Non ho mai seguito attentamente lo sviluppo e le informazioni dietro Dreams, il nuovo titolo firmato Media Molecule, perché mi sembrava quasi un torto vero l'opera e l'intento degli sviluppatori spulciare il loro lavoro prima di inserire il disco nella console.

Avendo avuto la possibilità di provarlo con mano, però, non mi sono lasciato intimorire dalle mie paranoie e mi sono fiondato sul pad per cercare di capire meglio cosa dovrebbe essere il gioco e cosa offre ai videogiocatori.

Mentre aspettavo il mio turno, un signore molto più grande di me, mi stava accanto e dopo aver scambiato due parole di dice “questo è l'unico vero gioco per cui sogno di avere una PlayStation 4”, un'affermazione che mi sembra parecchio forte vista la mole di giochi validi per la console Sony.

Interessato alle sue parole chiedo spiegazioni e la sua risposta mi lascia un po' intontito, con un vago amaro in bocca, e un hype scalcinante per il gioco.

“Perché un videogioco deve essere così, si vede che sei giovane e non hai vissuto i veri videogiochi”.

Mi lascia così, mentre si siede per provare Dreams, il gioco che secondo lui è meritevole di essere definito tale in mezzo a tutto l'oceano di prodotti in cui affoghiamo.

Va bene, lo provo.

dreams
C'è un non so che si sacrale...

Non sono certo di aver capito pienamente quello che ho giocato, così come non sono certo di aver capito quello che l'unico livello di gioco presente nella demo (facente parte della breve campagna del gioco) cercava di comunicarmi.

Ho capito però le parole del signore che oramai si perdeva nella folla. Dreams è un videogioco in un senso tutto particolare fatto di emozioni, fantasia e scoperta: è un non essere mai diventati grandi, è lo scartare un pacco colorato a Natale o scoprire che la tua rosa non è l'unico esemplare in tutto l'universo.

Non sono sicuro di quello che ho giocato, e nemmeno tanto di quello che ho provato durante l'esperienza di gioco perché quello che mi trovavo davanti era un puzzle-platform molto minimale in cui le azioni di gioco erano abbastanza semplici e intuitive.

Però era ricco. Ricco di sogni, di estro e di voglia di comunicare. Mi sentivo come in uno di quei libri che amavo tanto leggere da ragazzino, quando ancora mi piaceva perdermi nella mia testa in mezzo a caverne oscure e mostri giganti che cercavano di catturarmi.

In questa piccola demo non viviamo in nessun modo l'editor di gioco, vero fulcro dell'esperienza attraverso il quale gli utenti potranno condividere il proprio bambino interiore con gli altri, ma viviamo uno dei livelli della campagna, in cui poter raccogliere elementi di gioco con cui dar vita alle nostre fantasie.

dreams
Bello, no?

Il gameplay è molto semplice: siamo un robottino in grado di generare piccole scariche di energia con la quale cerchiamo di riportare in vita un vermone metallico chissà per quale motivo.

Non c'è da rimanere molto stupiti dal gamepaly poiché non rivela nulla di davvero innovativo o che valga la pena di giocare, quanto delle atmosfere e del mondo di gioco.

Sono rimasto genuinamente sorpreso di quanto mi mancasse Dreams nel momento in cui, attraversando una porta, sono tornato alla schermata del titolo.

Non so se sono state le parole di quel signore anziano ad avermi suggestionato, però Dreams è stata una di quelle esperienze che voglio ripetere, ancora e ancora, e per questo non vedo l'ora che il titolo approdi sugli scaffali.

A volte è bello, e sorprendente, vedere come, con poco, si possa riuscire a comunicare tanto a qualcuno: Dreams è rappresentativo di questo concetto. Pochi elementi di gioco, una semplicità quasi soffocante ma un senso di libertà e fantasia che difficilmente, nell'era del fotorealismo a tutti i costi, riusciamo a trovare in un videogioco.

Dreams sembra quasi una produzione Nintendo, anzi, quasi superiore a tutti quei loro titoli che si fregiano di questa definizione.

Dreams saprà sicuramente conquistarci tutti, a patto che vogliamo essere conquistati e che vogliamo vivere quella sospensione dell'incredulità in cui Media Molecule ci accompagnerà.