Il mito di Cthulhu ha ispirato numerosi videogiochi ma soltanto in pochi casi ne abbiamo avuti di davvero interessanti, su tutti Dark Corners of the Earth.

Un problema che ho riscontrato un po’ in tutti i titoli ambientati nell’universo di Lovecraft, e in generale in quelli che hanno l’ambizione di trattare l’orrore, è che una volta dipanato il mistero falliscono nel mantenere alto l’interesse e almeno in parte la tensione.

Call of Cthulhu di Cyanide fa un buon lavoro nel tentare di rimanere quanto più tempo nel momento dell’esplorazione e della scoperta, rinviando quest’ultima fino a quando possibile e spingendoci a restare parecchio nella fase dell’avvicinamento alla follia.

Sotto questo punto di vista, l’ho apprezzato parecchio, e mi è piaciuto il fascino che ha esercitato su di me al punto da farmi riavvicinare ai racconti dello scrittore americano.

Un segnale, questo, della comprensione dello sviluppatore di cosa lo renda davvero unico e della fiducia nella propria visione che non viene meno neppure nelle fasi finali, quando cioè di norma gli Cthulhu e gli horror in generale perdono il loro mordente.

call of cthulhu

Il nostro è un titolo basato principalmente sulle componenti narrativa e ruolistica, con una propensione continua verso il racconto dei personaggi, primari e secondari, e delle loro vicende in un micro-cosmo che si incammina su un percorso di perdita della sanità mentale.

È così che a noi, veterani della Prima Guerra Mondiale ora detective beone, passa per le mani un caso di omicidio già consumato e chiuso da riaprire per volontà di un genitore troppo attaccato alla figlia.

È così che incontriamo un custode affezionato ai propri datori di lavoro, un erudito bibliotecario e bibliofilo che ha visto qualcosa che non avrebbe dovuto vedere, una ciurma  che ha riportato a galla un’autentica maledizione per la sua cittadina decenni or sono e che in quella maledizione continua a sguazzare per servire un fine ultimo e superiore.

C’è una grossa cura delle premesse, insomma, e nella loro realizzazione, che a volte risulta approssimativa per via di stacchi tra un capitolo e l’altro guidati da scene d’intermezzo di qualità relativamente scadente, e tradisce l’assenza di un open world in cui muoversi.

In un’epoca in cui i mondi aperti sono la norma, infatti, Cyanide si è accontentata di ambientazioni chiuse ermeticamente: una scelta coraggiosa, dettata sì dalle limitatezze di budget ma anche dalla volontà di concentrarsi in maniera integrale o quasi sull’investigazione di ambienti ristretti e infarciti di storytelling.

call of cthulhu

La pecca in questa trovata, che avrebbe forse richiesto un impegno maggiore, sta nelle dimensioni delle location, che si navigano abbastanza in fretta sia per il reperimento di indizi che per la soluzione dei light puzzle inclusi.

Tutto ciò che impatto ha sul gameplay? Come dicevamo, il punto oltre la storia – interessante più di quanto non sia appagante e conclusiva quando va a chiudere le ottime premesse di cui sopra – è l’ingrediente ruolistico ereditato dal gioco di ruolo Chaosium.

Call of Cthulhu non ha un sistema di combattimento né qualcosa che permetta di raccogliere in maniera libera punti esperienza, ma affida la sua libertà nel modo in cui questi possono essere distribuiti.

Il set di abilità è di fatti piuttosto diverso da quello cui siamo abituati nei comuni RPG, e persino il parametro più familiare, quello della forza, non ha il suo ruolo consueto ma serve “soltanto” a forzare, nomen omen, meccanismi di puzzle anziché risolverli.

Nella mia prima run ho voluto giocare di ruolo sul serio e ho improntato il tutto “creando un personaggio” di ritorno dalla guerra alcol-addicted con una certa parlantina (Eloquenza), ottime dote investigative e un’attitudine a risolvere le cose menando le mani all’occorrenza.

call of cthulhu

Durante il gioco ci si accorge ben presto che Occultismo e Farmacia sono in realtà due dei parametri che, in un playthrough che preveda un personaggio colto s’intende, potrebbe essere il caso di curare di più.

