Per chi vive di calcio e videogiochi, un videogioco sul calcio rappresenta innegabilmente una proposta indecente, specie se è fatto come d10s comanda. Football Manager 2019 non parte con il presupposto di essere un capitolo rivoluzionario in un franchise che vive a tutti gli effetti un monopolio nel suo genere, ma ha di certo gli argomenti giusti per attirare una fetta corposa, corposissima di appassionati a cui nell’anno di grazia 2018 certe velleità arcade e semplicistiche iniziano a stare un po’ strette.

La mia esperienza con il nuovo FM è stata costellata prevedibilmente di alti e bassi. Come mi capita spesso quando metto mano ad uno sportivo, per via del fatto che da buon italiano mi ritengo senza alcun titolo un intenditore, provo subito ad imporre una mia o le mie idee, talvolta evidentemente abbastanza strampalate ma comunque con un fondo di logica.

Quest’anno, ho pensato bene di prendere in carico la gestione della Roma, allettato dalla mole di giovani di qualità nella sua rosa, dalla loro duttilità, dal budget di certo non da provinciale e dalle pretese societarie non elevatissime.

Il desiderio del Paolo Sirio allenatore era creare un mix tra gli ultimi Guardiola e Ancelotti, ovvero schierare una rosa con tiki-taka sì ma verticale e avere un 4-1-4-1 sì ma con tutti interni di centrocampo, così da poter avere un palleggio di qualità e veloce nonché una penetrazione sempre centrale, o quasi.

I componenti di questo centrocampo sarebbero/sono stati Zaniolo, Coric, Tonali (prelevato dal Brescia), De Rossi, Cristante, Pellegrini, Nzonzi. Uso il condizionale e l’indicativo al passato semplicemente perché, come avrete già immaginato se avrete mai passato qualche ora su Football Manager, questo progetto è stato un fallimento e ho dovuto fare ritorno già verso ottobre ad un più congeniale 4-2-3-1.

football manager 2019

La questione è molto semplice: il gioco offre tantissima scelta in termini di moduli e quest’anno anche come filosofie è ben fornito (il Gegenpress di Jurgen Klopp e via discorrendo, similmente a quanto potreste aver già visto in PES, e chissà che l’anno prossimo non tocchi al Sarri-ball), ma appena esci dal seminato e posizioni qualche calciatore fuori dal suo ruolo naturale o consigliato arrivano le penalizzazioni.

Il che è un po’ frustrante per il tipo di utente che, come me, non va per la piccola da salvare e portare in Champions nel corso di un decennio ma ad esempio punta sul realizzare un progetto tecnico ex novo in una medio-alta con uno stanziamento di fondi discreto da ampliare con qualche cessione eccellente (cosa che faccio ugualmente su FIFA).

Questa sarebbe stata una delle cose che avrei avuto piacere nel vedere limate rispetto ai predecessori, ma FM2019 continua a non dare credito, per così dire, alle idee che non fanno parte del proprio scacchiere, e nonostante tale scacchiere sia stato ulteriormente esteso la sensazione di essere un po’ bloccati in un sentiero precalcolato c’è.

Esperienza “romana” a parte, giocarci è sempre una goduria e un’attività time consuming come poche altre nel mondo dei videogiochi. Tecnicamente, il titolo di Sports Interactive è piuttosto leggero e su un portatile da lavoro con processore i3 ci sono soltanto rallentamenti tralasciabili nella gestione delle tattiche a partita 3D in corso.

In quest’ultima visuale, è stato accresciuto il reparto delle animazioni, con un match che adesso appare più credibile nel caso in cui voleste seguirlo nelle sue azioni salienti da questa prospettiva più simulativa che restituisce bene la sensazione di avere l’incontro in pugno (o almeno meglio rispetto al solo commento con pagelle, a patto di avere tempo a disposizione). È impagabile vedere l’arbitro fare il gesto del VAR e tenerti nel dubbio per quei pochi secondi prima della decisione su un rigore o un gol/non gol.

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Tra le altre aggiunte principali figura l’introduzione delle licenze per la Bundesliga e la sua serie inferiore, che non fa mai male anche se rappresenta un quid in più di cui su PC si può fare a meno vista l’attività notevole dei modder per implementare un trattamento simile a quello ufficiale su tutti gli altri campionati mancanti (Premier League in primis, non vederla è sempre un colpo al cuore).

