Nella giornata di ieri, i server di Call of Duty: Black Ops 4 hanno aperto i battenti con qualche ora di anticipo e questo ci ha permesso di iniziare a giocare un po’ prima del previsto, grazie ad un codice fornitoci da Activision.

Le impressioni sul nuovo capitolo del franchise sparatutto sono generalmente positive: avremo modo nei prossimi giorni di formularle in maniera più articolata, con una serie di speciali sulle diverse modalità e infine la nostra recensione, ma intanto godiamoci questo resoconto iniziale di una prima serata di gioco.

  • La prima sera
  • Speciale Zombie
  • Speciale Blackout vs Fortnite
  • Recensione

call of duty: black ops 4

La prima sera

Prima di tutto, spinto dalla curiosità, mi sono lanciato in Blackout. Con qualche partita alle spalle, ho notato fin da subito che, com’è del resto con questo genere di giochi, gli utenti dovranno ambientarsi un po’ e capire anzitutto la mappa. In un primo approccio si notano prevedibilmente spaesamento e tanti presi di spalle per kill in pratica casuali.

Tecnicamente, nonostante sia stato alzato il tetto a 88 unità, le performance sono sorprendenti, specie se si viene dall’esperienza console di PUBG. L’ingresso in partita è più scenico, con numerosi elicotteri pronti a lanciare gli appassionati, e fin dal salto in basso – complice un’altezza inferiore rispetto al competitor coreano – si nota una maggiore fluidità dell’azione.

Stivali a terra, parliamo chiaramente di una modalità che per vocazione del gioco in cui si innesta è più orientata al tipo di esperienza offerto da Fortnite, con scontri frequenti, tante munizioni, tanto equipaggiamento e tanta velocità disseminati più o meno in ogni passaggio della location.

Questo gioca naturalmente a vantaggio di una battle royale, considerando quanto spesso sia lunga la scalata al numero 1 altrove, che vuole fare dell’accessibilità e del divertimento la propria cifra stilistica.

Per quanto riguarda la sfera puramente visiva, Black Ops 4 appare molto gradevole e consistente in ogni sua variante. Stiamo mettendo alla prova la versione PS4 Pro, con 4K e HDR supportati, e si avverte subito un senso di rimpolpata ai modelli dei personaggi e una ripulita ai menu vista la nuova conformazione senza storia.

Complessivamente, abbiamo una scena molto pulita e tanto colore che ci viene sbattuto in faccia in ogni  frangente del gameplay, e questo genere di filosofia va a riflettersi anche sulla realizzazione degli Specialisti – ognuno di essi ha una sua connotazione ben chiara e caratterizzata se, sebbene non si sia sulle tracce di Overwatch, ci si mette appena qualche minuto per riconoscerli e tenerli ben a mente.

In questo test iniziale mi sono dedicato soprattutto al deathmatch e alla modalità Controllo, divertendomi parecchio sebbene, per via della velocità e dei riflessi che non sono più quelli di una volta, mi siano servite un paio di pause lunghette nel mezzo.

Mentre in deathmatch si fatica giusto ad entrare e ad amalgamarsi col resto del gruppo (interessante la scelta di far sparire le kill per mostrare soltanto i punti di danno e il rateo con uccisioni/morti, così da alleggerire il focus sull’azione individuale), Controllo mi è parsa fin da subito molto equilibrata e una seria contendente ad essere il cuore dell’esperienza multiplayer liscia.

call of duty: black ops 4

In questa fase iniziale almeno, si vince e si perde e la buona notizia è che a 2 punti (su 3) i checkpoint da conquistare o difendere vengono invertiti, quindi c’è spazio per rovesciamenti di fronte e tanta spettacolare azione al cardiopalma fino all’ultimo secondo utile.

Le mappe non presentano guizzi particolari rispetto al passato della saga e anche visivamente richiamano molto quelle dei passati Black Ops nonché alcuni scorci di Modern Warfare (ad esempio, Jungle e Seaside).

Quello che si nota da subito è che difficilmente uno Specialista è adatto a tutte le mappe. In questa prima tornata mi sono concentrato su Toque, ma ci sono mappe in cui mettere filo spinato e piazzare lo scudo a terra dà una mano o può essere addirittura fondamentale, mentre in altre non ha alcun senso.

In queste bisogna ricorrere ad un secondo personaggio, da imparare imprescindibilmente al di là delle proprie caratteristiche tecniche e vocazioni, meglio se d’assalto in virtù del fatto che lo shooting è frenetico e le partite si risolvono spesso in veri e propri faccia a faccia. Come alternativa stiamo valutando Battery e Firebreak, che sembrano pg più “regolari” ma adatti ad un po’ tutte le stagioni del gioco: ve ne parleremo meglio, evidentemente, nel corso della nostra recensione completa.