Dopo la distribuzione dei punti iniziale, infatti, questi possono essere potenziati soltanto attraverso il ritrovamento e la lettura di libri nelle svariate ambientazioni. E, sebbene ce ne siano alcune in cui è più facile trovare tomi (c’è una libreria vera e propria), difficilmente supererete la barriera del 2/5 se partirete da 1.

L’ho fatto senza rimorsi nel mio percorso d’esordio, ma va notato come avere a disposizione certe skill abbia un impatto importante sulla maniera in cui potremo effettivamente giocare.

Come il grado di sanità mentale (che può scivolare verso il baratro in una manciata di intrecci dimensionali dove compare una leggera componente horror), che permette di affidarsi letteralmente a Cthulhu per dare certe risposte nei dialoghi, possiamo usare le abilità per ottenere reazioni differenti dagli NPC, metterli in difficoltà, portarli dalla nostra, costringerli a fare qualcosa che non vorrebbero, e così via.

La meccanica del dialogo con risposte multiple ricorda un po’ quella di un altro titolo della scuderia di Focus Home Interactive, Vampyr, ma in questo caso l’intento è un po’ meno discorsivo e narrativo, e più ruolistico: possiamo sbloccare cose in più e cose diverse a seconda dell’abilità che abbiamo alimentato e non (solo) per quanto abbiamo ritrovato con altre conversazioni o negli ambienti.

call of cthulhu

Questo consente di andare oltre nella questione longevità che apparentemente non gioca a favore di CoC.

Una run richiede più o meno nove ore per il completamento raggiunto senza muoversi troppo di fretta. Questo vuol dire che mi sono preso del tempo per girovagare tra le ambientazioni, leggere documenti per saperne di più circa quello che mi stava succedendo intorno, e inciampare qualche volta nei segmenti stealth a cui è stata aggiunta una buona gamma di percorsi secondari ma comunque manca una IA raffinata e un sistema di movimenti e animazioni più raffinato.

Tuttavia, l’abbiamo sottolineato poco fa, il materiale a disposizione per almeno un secondo giro c’è, in virtù del fatto che le decisioni che prenderemo quanto a personalizzazioni e in qualche pur raro momento di storia avranno un impatto sulla nostra esperienza (e sulla pura bellezza e compiutezza delle cose che potremo fare pad o mouse e tastiera alla mano).

Una menzione al lavoro svolto sulla versione PC, che abbiamo provato in occasione della nostra recensione. Il gioco è abbastanza leggero e molto scalabile: sulla configurazione casalinga (Nvidia GTX 980, i7 7700K) abbiamo fatto piuttosto tranquillamente i 4K a 30fps, mentre sul laptop da lavoro siamo riusciti a giocare, nonostante qualche singhiozzo, con un i3 di base.

Il trucco sta nell’estrema customizzazione dei settaggi che, oltre a quelli classici, permette anche di mettere mano ad una resa 3D, uno slider grazie a cui di fatto rendere il gioco un titolo dell’era PlayStation 2 utilizzabile pure su macchine parecchio arretrate.

call of cthulhu

Call of Cthulhu è in sintesi un altro buon prodotto edito da Focus Home Interactive, che si conferma uno dei publisher più attivi e adatti alla fascia del 7/7,5 con una schiera sempre più folta di action-RPG dal budget medio e dunque AA.

In questo caso a mancare è forse proprio il vil denaro, e questo rispecchia un’ambizione contenuta nei limiti di grandezza delle ambientazioni, di cut-scene più pulite e di fasi stealth (se proprio devono essercene) più articolate; e, in tal senso, il lavoro di Cyanide – uno sviluppatore che sta alzando sempre di più l’asticella dopo i due Styx – va benissimo così com’è.

Disponibile per PC (versione testata), PS4 e Xbox One