Football Manager 2019 ha un mare di sfumature che fanno andare in brodo di giuggiole, e scusate la parolaccia, gli amanti del calcio e della sua declinazione “scritta”. C’è uno spogliatoio da gestire, con i suoi ruoli e le sue dinamiche che sono flessibili e variano in base alla stagione o da una stagione all’altra.

C’è chi si lamenta per una cessione, ad esempio, con qualcuno che piange la partenza di un amico o di quello che ritiene un top player e chiede garanzie affinché venga rimpiazzato con un calciatore dello stesso spessore.

E in base a chi avanza queste osservazioni c’è un impatto diverso sull’umore della squadra: mettersi contro un senatore come De Rossi, per fare un nome, vuol dire infettare l’approccio del gruppo che lo segue da ben prima della nuova gestione, esattamente come nella realtà.

Il sistema di allenamenti, oltre ad essere ancora più capillare, è molto d’aiuto quando c’è da prendere una scelta nello stilare la formazione settimanale o meglio ancora nel momento in cui ci sia bisogno di fare del turnover.

football manager 2019

Una componente che ho apprezzato parecchio è l’assegnazione di un voto ai giocatori che si sono distinti maggiormente durante le sessioni settimanali, spesso attribuiti ad elementi che essendo lontani dai riflettori hanno il fuoco dentro e vogliono distinguersi per sgomitare e avere un posto in squadra al match successivo. E tutto questo, alla fine, premia sul campo.

La questione del calciomercato, sempre fondamentale in un prodotto del genere dove gran parte del divertimento – diciamocelo – proviene dall’acquisto e dalla cessione di stelle del pallone, è gestita in una maniera abbastanza equilibrata e mai come in questa stagione è arrivata una differenziazione importante tra le diverse fasi.

Addivenire ad un accordo con una società era diventato ormai piuttosto facile, grazie a tutta la meccanica di bonus e rateizzazioni tipiche del calcio moderno, e spendere 84 milioni anche con la Roma (sì, l’ho fatto) non è affatto proibitivo visto che il budget a disposizione deve soltanto coprire la parte cash della transazione, con l’opportunità di coprire il resto negli anni seguenti.

Come per tamponare questa situazione, SI ha reso più complicato mettere nero su bianco i contratti con i calciatori. C’è prima di tutto da convincerli della bontà del progetto, con promesse di vario genere sul medio e lungo periodo, dopodiché si passa alla tradizionale parte della contrattazione che spesso e volentieri non va a buon fine visto che i procuratori sono diventati sempre più suscettibili sull’argomento.

Soltanto nella finestra con fine ad agosto mi sono saltati De Ligt dell’Arsenal, Barella del Cagliari e Belotti del Torino per questa ragione; non gli autentici top player dai quali ti aspetteresti rifiuti ma, ed è questo l’elemento di novità, promesse che hanno bisogno di sentirsi non soltanto pagati profumatamente ma pure garantiti nelle loro prospettive.

football manager 2019

Ho pagato con dei rifiuti, è vero, ma mi è particolarmente piaciuta questa nuance e vi dirò di più, a confronto con i predecessori c’è l’opportunità di concordare fin dal primo momento non solo gli obiettivi, come in maniera sommaria e schematica avveniva in passato, ma persino la filosofia da dare al proprio progetto con la società.

Con Pallotta & co., ad esempio, ho stabilito che avrei puntato sui giovani e quando ne ho schierati a bizzeffe, pur perdendo e pareggiando un po’ ovunque, nessuno ha messo bocca nella questione e anzi ho continuato a godere di un certo supporto perché ero stato coerente con quella visione.

Una promessa/premessa finale di questa annata era stato un ritocco importante dell’interfaccia e, ad essere sinceri, parlerei più di una ritinteggiatura che di una rivoluzione.

La schermata di fronte alla quale vi ritroverete è pressoché la stessa che avete amato/odiato negli ultimi anni. È stata abbellita e portata almeno parzialmente al passo coi tempi (fin dalla copertina, dov’è sparito lo storico manager in giacca e cravatta, e campeggia un nuovo bel logo), così come sono giunti a destinazione un paio di piccoli hub, tipo “Competizioni”, molto utili.

Tuttavia, permangono elementi superflui la cui eliminazione potrebbe portare ad una semplificazione della consultazione durante la partita e la gestione settimanale della rosa, e lo stesso maneggiamento delle tattiche tra una sostituzione con trascinamento e il continuo ritocco delle “classi” dei calciatori lascia intravedere margini di miglioramento sensibili.