La scorsa settimana ho avuto modo di cenare insieme a dei colleghi (sì, proprio quelli della stampa specializzata che sta morendo, o che comunque morirà presto), ed uno di questi era alle prese proprio con Red Dead Redemption 2. Mi sono ovviamente fatto raccontare qualcosa, le prime impressioni positive e negative sul gioco, che sono poi parte delle analisi più corpose che state trovando in queste ore da parte dei redattori dei vostri siti preferiti. In realtà, mentre il suddetto collega mi raccontava tutto quanto, avevo l’impressione di sapere già tutto.

Già, perché Red Dead Redemption 2 è una di quelle produzioni di cui, a pochi giorni dall’uscita, si ha l’impressione di sapere già tutto. Anche se, in realtà, non si sa quasi niente. Come al solito, Rockstar Games è riuscita a far filtrare esattamente ciò che voleva che si sapesse, e nonostante tutto è riuscita a rendere sazi i giocatori. Tutti parlano di Red Dead Redemption 2, e tutti gridano al capolavoro.

È normale, non è la prima volta che succede, ma è senz’altro l’evento del 2018. Credevamo che God of War potesse essere il gioco più chiacchierato dell’anno, ma a qualche ora dall’uscita del gioco il titolo Rockstar si conferma l’evento, IL videogioco dell’anno. Non inteso come GOTY, ma come produzione più importante degli ultimi 365 giorni. E non è facile sedersi sul trono con tutto ciò che è uscito ultimamente.

Red Dead Redemption 2
Nel caso vi possiate dimenticare cosa esce il 26 ottobre.

Ormai sappiamo come funziona: i videogiochi tripla A devono vendere tanto e subito. Per questo esistono le campagne marketing martellanti, fatte di cartelloni, pubblicità sui social network, ma anche di una miriade di news su ogni elemento possibile immaginabile, dai testicoli dei cavalli, passando per i turni lavorativi dei dipendenti Rockstar, e le dimensioni in termini di GB (del gioco, non dei testicoli).

Ogni volta che esce il tripla A di turno mi ritrovo a sperare che arrivi il giorno della recensione il più in fretta possibile, così tutto si placa. Ultimamente si fa davvero fatica a reggere questo marketing così aggressivo. The Witcher 3, l’Assassin’s Creed di turno, God of War, Spider-Man, ogni videogioco viene trattato come l’evento dell’anno, mentre esce Soul Calibur VI che è il migliore della saga e sembra quasi un titolo indie, in termini di esposizione. Ma, mentre negli altri casi viene sviscerato molto riguardo trama, gameplay, ed altri dettagli più o meno importanti, la “magia” di Rockstar sta nel non aver svelato praticamente niente.

Nonostante le molte occasioni in cui la stampa ha potuto provare con mano, o almeno vedere una presentazione, sappiamo solo dei dettagli molto sommari sul gioco. Alcuni cenni sulla trama, un paio di idee di gameplay, ovviamente l’aspetto grafico, e poco latro. Se, quindi, in occasioni di altri tripla A siamo stati letteralmente bombardati di informazioni, Rockstar ha ancora fatto una volta il suo gioco. Un po’ come CD Project Red e Cyberpunk 2077, grazie alla sua storia pregressa la software house ha un credito ormai inossidabile. Era difficile pensare che Red Dead Redemption 2 potesse essere un brutto gioco a prescindere, figuriamoci dopo quelle (poche) informazioni in nostro possesso.

red dead redemption 2
E anche in GTA V, con una mod.

Di notizie, invece, ne sono uscite molte. Fa parte del gioco, anche se ogni tanto è davvero difficile riuscire a non essere soverchiati da così tante parole, a mesi e mesi di distanza dall’uscita. Non che si possa fare niente al riguardo, perché in fondo la games industry funziona così e lo sappiamo. Tra le necessità di piazzare quanti più pre-order possibili e le tante uscite annuali, ogni videogioco ha bisogno di essere un evento, soprattutto quando ci sono investimenti corposi in ballo.

Eppure, in tutto ciò, mi piace molto cosa sta facendo Capcom con Resident Evil 2, ad esempio. L’abbiamo visto un po’, neanche troppo, ci sono state occasioni di provarlo nelle varie fiere del settore, e non troppo altro. Ci sono notizie, sì, ma non c’è quella sensazione di essere bombardati di informazioni. Va detto che si tratta di un remake quindi, una volta appurata la bontà del lavoro del team di sviluppo in termini di ricostruzione, non è che ci sia questa grossa sorpresa perché non è una produzione del tutto inedita. Per la serie: vi abbiamo fatto vedere che abbiamo lavorato sodo, ed ora aspettate fino a gennaio.

Arrivati a questo punto, non ha più senso leggere le recensioni di Red Dead Redemption 2. Hype, un po’ di dimostrazione di forza, e la fiducia nella software house: testi già scritti e voti già assegnati da tempo. Non parlo, né in alcun modo voglio insinuare, di ipotesi di corruzione ed altro, badate bene. È solo che, conoscendo il pedigree dello sviluppatore, la recensione è già scritta. Aspettatevi voti dal 8.5 (perché i redattori hipster esistono, purtroppo) al 9.6 (per chi usa i decimali), e giocate semplicemente a quella che si prospetta essere un’avventura western come nessun’altra. Investite il tempo della lettura della recensione nello scegliere come acconciare barba e capelli del vostro personaggio.

(Scherzi a parte, leggete le recensioni. E magari disattivate anche AdBlock per i vostri siti preferiti, ché qui la stampa altrimenti muore davvero.)

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