Come tantissimi giocatori, venerdì scorso sono volato in negozio a prendere la mia copia di Red Dead Redemption 2, contagiato anche io da una campagna di marketing invasiva e da tutti quei pareri incredibilmente positivi della critica.

Mi ci sarei fiondato comunque, amante come sono delle atmosfere western, ma sapere che stavo per mettere le mani su quello che, a conti fatti, sembrava essere un capolavoro.

Oggi mi trovo a scrivere queste due righe, dopo aver finito appena il primo capitolo e passato 4 ore circa a non fare niente durante il secondo, per esprimere un giudizio un po' fuori dal coro. Per dirla alla Fantozzi, Red Dead Redemption 2 è una cagata pazzesca.

Fermi tutti, abbassate le torce e i forconi e rinfoderati quei “ma se ci hai giocato ancora così poco come ti permetti” e altri blablateramenti simili. Provo a spiegarmi.

Red Dead Redemption 2 è un'opera monumentale, mastodontica, che già nei primi 10 minuti di gioco mi ha fatto slogare la mascella nell'osservare la regia magistrale di ogni singola scena dell'intro.

red dead redemption 2
Non ho capito bene bene.

Non ho fatto in tempo a rimetterla a posto che mi sono trovato nuovamente a spalancare la bocca di fronte al realismo e alla magnificenza dei paesaggi, della neve, del semplice camminarci sopra e di fronte ad una colonna sonora memorabile.

Tutto si incastrava alla perfezione e ogni movimento di Arthur, ogni movimento del resto della banda, ogni azione, ogni reazione, ogni maledettissima linea di dialogo era al suo posto, senza nessun tipo di sbavatura.

Il pathos nelle scene, la capacità di Rockstar di avermi fatto affezionare a dei personaggi che conoscevo da meno di cinque minuti, la capacità di farmi sentire all'interno del gioco tanto da andare a prendere una coperta perché avevo freddo, non hanno prezzo.

Red Dead Redemption 2 si è presentato con un biglietto da visita molto convincente: una storia intrigante, personaggi ben scritti e un'atmosfera da pelle d'oca.

Poi è successa una cosa strana: un'oretta scarsa dopo il mio primo avvio un amico mi ha invitato ad andare a bere una birra assieme e io ho spento la console e sono uscito a bere con lui.

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BELLO.

Sono tornato a casa e ho aperto un libro da leggere, poi sono andato a dormire, tranquillo.

Mi sono svegliato sabato di buona lena con una discreta voglia di continuare: ho avviato la console, ho completato il primo capitolo, con annessa dislocazione mascellare, ho spento la console e ho iniziato a guardare una serie su Netflix.

Dopo pranzo ho riavviato il gioco e ho perso qualche ora ad andare a caccia, a cavalcare un po' per prendere confidenza con il cavallo, a giocare a domino con un tizio (circa un'ora e mezzo a giocare a domino, ho dei problemi) e ad esplorare la zona circostante.

Ho aiutato uno sconosciuto morso da un serpente e come un vile gli ho sparato alle spalle mentre zoppicava verso casa, poi ho inseguito il testimone che mi ha visto uccidere a sangue freddo un'innocente. Mi è sfuggito.

Quindi ho fatto fuori un paio di cervi, ho venduto carni e pelli e sono andato a pagare la misera taglia che pendeva sulla mia testa, perché non volevo avere problemi. Ho acceso un sigaro e ho spento la console.

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Vita quotidiana.

Tutto questo per dire cosa? Per dire che Red Dead Redemption è bello, incredibilmente bello: un'opera quasi cinematografica ma che non si avvicina né al cinema né al videogioco. Rockstar ha dato vita ad un ibrido particolarissimo che, in questo senso, rivoluziona, se così possiamo dire, il linguaggio dei videogiochi.

Non ho continuato a giocare perché mi divertivo nel farlo, no, perché secondo me Red Dead Redemption 2 non è un gioco divertente, ho continuato a farlo perché è fottutamente bello da vedere e da vivere.

Un po' la stessa reazione nel guardare The Hateful Eight o Django Unchained: opere incredibilmente belle da vedere, che di meno di Red Dead Redemption 2 non hanno l'interattività.

L'ultima fatica di Rockstar non è un gioco su cui perderei tante ore continuative, non ci riuscirei e non mi godrei tutto quello che gli sviluppatori sono riusciti a creare.

Non ci riuscirei perché non mi diverte, non mi appaga: mi piace e basta.

Red Dead Redemption 2
Proprio meraviglioso da guardare!

Cavalcando, ad esempio, mi è venuto naturale pensare a Breath of the Wild e alle ore (proprio tante) in cui non ho fatto altro che cavalcare per Hyrule, senza nessuna meta precisa e senza nessuno scopo perché cavalcare non solo era bello ma anche appagante e divertente.

Su Red Dead Redemption 2 cavalcare è un'esperienza più particolare, che quasi ti sfianca: un'azione che non vorrei continuare a svolgere per ore, ma che mi serve per spostarmi dal punto A al punto B. Che mi fa quasi sudare, che è bellissima da vedere e da “vivere” ma che non riesce ad essere “giocosa”.

Ecco, Red Dead Redemption 2 non ha niente di “giocoso”: è “solo” un'opera che rasenta quasi la perfezione, che va vissuta a piccoli sorsi il cui flusso narrativo viene quasi annientato dalla magnificenza di tutto quello che lo circonda.

Ecco perché Red Dead Redemption 2 è il mio “Breaking Bad videoludico”, perché ho vissuto quella serie tv allo stesso modo del gioco: a tratti, a singhiozzi. Pur riconoscendone l'oggettiva bellezza, pur essendo affascinato da ogni singola scena, pur avendo pianto e avendo urlato al capolavoro, Breaking Bad non mi entrava dentro. Non c'era verso.

Ogni altra cosa attorno a me mi distraeva e rimandavo la visione dell'episodio successivo a data da destinarsi.

Ecco perché Red Dead Redemption 2 è una cagata pazzesca: mi aspettavo un videogioco bellissimo e mi ritrovo per le mani una “nuova” forma di intrattenimento inaspettata che non è un videogioco, che non è un film. Io, però, avrei voluto giocare.