Chainmail, di Gary Gygax, era un wargame da tavolo tridimensionale la cui edizione del 1971 comprendeva un supplemento fantasy, un set di regole per ambientare le schermaglie in un mondo di mostri e creature fantastiche. Sarà Dave Arneson, qualche tempo dopo, ad avere l’intuizione di aggiungere una componente narrativa in quel gioco, ed insieme a Gary Gygax iniziarono a creare quello che poi sarebbe diventato l’immortale Dungeons & Dragons. Questa breve (anzi, brevissima) storia del gioco di ruolo più famoso del mondo ci serve per fare un interessante paragone su una delle iniziative più recenti legate a D&D, ovvero RPGSports.

Breve premessa, importante per chi non conosce il mondo dei giochi di ruolo. Al momento, Dungeons & Dragons è un brand forte come non lo è mai stato in vita sua. Dopo una quarta edizione che è stato sostanzialmente un flop (per motivi ludici e commerciali), la quinta edizione uscita nel 2015 (dal 2017 in Italia) ha ridato lustro al brand che, fino a quel momento, era stato soppiantato da Pathfinder di Paizo. Questo significa, in soldoni, che nelle ultime due annate le vendite dei prodotti di Dungeons & Dragons si sono superate di anno in anno.

Il merito di tutto ciò è della indiscutibile bontà del progetto in termini di regole ed appeal per i giocatori, ma soprattutto di una massiccia campagna promozionale che ha portato D&D di prepotenza nell’epoca moderna. Piattaforme come D&D Beyond, che trasportano sul web tutto il materiale cartaceo pubblicato, andando a diventare un completissimo compendio online fondamentale per chi gioca principalmente tramite web. Campagna promozionale “classica”, ma soprattutto l’intuizione di sponsorizzare direttamente i migliori gruppi che fanno streaming di D&D su Twitch, tra cui il leggendario Critical Role (gruppo di gioco con attori e doppiatori famosi, che giocano con scenografie di lusso e sceneggiatura condivisa), che è diventato un brand a sua volta vista la popolarità crescente dello show.

Arriviamo quindi al presente, con il boss di Hasbro che qualche tempo fa si è detto incuriosito dalla scena eSport, e di come Dungeons & Dragons potrebbe approfittarne visto che, come detto, è già molto forte la sua presenza su Twitch. RPGSports è esattamente quel tentativo. Si tratta di un’etichetta, un’entità se vogliamo, che si occuperà di creare dei “contenuti competitivi” legati al mondo dei giochi da tavolo, i cosiddetti “tabletop”, un termine che ormai è diffuso fuori dalla terra d’Albione. Il torneo debutterà proprio con la quinta edizione di Dungeons & Dragons.

Dungeons & Dragons
I ragazzi di Critical Role, tutti volti e voci note.

Attraverso D&D Beyond, EncounterRoleplay e Roll20 (celebre piattaforma per giocare di ruolo online), verrà organizzata una competizione che mescola il concetto dei MOBA come League of Legends ed il gioco di ruolo. È bene precisare che si tratta un evento per cui Wizards of the Coast non è affiliata in alcun modo, e si tratta quindi di un evento indipendente (o quasi).

Come funziona? Nel corso di quattro settimane, sedici giocatori competeranno in squadre da quattro attraverso delle partite ad eliminazione diretta, ogni partita al meglio delle tre. L’idea è quella di avere un pool di quindici personaggi già fatti tra i quali selezionare, con tanto di meccaniche di pick and ban tipiche dei MOBA. L’evento si svolgerà online, in streaming su Twitch nel canale di RPGSports, con partite che si svolgono dal 1 novembre al 1 dicembre. Il tutto, ovviamente, per un premio che non è neanche niente male: 5mila dollari. Onestamente, questa iniziativa suscita delle perplessità. Parlando di elementi squisitamente ludici e competitivi, RPGSports rischia di non essere né carne né pesce, come si suol dire. Prendiamo due stralci del comunicato stampa ufficiale:

We don’t claim to have created perfect balance, nor is that our aim, as every competitive game has an element of strategy. […] It’s not an eSport. We created something that would make competitive gamers feel safe and confortable trying out D&D fifth edition for the first time.

Il concetto è, riassunto per chi non mastica l’inglese, che il team di RPGSports non mira ad ottenere un perfetto bilanciamento tra i citati 15 personaggi, ed inoltre la loro volontà è di creare qualcosa che faccia sentire i giocatori competitivi tranquilli nel giocare per la prima volta (ma non dovevano essere “competitivi”?) alla quinta edizione di Dungeons & Dragons. Diciamo che non si capisce bene cosa RPGSports punti ad essere. Non sarà un “eSport”, ma c’è comunque “Sport” nella definizione ufficiale, un termine che allude a qualcosa di molto chiaro: regole, competizione, sfoggio di abilità e preparazione.

