I souls-like sono oramai un genere affermato e spesso e volentieri, in molte declinazioni diverse, li vediamo approdare sul mercato, indipendente (soprattutto) e non.

I risultati sono, generalmente, buoni, specie con quei titoli che provano ad aggiungere ad una formula già collaudata qualcosa di proprio, in grado di farli spiccare in mezzo alla massa di altri giochi simili presenti sul mercato.

Sinner: Sacrifice for Redemption non è fra questi, ma naviga in un oceano di mediocrità nel quale non c'è nulla che renda il gioco indimenticabile e, allo stesso tempo, non si tratta nemmeno di un bel gioco.

Siamo di fronte a quel classicissimo titolo semplicemente sufficiente che sa farsi giocare, riesce ad intrattenere ma non riesce ad imporsi e imprimere nel giocatore un ricordo vivido.

Sinner si presta ad essere cancellato molto presto dalla propria libreria per lasciare posto a qualcos'altro.

Non è un brutto gioco, questo è piuttosto chiaro, ma non è nemmeno uno di quei titoli che ti lascia un ricordo indelebile addosso.

Bene, ma c'è Sinner nel concreto?

Si tratta di un souls-like (anche se molto più simile a Furi come impostazione) in cui abbiamo una sequela di boss da battere che dovremmo affrontare con un certo malus sul personaggio.

Il titolo è abbastanza semplice per quel che riguarda la narrazione: siamo un cavaliere senza nome che deve affrontare un viaggio di purificazione.

Nel farlo deve spirare alcuni peccati, rappresentati dai boss che andiamo ad affrontare. Ogni boss è uno dei sette peccati capitali, ha una sua storia e un suo particolare stile di combattimento che ci richiederà, di volta in volta, di pensare alla migliore strategia possibile per riuscire a completare la battaglia.

sinner
Andiamo ad espirare qualche peccato!

Ogni boss è accessibile da un hub principale all'interno del quale sceglieremo chi affrontare, riceveremo un particolare malus (del tipo strumenti dimezzati, energia ridotta e così via) e partiremo verso la battaglia.

La meccanica dei debuff ricevuti è piuttosto interessante: riesce a dare parecchia varietà al gameplay, che risulterebbe leggermente monotono altrimenti, e una certa profondità alle sfide poiché per ogni peccato da espiare siamo costretti a prepararci adeguatamente per la battaglia.

Molto interessante anche la storia di ogni boss che ci vengono presentati come uomini normali che per via di alcuni eccessi avuti nella vita hanno abbracciato la via del peccato, deformandosi nell'aspetto e divenendo essi stessi il peccato di cui hanno abusato.

Il combat system, vero punto centrale di Sinner, è abbastanza particolare poiché non avremo una vera e propria build da utilizzare, ma delle armi prefabbricate (una spada leggera e uno spadone), uno scudo e un set di strumenti (cure, lance, bombe e così via).

Il moveset delle due armi disponibili è piuttosto strano: con la spada avremo una combo leggera che prevede un fendente, colpo di scudo e di nuovo fendente, mentre il colpo pesante è un semplice affondo, non concatenabile con l'attacco leggero.

sinner
Il mio boss preferito!

Con lo spadone abbiamo un fendente dall'alto per il pesante e uno orizzontale per i leggero (tutto a due mani).

Questo tipo di movimenti (soprattutto il colpo di scudo fra un fendente e l'altro nella combo leggera) comporta un tipo di gioco poco aggressivo (colpire con lo scudo semplicemente sbilancia) e punisce severamente lo spam di colpi.

Se da una parte ciò porta ad un combattimento più ragionato, dall'altra tutto si risolve in un banalissimo “hit and run” efficace contro praticamente ogni boss presente all'interno del gioco.

Anche le animazioni del personaggio, e i frame impiegati per qualsiasi azione, sono piuttosto strani: alzare lo scudo non è un'azione immediata ma va mantenuta la pressione del tasto finché il cavaliere non ha alzato le sue difese.

Dovessimo smettere prima abbasserà istantaneamente lo scudo e se ci dovessero colpire prima che lo scudo sia effettivamente alto prenderemo comunque il danno completo il che rende quasi impossibile una reazione difensiva ed immediata all'attacco di uno dei boss.

sinner
Il primo che incontriamo, l'ultimo che ho battuto.

Possiamo rotolare per schivare, certo, ma è difficoltoso, quasi impossibile, riuscire a pararsi da un colpo nemico.

Anche le animazioni di attacco risultano leggermente strane perché necessitano di qualche frame in più rispetto alla norma per essere compiute: ancora una volta da una parte ciò sfocia in un gameplay più ragionato, dall'altra rallenta particolarmente l'azione di gioco.

Tecnicamente, Sinner non riesce a brillare parecchio ma questo è dovuto anche a Nintendo Switch che tende a rendere un'azione di gioco già particolarmente lenta ancora più “burrosa” e sfiancante.

A livello grafico non c'è molto da dire: gli ambienti e le arene sono piuttosto spogli e i boss, il cui design dovrebbe essere pieno di dettagli, lascia leggermente a desiderare.

Insomma, si tratta di un gioco senza infamia né lode capace di offrire un discreto livello di sfida ad un giocatore molto paziente e una buona scrittura della lore, che nonostante tutto è piuttosto intrigante. Purtroppo si limita semplicemente a questo. Si tratta di un buon souls-like ma non uno di quelli che rigiocherei ancora una volta.

Versione testata Nintendo Switch, disponibile anche per PC, PS4 e Xbox One