Finalmente, dopo aver analizzato nel profondo la narrazione e il gameplay, per quello che concerne il Gwent, è tempo di tirare le somme ed analizzare quel che resta di Thronebreaker: The Witcher Tales, un gioco che, senza mezzi termini, è un capolavoro.

I ragazzi di CD Projekt RED hanno dato vita ad un piccolo miracolo riuscendo a prendere un gioco così marginale come quello del Gwent e non solo astrarlo dalla saga di The Witcher dandogli vita propria, ma riuscendo addirittura a creare uno spin-off così bello da riuscire, quasi, a reggere il confronto con la serie principale.

Sì, forse questo è uno dei più grandi meriti di Thronebreaker: The Witcher Tales: l'essere in grado, da solo, di riuscire a trasportare il giocatore nello stesso universo magico e meraviglioso di The Witcher il cui terzo capitolo sembrava aver raggiunto l'apice della perfezione.

In questo caso possiamo quasi dire che siamo ad un livello addirittura superiore, perché prendere un gioco di carte così semplice e conferirgli una tale profondità, sia strategica che narrativa, è un lavoro non da poco.

Ma andiamo con ordine partendo da uno degli aspetti forse più controversi della produzione, ovvero il target di riferimento.

Thronebreaker The Witcher Tales
Quanto è bello?

Thronebreaker: The Witcher Tales è adatto a chi non ha mai toccato con mano l'universo di The Witcher? È adatto a chi non ha mai toccato il Gwent?

Sì, ma anche no. Da qui la controversia, perché si tratta di un gioco chiaramente godibilissimo da entrambi i gruppi di giocatori anche se, allo stesso tempo è difficile da consigliare ad entrambi.

Partiamo dal gruppo più semplice, ovvero colui che non ha mai toccato Gwent nella sua vita e ne sente parlare per la prima volta con questo gioco.

Il titolo presenta tre livelli di difficoltà: uno molto semplice in cui è possibile addirittura evitare le battaglie per godersi completamente la narrazione, uno medio in cui si piangerà parecchio perché la difficoltà è comunque insana e uno in cui il computer sembra non essere in grado di fare una mossa sbagliata.

Nonostante i due livelli di difficoltà superiori al “non so come si posizionano le carte” siano piuttosto accessibili a chiunque ami un briciolo di sfida e voglia mettere alla prova le proprie capacità di pensiero, restano uno scoglio piuttosto arduo non solo per chi gioca già da tempo a Gwent ma anche per tutti coloro che ne sentono parlare per la prima volta. Ovviamente.

Thronebreaker The Witcher Tales
Il "sistema di progressione"

Il livello di difficoltà inesistente invece riesce a mettere in risalto uno degli aspetti meglio riusciti della produzione, ovvero la scrittura della trama e dei personaggi, uno dei punti più alti di Thronebreaker: The Witcher Tales.

Purtroppo questo precluderebbe al giocatore di godere degli eccezionali puzzle disegnati dagli sviluppatori e di alcune battaglie incredibilmente divertenti ed appaganti, andando a sottrarre all'esperienza di gioco uno degli aspetti che la portano vicino alla perfezione.

Pertanto sì e no, il gioco è adatto un po' a tutti ma allo stesso tempo premia coloro che sono già avvezzi, anche solo per aver giocato a Gwent all'interno di The Witcher 3, a questo singolare gioco di carte.

Sul primo gruppo, invece, c'è da spendere molto meno inchiostro: il titolo risulta accessibile e godibile anche a coloro che non sanno niente dell'universo di gioco, i quelli non coglieranno certamente alcune citazioni piuttosto interessanti o riferimenti più o meno velati, ma che godranno sicuramente di un'ottima sceneggiatura.

Uno dei migliori pregi di Thronebreaker: The Witcher Tales è senz'altro quello di riuscire a far appassionare il giocatore al gioco di carte, con una storia emozionante, ricca di colpi di scena e con un gameplay coinvolgente che ammicca sempre al gioco principale invitandoti, con i suoi continui regali, ad avviarlo quantomeno per riscattarli.

Thronebreaker The Witcher Tales
Gascon è uno dei migliori personaggi.

A livello tecnico siamo di fronte ad un piccolo gioiellino che sembra non conoscere difetti: graficamente ineccepibile riesce tramite un finissimo lavoro di design a far capire sempre al giocatore cosa può fare e cosa non può fare.

Una menzione d'onore va poi al comparto sonoro che non solo riesce a tenere testa a quello di The Witcher ma in più di una situazione lo supera grazie a delle tracce a dir poco memorabili ed epiche che contribuiscono, non poso, a rendere ancora più speciale l'esperienza di gioco.

Concludento, Thronebreaker: The Witcher Tales è forse l'apoteosi dei giochi di carte riuscendo ad essere quasi vicino ad allontanarsene per essere qualcos'altro.

Decisamente una sorpresa graditissima che conferma, ancora una volta, l'incredibile bravura dei ragazzi di CD Projekt RED che sono riusciti a risultare brillanti, originali e profondi anche con un genere che sembrava aver detto oramai tutto.