Dungeons & Dragons
Date e numeri dell'evento.

In tutto questo, già è difficile far passare che la preparazione necessaria per un torneo di Street Fighter V, Overwatch, Call of Duty o Dragon Ball FighterZ sia in qualche modo assimilabile a quella sportiva “tradizionale”, figuriamoci far rientrare nella categoria “sport” un gioco dove, alla fine di tutte le analisi e scelte del giocatore, c’è sempre il lancio di un dado da venti facce a decretare ciò che deve succedere. C’è un problema di fondo, infatti, nel trasportare il gioco di ruolo cartaceo nel mondo dello sport: l’alea.

Nel citato Street Fighter V, così come in alcuni picchiaduro, c’è la presenza del cosiddetto guessing game, il metagioco per cui è necessario provare ad indovinare ciò che potrebbe fare l’avversario e cercare di contrattaccare scegliendo tra un pool di possibilità, tra istinto, previsione e un po’ di fortuna. Nei picchiaduro, però, c’è la componente psicologica che incide sui riflessi, così come la possibilità di poter studiare l’avversario e aumentare le probabilità di successo del suddetto guessing game. Difficile studiare un avversario che deve consultare una scheda, scegliere una manciata di capacità speciali del suo personaggio, e tirare un d20.

Appurato che non può essere un eSport, è ormai chiaro che gli eventi di RPGSports sono una vetrina commerciale. Niente di male, verrebbe da pensare, ma non è proprio così. Se la bellezza del gioco di ruolo è che, di fatto, non esiste un modo giusto o sbagliato di giocare, c’è il rischio che però lo si possa fare nel modo migliore o peggiore.

La discriminante del gioco di ruolo è infatti la creazione di una narrazione condivisa, elemento fondante che contraddistingue Dungeons & Dragons e soci da un normale boardgame dove lo scopo è unicamente vincere, magari divertendosi nel mentre, ovvio. C’è anche tutto un filone di giocatori powerplayer che minmaxano il proprio personaggio, soprattutto nei giochi dal regolamento più tecnico e stratificato, ma li giocano poi all’interno di una narrazione e da lì non si sfugge.

Dungeons & Dragons
I ragazzi di Stranger Things hanno contribuito a rendere Dungeons & Dragons un nome noto.

Perché prendere un’attività del genere e privarla della sua unicità? Badate bene, non sto facendo un discorso da vecchio trombone della serie “ah, i giovani d’oggi” (sebbene quella di RPGSports è un’iniziativa palesemente pensata per gente più giovane del sottoscritto), ma quanto una questione di senso. Immaginate un torneo di Risiko in cui, invece di tirare i dadi e distruggere carri armati avversari, gli scontri si risolvano interpretando i soldati al fronte e narrando la guerra invece di farla decidere alle regole del gioco. Che senso avrebbe?

Diciamo che RPGSports è quindi una grossa pubblicità mascherata da evento. Come già detto, niente di male, ma potrebbe passare un messaggio sbagliato e stavolta mi concedo un po’ di suonate da vecchio trombone. Come Critical Role potrebbe far sottintendere che per giocare di ruolo ci vogliano degli attori, una scenografia di livello ed un team di sceneggiatori alle spalle, allo stesso modo RPGSports potrebbe far passare l’immagine dei giochi di ruolo in maniera non del tutto corretta.

Ed oltre ad essere un danno, ed un peccato, è anche un rischio a livello commerciale. Perché i ragazzi che sono corsi a comprare Dungeons & Dragons sulla scia dell’entusiasmo degli show su Twitch hanno, se non altro, visto l’ordine naturale delle cose in termini di giochi di ruolo. Immaginate lo sconforto nell’apprendere che il personaggio bisogna costruirselo e pensarlo a partire dalla sua psicologia, dopo aver visto un torneo di gente che si mena con dei personaggi pregenerati senza nessun contesto.

Tutto questo al netto della validità del progetto, che è tutta da verificare. Alla fine di tutto servirà senz’altro ad avvicinare ancora più giocatori, potenzialmente i più giovani che stanno molto tempo su Twitch, nella speranza di sedurli verso il gioco di ruolo suggerendogli quei meccanismi da MOBA con cui sono più affini. La speranza è che, una volta appresa l’esistenza di questo mondo, riescano a farne parte nel modo migliore possibile. Perché, alla fine, l’appiattimento culturale non è mai un buon prezzo da pagare per avere una maggiore diffusione.

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