Distrattamente leggevo delle nuove informazioni riguardo il lungometraggio dedicato a Monster Hunter, prodotto parzialmente da Milla Jovovich che aveva già investito nei lungometraggi di Resident Evil. Oltre al fatto che Diego Boneta (già visto in Rock of Ages) affiancherà la bella modella/attrice nel cast dell’adattamento cinematografico insieme a Tony Jaa, Ron Perlman e T.I. Harris, mi sono soffermato per la prima volta a leggere la sinossi ufficiale del film.

In breve, la trama del film è incentrata sul leader di una squadra militare delle Nazioni Unite, una donna di nome Artemis che è interpretata dalla Jovovich. La protagonista verrà teletrasportata in un altro mondo popolato da mostri. Qui incontrerà il Cacciatore (interpretato da Tony Jaa), ed i due dovranno fare squadra per chiudere il portale impedendo alle suddette creature di attaccare la Terra.

Avete letto bene.

Peraltro, la storyline proposta nel 2016 era molto diversa. In quella prima proposta l’idea è che un uomo incastrato in un lavoro senza via di uscita scoprisse di essere l’erede di un famoso eroe del passato, così avrebbe viaggiato in un mondo mistico per allenarsi e diventare un Monster Hunter, con l’obiettivo di affrontare delle creature mitiche ed impedire loro di distruggere il nostro mondo. A questo proposito Paul W.S. Anderson (regista della pellicola e marito di Milla Jovovich) ha aggiunto qualche dettaglio sul film ai microfoni di Hollywood Reporter:

Non ci sono personaggi centrali, quindi l’approccio sarà più o meno come con Resident Evil, quando abbiamo imposto i nostri personaggi e la nostra storia a quel mondo. Credo sia perfetta come formula. Il mondo di Monster Hunter includerà questi enormi deserti che faranno sembrare il Deserto del Gobi un secchiello di sabbia, e ci saranno navi in grado di navigare sulla sabbia. E si combatteranno queste enormi creature, alcune grandi come l’isolato di una città. Vivono sotto terra e, quando saltano fuori, è come se tutto diventasse la parte migliore di Dune. E ci saranno anche draghi volanti, ragni giganti, e le più meravigliose creature! L’ultimo atto sarà nuovamente ambientato nel nostro mondo, quando realizziamo che le creature mitologiche sono essenzialmente tornate per vendicarsi. Quindi ci sarà un secondo film nel quale pianificare una riscossa!

monster hunter
Ché poi è un attimo che finisce così...

Ora, non è che entrambi i concept siano esaltanti, perché di base inseriscono forzatamente l’idea dei due mondi diversi che collidono, moderno e fantasy, con quel rischio puttanatona dietro l’angolo. Perché se i film della Marvel lì fa la Marvel e non qualcun altro c’è un motivo, ché non è da tutti infilare Thor in mezzo ad un’invasione aliena con il Re di un continente africano fittizio, giusto per fare un esempio. Visto che, comunque, questi mostroni in CGI andranno fatti, perché non puntare il tutto su un film fantasy? Una bella avventura dall’immaginario potente in cui un protagonista, un cacciatore (non agenti scelti venuti da un altro mondo) ha bisogno di combattere contro queste creature per un motivo di trama qualunque?

Volendo, a voler tentare la via dell’originalità, potrebbe essere interessante fare una sorta di racconto meta-referenziale inserendo delle dinamiche da videogioco, come fa il secondo Jumanji con The Rock per esempio. Il film è una puttanatona, ma almeno è fatto bene e diverte.

Perché, in generale, portare i videogiochi al cinema significa snaturarli oppure fare dei polpettoni noiosi? Assassin’s Creed ci ha provato pure per un attimo, ci ha fatto credere di poter essere un film almeno godibile, ma alla fine il film è risultato praticamente non pervenuto.  Warcraft è stato salvato praticamente dalla Cina che è super appassionata del franchise, mentre altrove è stato demolito. Angry Birds poteva chiamarsi in qualsiasi altro modo perché, di fatto, è un classico film coi pupazzetti in stile Dreamworks che sfrutta solo il nome del franchise.

