Ho aspettato un po’ prima di affrontare Deltarune, un po’ perché non avevo nessuna voglia di approcciarmi al gioco e un po’ perché la struttura a capitoli che lo compone non mi affascina particolarmente: avevo deciso di dedicarmici quando il progetto fosse stato completato.

Poi il buon Paolo mi a chiesto un parere in contemporanea con un amico che mi scriveva per chiedermi di discutere sul gioco perché era turbato.

Va bene, messa da parte la scarsa voglia di giocarlo lo scarico lo avvio sinceramente curioso di quello che avrei trovato al suo interno anche se con scarse aspettative, in fondo il successo di Undertale è dovuto, in parte, al tipo di novità proposte in termini di “meta-gioco” e alla sorpresa che ne è derivata.

Deltarune me lo aspettavo come un more of same, supponevo di trovarmi di fronte a dei personaggi che fossero la copia esatta delle icone di Undertale e mi aspettavo tutto quel genere di eventi in cui il gioco si rivolgesse direttamente a me come giocatore.

In effetti è andata esattamente così, e questo ha penalizzato non poco la mia esperienza: non mi sono affezionato a nessun personaggio in particolare e nonostante mostriciattoli come Lancer mi abbiano strappato più di un sorriso non riuscivo a non pensare “sì, ok Sans però è migliore”.

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ADORABILE.

Questo probabilmente è stato il più grande problema con lamia esperienza su Deltarune, la mia incapacità di rimanere coinvolto nella vicenda narrata nonostante, specie sul finale, sono rimasto molto colpito dallo svolgersi degli eventi.

Al solito siamo di fronte ad una solida scrittura dei personaggi e ad un mondo di gioco caratterizzato dalla possibilità di essere più o meno violenti con i mostri di passaggio, anche se questa volta il focus è più sui personaggi e il rapporto che intercorre fra di loro.

Se su Undertale avevamo il piacere di scoprire il lato pacifista di una run, su Deltarune il gioco quasi ci spinge in quella direzione, abbozzando comunque un’idea di scelta che resta del tutto insignificante nell’economia della narrazione.

Nessun problema, il gioco ci avverte da subito: tutte le nostre scelte non avranno conseguenze e saranno inutili. Proprio per questo è difficile riuscire a dare un giudizio all’esperienza narrativa generale, che necessita di essere approfondita in un secondo momento, quando si avrà più consapevolezza e chiarezza di quello che accade dietro lo schermo.

Certo, non è sbagliato iniziare a masturbarsi sulle probabili interpretazioni di questo primo capitolo, anzi, a volta una sega ben fatta è quasi meglio del sesso, no?

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Qui ho riso.

Personalmente ritengo abbastanza inutili discussioni in merito agli eventi di gioco, alla storia e alla sua possibile collocazione nell’arco temporale di Undertale, nonostante il gioco ci fornisca parecchi spunti interessanti che probabilmente meriterebbero un approfondimento anche se basato su una lettura completamente soggettiva di quanto offerto dall’autore.

Di interesse sicuramente maggiore è il gameplay invece, che risulta essere superiore in tutto a Undertale grazie a delle idee di design decisamente più interessanti di quanto pensassi che hanno contribuito a rendere Deltarune un’esperienza sinceramente divertente.

L’integrazione delle battaglie anche durante l’esplorazione, con elementi della mappa che possono colpirci il “cuore” e necessitano di essere schivati, ad esempio, è un espediente che riesce a conferire maggiore profondità a degli ambienti di gioco che risulterebbero fin troppo lineari e poco piacevoli da essere esplorati.

Le battaglie stesse hanno subito delle modifiche importanti sia nell’impostazione grafica, ora molto più simile ad un qualsiasi RPG, sia nelle funzionalità proposte grazie alla possibilità di combattere in party impartendo ordini anche al resto della compagnia.

Abbiamo l’inserimento delle magie e di una particolare barra del “mana” che si riempie quando riusciamo a schivare dei proiettili standogli comunque molto vicini: una meccanica decisamente molto interessante che conferisce al sistema di combattimento una nuova dimensione di difficoltà.

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Susie nonostante tutto mi è piaciuta.

Nonostante tutto questo genere di elementi, questo primo capitolo si attesta a livelli di difficoltà infimi, anche affrontando completamente da pacifisti l’avventura, il che rende i combattimenti leggermente sottotono, anche quello finale, rispetto agli standard di Undertale.

Persino riuscire a capire come risparmiare i nemici è una passeggiata: spesso è il gioco stesso che ci suggerisce l’azione corretta e, in linea di massima, qualunque nostra scelta di dialogo va bene per risparmiare il nemico: ad una certa inizieranno ad essere stanchi e possiamo risparmiarli tramite l’utilizzo di una magia.

Degna di nota è anche la colonna sonora, ad un livello decisamente più alto rispetto ad Undertale e che faticherà ad uscire dalla vostra testa anche parecchie ore dopo la chiusa del software.

Deltarune, in questa sua prima iterazione, è decisamente un prodotto interessante che saprà dare il meglio di sé con i capitoli successivi: non vedo sinceramente l’ora di approfondirne gli aspetti narrativi.