Si è fratto un gran parlare, negli ultimi giorni, di Diablo Immortal e di quanto Blizzard si sia comportata male nei confronti dei fan che si aspettavano un nuovo capitolo della serie su PC e console invece di “un giochino per cellulari”.

C'è chi si è schierato contro la compagnia criticando aspramente la gestione del panel e il concept di Diablo su smartphone, nonché l'assenza, anche solo di un logo, che dicesse che un quarto capitolo è in sviluppo, c'è chi ha accolto la cosa con totale indifferenza e non c'è quasi nessuno che sia stato contento dell'annuncio.

Poi ci sono io, che mi sono disinteressato completamente al BlizzCon quest'anno, salvo per qualche trailer importante, fra cui quello di Diablo Immortal, e che sono convintissimo che si tratti non solo di un gioco gradevole ma che sia anche un passo necessario per il brand.

Metto subito le mani in avanti per la gestione del panel da parte di Blizzard: sì, sono stati pessimi nei modi, pessimi nelle battute e nella gestione di un annuncio che, tutto sommato, non sarebbe stato così male posto in altri termini.

Ho sentito paragoni anche con Bethesda e il suo annuncio di The Elder Scrolls Legend, seguito dal logo del sesto capitolo della serie, un modus operandi che ha sicuramente giovato ai malumori per il gioco di carte e che probabilmente poteva essere adottato anche da Blizzard per mitigare gli animi in rivolta.

Ok, Blizzard non ha quindi giustificazioni per quel che riguarda i modi dell'annuncio, ma non siamo qui a parlare di questo, no. Noi vogliamo spiegare perché Diablo Immortal è un passo necessario, e vi assicuro che lo è.

Senza girarci troppo attorno, il mercato mobile è uno fra i più fiorenti in termini di soldini e Blizzard, fra tutti, è quella che lo sa meglio visto gli introiti che gli arrivano da un certo gioco di carte che ha sfondato il muro dei 100 milioni di giocatori recentemente.

Di certo non è un risultato raggiunto solo perché il gioco è disponibile per PC ed è certamente uno dei motivi per cui, per ora, Hearthstone non teme rivali: la sua presenza sui vari store per smartphone è una carta troppo vincente.

Qual è l'altro gioco che si sposa molto bene con questo tipo di device che porta la firma di Blizzard, per cui la compagnia stessa ha necessità di macinare un bel po' di soldini? Sì, proprio Diablo.

Non c'è molto da volare con la fantasia per capire le motivazioni dietro alla scelta di pubblicarne un capitolo del brand proprio su questi dispositivi, una scelta che, fra le altre cose, non deve assolutamente spaventare: gli smartphone sono, ad oggi, un'ottima piattaforma di gioco (sono finiti i tempi in cui erano terreno fertile solo per i “giochini”) e Diablo fa parte di un genere di gioco che non perderà assolutamente nulla in termini di esperienza.

diablo immortal
Che brutto oh!

Non si tratta, chiaramente, solo di supposizioni: ci sono un bel po' di articoli reperibili sulle testate che hanno avuto la fortuna di partecipare al BlizzCon che descrivono Immortal come un capitolo come tutti gli altri per quel che riguarda il feeling con il gioco.

Quindi niente paura: Diablo Immortal sarà un gioco godibilissimo, che rispetterà tutti gli standard del brand e che non rappresenta niente di così cattivo e “gnegnegne” che può portare Blizzard a smettere di perseguire l'idea di un capitolo su PC e console.

Diamine, lo hanno detto loro stessi che ci sono altri progetti che bollono in pentola e che verranno annunciati a tempo debito.

Ma perché non farlo subito? Perché non dire chiaramente che c'è sto Diablo 4 che aspetta solo il momento giusto per essere rivelato?

Siamo onesti, di nuovo, e cerchiamo di capire che il franchise di Diablo, agli occhi di Blizzard non è esattamente quello che dovrebbe: una macchina per far soldi. Non c'è un numero importante di utenti che lo gioca e, nonostante le apparenze, fra i titoli Blizzard è un gioco di nicchia.

diablo immortal
Brrr... al rogo!

Un po' come Starcraft, e avete visto che fine ha fatto Starcraft?

Con gli eSport che si sono distaccati da quel genere così complesso degli RTS e con un conseguente abbandono graduale dei giocatori, Starcraft è ad oggi uno dei titoli firmati Blizzard meno giocati. E noi non vogliamo che Diablo faccia la stessa fine (anche se sono sicuro che quei buontemponi abbiano il piano B anche per Starcraft).

Quel è il modo più veloce, semplice ed efficace per portare giocatori su Diablo, arrivare a più utenti possibile per far risorgere il gioco e provare con mano che al mercato interessa?

Ecco, è uscirci su smartphone, magari con una formula accessibile a tutti che possa consentire ai capoccia di capire cosa vogliono i giocatori (sì, le masse) e confezionare un nuovo capitolo capace di andare incontro ai bisogni di quella fetta, quella grande e non quella degli appassionati.

Anche l'arrivo di Diablo 3 su Nintendo Switch ha più o meno lo stesso scopo: arrivare ad un pubblico maggiore, quello che non è mai stato toccato da Diablo negli anni per costruire nuove fondamenta, più solide e durature, per Diablo 4.

E allora lui?

Diablo Immortal, e il suo successo, sono importantissimi per il futuro della serie al punto che è quasi stupido indignarsi per la sua esistenza tanto da boicottarne il lancio e altre assurdità simili.

Aspetterei di scaricarlo e vedere di cosa si tratta prima di prendere le torce e i forconi, e sarei grato a Blizzard per non aver gestito il “progetto Diablo” come ha fatto con Starcraft, perché l'alternativa sarebbe stata quella, capite?

Pensiamo un po' ad Animal Crossing Pocket Camp, un altro annuncio di un capitolo mobile di un brand per cui il pubblico aspettava un “gioco vero” da anni: ecco, a volte mi chiedo se non siano più maturi i giocatori di un “giochetto” come Animal Crossing che, messo da parte il malumore iniziale hanno iniziato a giocare Pocket Camp rimanendo colpiti dal gioco che avrebbe reso migliore l'attesa per un capitolo principale, rispetto a quei giocatori “maturi” che “vaffanculo Blizzard dovete fallire, Diablo Immortal fa schifo perché è per smartphone”.

Però ora, Blizzard, se non tiri fuori un gioco bello con Immortal vengo a cercarti anche io.