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In Tomb Raider la Vikander mi è piaciuta. Il film, invece, un po' meno.

Tomb Raider, con la bella Alicia Vikander, mi ha ricordato un pochino Assassin’s Creed. Un film molto piatto con pochissimo mordente ma che, se non altro, mentre lo guardi al cinema diverte. Un film che però è totalmente dimenticabile. Piccola eccezione per Ready Player One che di videogiochi ne parla abbondantemente ma non è tratto da un franchise particolare, che ha funzionato perché 1) è di Spielberg, e le sue cose al cinema funzionano e basta e 2) sfrutta la moda della retromania a tutti i costi che da un paio d’anni imperversa nel mondo.

Il problema è che, di base, chi si occupa di queste trasposizioni videoludiche non conosce il prodotto, o almeno non abbastanza. Fassbender ha dichiarato tranquillamente di non aver mai giocato mezz’ora ad un Assassin’s Creed. Non è certo obbligato a farlo perché il suo lavoro è altro, ma la differenza tra lui e gli attori della Marvel che si leggono decine e decine di fumetti per preparare il ruolo è palese. Fassbender è un attore straordinario, ma se il film intorno a lui non c’è non ci sono prestazioni miracolose che tengano (ed è lui che tiene malamente la baracca del film di Assassin’s Creed, infatti). Siamo stati di fronte a produzioni fatte da gente poco interessata al franchise di riferimento. Lo dice anche Jordan Vogt-Roberts in una intervista dell’anno scorso, che peraltro si sta occupando dell’adattamento di Metal Gear Solid al cinema e pare sia benvoluto dallo stesso Hideo Kojima.

Quindi o si fanno film mosci, cercando di interpretare le esigenze di un pubblico che non si conosce pienamente, oppure per evitare il problema si reinterpreta in modo a dir poco fantasioso i franchise, così da appellarsi successivamente al fatto che, in fondo, era una libera interpretazione e nessuno può dire nulla. L’abbiamo visto con la saga cinematografica di Resident Evil e lo vedremo ancora con Monster Hunter, probabilmente.

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Speriamo bene.

A questo proposito apriamo una breve parentesi televisiva parlando della serie di The Witcher per Netflix. Ad interpretare un a quanto parte giovane Geralt di Rivia sarà Henry Cavill. Ora, il buon Superman cinematografico non è esattamente quello che si può definire un grande, ma è uno che spasimava per avere il ruolo. È anche uno che non rispondeva al suo agente, che lo chiamava per avvertirlo che era stato preso per Man of Steel, perché stava finendo un raid di World of Warcraft. Riguardo la produzione è già stato detto che prenderà le distanze un po’ dai videogiochi, ma soprattutto che il personaggio di Ciri sarà interpretato da un’attrice non caucasica.

La domanda è: perché? Nel senso, perché bisogna trovare per forza un’attrice di una minoranza etnica, e non trovare un’attrice semplicemente perfetta per la parte? Se durante il casting apparisse la Ciri perfetta, ma bianca come il latte, verrebbe scartata? Snaturare è proprio questo, voler per forza imporre la propria visione solo per il gusto di farlo. Detto questo Ciri non deve essere bianca, deve essere “solo” perfetta per il ruolo, ma può essere anche cinese, afghana o nigeriana, per quanto mi riguarda.

Tutto ciò ci riporta comunque al discorso originario, che in parte facemmo analizzando proprio il lungometraggio di Assassin’s Creed. Questi sono due mondi che, probabilmente, non arriveranno mai a convivere pacificamente. Un po’ per la naturale differenza in termini di linguaggi narrativi, ma soprattutto per le differenti realtà che ci sono alle spalle, che hanno visioni completamente differenti. Gli stessi che fanno sì che sia plausibile trasformare un simulatore di caccia in un mondo fantasy in un’avventura completamente diversa, con un pizzico di Stargate e i Rathalos buttati già a suon di mitragliatrici d’assalto.

Ma come si fa.

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