, tuttavia, si evidenziano problemi di rallentamenti importanticon cali di frame rate che si notano ad occhio nudo e hanno talvolta un impatto sulla qualità del giocato e sulla precisione dei controlli.

Per fortuna, il discorso sugli altri due è sensibilmente diverso, per qualche ragione, anche se in generale l'abbondante ricorso al blur, forse per ottenere una maggiore sensazione di velocità dei movimenti, potrebbe infastidirvi.

Lo stesso dicasi per i caricamenti un po' troppo lunghi tra un mondo e l'altro, mi sono ritrovato spesso a smanettare sul cellulare nell'attesa e questo non è mai un buon segno.

C'è da dire che Spyro the Dragon è quello, sia per i tempi che in un discorso di confronto contemporaneo, più ambizioso visivamente dei tre, e infatti gli incontri con i draghi - sebbene tagliati in un "montaggio" abbastanza frettoloso - sono mozzafiato.

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Passando al gameplay, invece, la domanda da porsi è: Spyro ci sta ancora, per com'è stato studiato nei giorni della prima PlayStation?

Per me, la risposta è affermativa ed è presto detto perché: all'infuori delle piattaforme Nintendo c'è una carenza impressionante di platform 3D.

È un genere da cui sono tutti scappati a gambe levate una volta che si sono affermati gli open world e il fotorealismo, e nonostante un ritorno indie con Yooka-Laylee e Super Lucky's Tale di spazio ne abbiamo ancora in abbondanza.

Ragion per cui, pur nella sua semplicità, questa collection riuscirà a farvi passare qualche ora di spensieratezza facendo cose che probabilmente col tempo non siete più abituati a fare o avrete persino persino dimenticato.

Spyro the Dragon è presumibilmente il più ispirato, quasi come se fosse l'embrione dal quale si sono generati i successivi, che estendono la sua formula (a dire il vero molto raccolta) con contenuti secondari e upgrade più moderni che danno un senso al ritorno nei mondi già visitati.

In tal senso, vendere tutti come un singolo prodotto ha più senso e ci sorprende, anzi, che Sony abbia intrapreso una strada diversa per quanto riguarda l'ormai imminente MediEvil.

Raccogliere le gemme, al di là di ogni considerazione sull'offerta contenutistica, causa ancora dipendenza e infatti è un attimo per ritrovarsi ad ignorare il proprio obiettivo e a dare testate e sfiammate a destra e manca per rompere quei maledetti vasi giuro che vi romperò.

Nel processo è innegabile che si sarebbe potuto fare un intervento più massiccio sui comandi, che sono ancora un po' imprecisi similmente a quanto vissuto col revival di Crash, soprattutto nella corsa, e l'inquadratura può dare dei grattacapi specie nelle sezioni di volo e subacquee.

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Insomma, è sì o no? Spyro Reignited Trilogy viene proposto ad un prezzo giusto, di 39,99 euro, e c'è da scommettere che presto sarà oggetto di scontistiche varie che lo renderanno più allettanti.

Rivederlo in una forma così attraente è, appunto, troppo attraente per quanti come me ci hanno passato decine di ore nella loro fase infantile di prendo e porto a casa qualunque videogioco su PSone.

Se siete nuovi in zona, potrebbe fare al caso vostro qualora voleste spenderci del tempo in maniera rilassata e con l'intenzione di vivere una favoletta visivamente appagante. Non siamo di fronte ad un platform che richieda un impegno importante, se non nelle sue parti dedicate al completismo.

Il giudizio sull'impegno di Toys for Bob e Activision è sicuramente positivo, sebbene qualche limatura in più sarebbe stata gradita, soprattutto (ma non solo) in materia di controlli e più in generale in termini di fluidità.

Qualcosa che tradisce delle difficoltà aggiuntive rispetto all'operazione della N. Sane Trilogy e che speriamo di vedere affrontate nel processo di recupero di un'IP tanto cara agli amanti degli anni '90.