Quando ho visto il trailer di STAY e ho deciso che avrei voluto giocarlo e recensirlo non sapevo ancora in quale guaio mi stessi cacciando. Sebbene il titolo sia già da tempo presente sul mercato nelle sue versioni per PC e per Xbox One, per qualche strana ragione è passato del tutto inosservato ai miei occhi fino a pochi giorni fa, complice il lancio su PS4 e Nintendo Switch.

Devo ammettere che ora che so cosa mi sono persa sono piuttosto dispiaciuta di non averlo notato prima, anche se va detto che vivere nella mia beata ignoranza mi ha preservato da un bel giro sulle montagne russe emotive, quel genere di giro che ti arricchisce e svuota nello stesso momento.

STAY infatti è un titolo dallo straordinario impatto emotivo, che mette il giocatore in condizione di affrontare senza preamboli di sorta temi delicati come ansia, depressione e solitudine. Nel gioco siamo chiamati ad interpretare semplicemente noi stessi, mentre cercheremo di aiutare un giovane psicologo – Quinn – che, dopo essere stato rapito e segregato in una stanza buia avente in apparenza solo un PC al suo interno, lo userà per chattare con chi si trova dall'altra parte dello schermo (noi, per l’appunto).

Quinn è solo, spaventato e non ha idea di chi possa averlo rapito né di quale motivo lo abbia spinto a farlo. Saremo noi a guidarlo, ad incoraggiarlo e a tenerlo con i piedi per terra quando necessario, creando con lui una sorta di legame emotivo. Non è però finita qui: il nostro legame sarà accentuato da un timer che terrà conto sia del tempo passato ad aiutare Quinn che di quello in cui torneremo alla nostra vita di tutti i giorni, lasciandolo in balìa degli eventi. Se in un primo momento penserete che sia semplice ignorare tale contatore, già dalla seconda sessione di gioco vi renderete conto che la vostra assenza si è fatta sentire e che siete emotivamente legati allo sventurato protagonista.

Il titolo di Appnormals Team presenta un gameplay piuttosto lineare. Sostanzialmente ci viene richiesto di ascoltare Quinn, rispondergli scegliendo la frase che più rappresenta il nostro pensiero tra quelle proposte e aiutarlo a trovare la soluzione per uscire dalla stanza nella quale e intrappolato (che presto si rivelerà essere un’intera casa). Oltre a questo, ogni tanto dovremo risolvere degli enigmi che saranno sempre più difficili man mano che procederemo lungo la trama.

Spesso accade che, quanto più una cosa sembra semplice, tanto più è complessa nei suoi meccanismi e STAY non fa eccezione. Prima di tutto va detto che aiutare Quinn non è affatto facile: lo psicologo ha infatti una personalità multisfaccettata e non sempre sarà facile capire come reagirà ad un determinato consiglio, a maggior ragione se non avrà motivo di fidarsi di noi (per fortuna potremo consultare quattro indicatori di stato d’animo). Talvolta sarà complesso stabilire se concentrarci sul nostro comune scopo – farlo uscire – o ascoltarlo e consolarlo in un momento di tristezza, spronandolo in questo modo a reagire veramente. Ecco quindi che entra in gioco il sopracitato timer: pensate di poter trovare un Quinn bendisposto se vi assentate per giorni e giorni senza badarlo?

In secondo luogo bisogna parlare degli enigmi. Essi infatti, sebbene non siano minimamente spiegati - al punto che in alcuni avrete la sensazione di procedere a tentoni – sono forse il punto cardine del gioco. Man mano che risolverete i singoli enigmi sbroglierete il bandolo di una matassa più grande e solo alla fine del titolo capirete davvero con cosa stavate avendo a che fare.

Infine bisogna precisare che alle nostre azioni – o meglio, ai nostri suggerimenti – seguiranno delle reazioni. Dovremo stare attenti, quindi, a non condurre Quinn a morte certa (cosa che ho sperimentato a mie spese quando pensavo che lo scopo del gioco fosse far uscire il ragazzo dalla stanza: ah, quanto mi sbagliavo).

STAY
La sicurezza in sé può essere più importante dell’essere avventati.

Tutto ciò è sottolineato da una colonna sonora d’effetto, caratterizzata da brani adrenalinici e carichi di tensione e da una grafica in pixel art che risulta coinvolgente senza essere preponderante, in modo da sottolineare ancora di più la necessità di creare un legame emotivo con Quinn.

Per concludere, quindi, ci troviamo con un titolo in grado di scavare a fondo nella profondità dell’animo di chi ci gioca. I pochi individui che si sentiranno emotivamente al sicuro perché non rientrano in stati emotivi come ansia, depressione o solitudine, saranno colti nel vivo dal senso di colpa di aver abbandonato Quinn al suo destino.

Chi scrive ha una confessione da fare: non ha provato nulla di tutto questo. Perché la recensione, allora, risulta positiva in tutto e per tutto? Semplice: una volta terminate le mie sessioni videoludiche serali andavo a dormire. Dormivo sonni tranquilli, mi alzavo al mattino e trascorrevo le giornate come sempre. Se da un lato la storia mi intrigava, dall’altro non provavo un coinvolgimento forte.

Poi sono arrivata alla fine e mi sono sentita un verme per non aver capito, per non aver collegato, per non esserci arrivata prima. Tutto quello che non vorrei mai mi succedesse nella vita reale. E vi assicuro che il pugno è arrivato con una potenza d’impatto che non avrei mai creduto possibile.

Disponibile per PC, Xbox One, PS4 (versione testata), Nintendo Switch.

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