C’è una cosa per cui non mi do pace (si fa per dire) da qualche giorno. L’annuncio di Super Smash Bros. Ultimate. L’avete visto, l’abbiamo visto, ne abbiamo goduto. Siamo già tutti pronti a prenderci a mazzate con la miriade di personaggi, ad annientare qualsiasi altro videogioco multiplayer online da qui ai prossimi svariati, ed indefiniti mesi.

C’è anche un nuovo tema principale, che poi è un riarrangiamento del main theme per chi di voi ha l’udito più fine, e che scalza definitivamente il tanto amato Audi Famam Illius introdotto con Super Smash Bros. Brawl. Si chiama Lifelight, e se non l’avete già messa in loop su YouTube negli ultimi giorni siete delle persone false, e se l’avete fatto abbiate l’accortezza di farlo nella sua versione Inglese. Quella strumentale non è male, in Giapponese sembra la sigla di apertura di un anime, che a seconda dei vostri gusti potrebbe anche piacervi, chissà.

Un tema che ha esordito come accompagnamento sonoro del trailer che annuncia la nuova modalità single player, La Stella della Speranza. La cosa per cui non mi do pace, ci ripenso e ripenso negli ultimi giorni, è il fatto che Kirby sia l’eroe “ufficiale” di Nintendo.

Nel trailer vediamo infatti il paffuto eroe rosa ritrovarsi l’unico sopravvissuto della strage che colpisce gli eroi di Super Smash Bros. Ultimate (e che accompagna all’uscita Thanos, grazie per essere passato, ci sentiamo a Natale per gli auguri).

Super Smash Bros. Ultimate
Immagine di repertorio. Virilissima.

Perché non mi do pace? Dovrebbe essere ovvio, ma capisco che spesso il sottoscritto si ritrova a ragionare troppo su cose che potrebbero avere un senso diverso, nella Vita Vera®.

Nel momento in cui il gioco del giorno è un titolo western, con cowboy fichissimi a cui puoi fare i baffoni da uomo virile, in cui puoi andare in giro a sparare a uomini e donne (femministe, soprattutto!) all’inno di “Outlaws for life”, Nintendo sceglie, per la modalità single player di una delle sue saghe più importanti nonché tra i suoi videogiochi più importanti dell’anno, di usare Kirby. Un umanoide di forma sferica, rosa, che parla per urletti e stridii, il cui potere caratteristico è succhiare le cose.

Ora, capite che tutto ciò ha del meraviglioso? Comincio a pensare che Nintendo, sotto quella patina di ingenuità stile pin-up a cui si rovescia il gelato sul decolleté e sussurra “Ops” con le labbra a cuoricino, sia in realtà composta da satanassi di un certo livello. Nell’epoca in cui tutti sono diventati fan di Zelda grazie a Breath of the Wild, dove Mario se n’è uscito con l’episodio più glamour e social degli ultimi anni, e Pokémon è tornato tra i brand più importanti del mondo, l’eroe di Super Smash Bros. Ultimate è Kirby, un personaggio che è già quasi una nicchia tra gli appassionati della Grande N.

Si poteva effettivamente scegliere tra tanti altri, anche senza scomodare i solidi Mario, Zelda e Pikachu. Il trailer della modalità La Stella della Speranza mostra, per esempio, Fox McCloud prima di ogni altro eroe. Poteva essere il volpastro il nuovo eroe, visto che il brand di StarFox è un pochino sottotono se non per Starlink di Ubisoft, sarebbe stato interessante metterlo al centro delle scene. Insomma, è pur sempre un pilota spaziale, smargiasso e con la pistola sempre fumante.

Super Smash Bros. Ultimate
Ammiratelo.

Ma nel frattempo personaggi del calibro di Bayonetta (che manipola il tempo, ed è una strega con più armi che mani), MewTwo, Palutena (che è pur sempre una divinità), vengono sconfitti inesorabilmente, ed è Kirby a sfuggire alla morte in sella ad una virilissima stellina, a salvarsi, e a cavalcare le prime note di Lifelight mentre scruta l’orizzonte in posa plastica. Mentre il virilissimo Solid Snake viene travolto con la scatola di cartone e tutto quanto.

C’è questa cosa che Nintendo fa le cose un po’ come gli pare, da sempre, ma in particolare negli ultimi anni. La comunicazione di Nintendo Switch, e la natura della console stessa, il servizio Online fatto un po’ così, LABO, e tante altre iniziative, idee, spunti più o meno piccoli e grandi, come far diventare Kirby l’eroe che salverà altri 70 e più personaggi.

Niente è dato al caso nella comunicazione, e nel marketing, videoludico del 2018. Come la scelta di un eroe così clamorosamente queer da usare come baluardo, in un momento in cui i videogiochi sono ancora sotto attacco perché accusati di provocare i peggiori mali del mondo.

Magari l’avranno scelto a sorte, ma c’è qualcosa di molto potente nell’immagine di Kirby che cavalca una stella per sfuggire alla morte. E lo adoro.

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