In Italia, quando un argomento, un prodotto, un nome, o qualsiasi altra cosa arriva nella televisione pubblica significa che è già vecchio. In generale, quando la massa non aderente nello specifico al pubblico di riferimento ne parla significa che è già acqua passata, o almeno consolidata nelle rocce calcaree. Succede ogni volta, soprattutto con il mondo tecnologico, dove (escludendo le rubriche scientifiche) l’informazione generalista spesso si occupa tardi di qualcosa. In questo caso parliamo della nobile arte dell’unboxing.

Sul finire della scorsa settimana il Ministro dell’Interno, Matteo Salvini, ha fatto l’unboxing della busta della procura in cui gli viene notificata l’indagine che lo coinvolge per il caso della nave Diciotti, per cui è accusato di sequestro di persona aggravato. Diretta Facebook, preambolo iniziale tra la captatio benevolentiae e la faccia tosta indifendibile, busta opportunamente già aperta per agevolare l’unboxing (perché siamo d’accordo che la Procura della Repubblica non manda gli avvisi di garanzia con il nastro adesivo, giusto?): ci sono tutti gli ingredienti per l’unboxing. Poco importa che tutti sappiano cosa c’è dentro, perché la notizia dell’indagine in corso è vecchia, tutto questo baraccone funziona sempre.

Funziona talmente tanto che dopo aver intasato il web negli ultimi anni, soprattutto negli ambienti del tech, anche gli esponenti della politica italiana hanno capito che questo è un ottimo mezzo di comunicazione e marketing, perché la politica questo è, oggi.

Difficile capire come sia nato l’unboxing, nella storia. O meglio, come sia nato l’unboxing virale su Internet, perché la pratica di aprire scatole, trepidanti per il contenuto, è una cosa che l’uomo fa sempre. I pacchi di Natale, in fondo, non sono che degli unboxing intimi, fatti in casa per un pubblico molto ristretto. Tuttavia, in molti danno come primo esponente della categoria un filmato in cui tale CheapyD mostra l’apertura di una scatola di una PlayStation 3. Il video, datato 11 novembre 2006, non è sicuramente il primo unboxing finito nel web, ma probabilmente il primo ad essere diventato virale con oltre 900mila visualizzazioni (che per un video del 2006 è una cifra notevole).

Quello di CheapyD era un unboxing amatoriale, fatto tanto per condividere l’eccitazione di ricevere una PlayStation 3 comprata dall’Amazon giapponese. Da quell’epoca l’unboxing è diventato una vera e propria pratica di marketing, adottata spesso in primis dalle aziende in modo diretto, oppure indiretto inviando i propri prodotti ad influencer, youtuber, o personalità varie con l’unico obiettivo di creare un contenuto video, senza analisi o approfondimenti vari.

Sul perché funzioni c’è poco da pontificare, vista l’ovvietà. Bisogna fare una serie di precisazioni però che riguardano sostanzialmente il contenuto della scatola in sé.

In passato ho avuto modo di discutere della vicenda con qualcuno che riteneva gli unboxing “completamente inutili”. In parte è vero, perché mostrare il contenuto di, ad esempio, un normale videogioco per PlayStation 4, Xbox One o Switch che sia non è così interessante. Una collector’s edition, invece, ha tutt’altro valore. Serve a capire come è fatta davvero perché le immagini spesso traggono in inganno, magari con l’ottica di convincersi o meno nel comprarla. Discorso simile per la tecnologia di fascia alta, come l’ultimo smartphone oppure il notebook da gaming: quanto pesano, quanto sono grandi, che feature estetiche hanno, e così via.

Unboxing
IGN ha i miglior unboxing in esclusiva, ovviamente.

Negli ultimi anni gli unboxing “commerciali” vengono fatti settimane e settimane prima che il prodotto venga distribuito. Pensate ad IGN US, che puntualmente si ritrova per le mani le ultime collector’s edition, le console, periferiche, l’oggetto di turno che di lì a poco uscirà negli scaffali di tutto il mondo. Tra gli addetti del settore diventa quasi una gara poi a chi lo fa meglio, più divertente, competente, con la miglior qualità audio/video, e così via. Ci sono tecniche, scuole di pensiero tra chi preferisce inquadrare le mani oppure il classico mezzo busto, teorie e teoremi su come si dovrebbe fare meglio o peggio, e così via. Per questo all’uscita di Nintendo Switch ci siamo ritrovati con video di chiunque, ma davvero chiunque, alle prese con la scatola che conteneva la console ibrida.

Un po’ il piacere della scoperta, un po’ quel brivido al limite del pornografico del vedere gli oggetti (soprattutto quelli di alta tecnologia) uscire per la prima volta dalla scatola, intonsi e perfetti, ed infine il desiderio di volere qualcosa che non si potrà mai possedere per motivi economici. C’è un motivo se con il tempo sempre più canali YouTube si dedicano esclusivamente a questo, che si dedichino alla tecnologia oppure ai giocattoli per bambini, per fare due degli esempi più diffusi di unboxing.

Sono contenuti semplici da produrre anche volendo ricercare una qualità più alta della media, che riescono a diventare incredibilmente virali e funzionano su qualsiasi piattaforma social disponibile al momento, soprattutto nell’epoca in cui nessuno legge più niente mentre i video sono la fonte principale di informazioni.

Infine, sono contenuti incredibilmente genuini ed onesti. Aprire una scatola è un atto comune e di riflesso chi lo fa viene percepito come tale, una persona come altre. “Anche tu avresti potuto aprire la PlayStation 4 Pro in edizione limitata con Spider-Man, se solo l’avessi avuta”, questo è il messaggio che passa allo spettatore. Come Matteo Salvini, anche molti italiani avrebbero potuto essere indagati per qualcosa, subire la stretta della magistratura faziosa e perdigiorno, in fondo.

Copertina di Oznerol, ovviamente.