Da Sabotage Studio arriva, oggi su Nintendo Switch (la versione che abbiamo testato) e PC, un’altra piccola perla 2D della scena indie. La base di partenza di The Messenger è un pelo diversa dal solito: l’obiettivo è la difficoltà, mettere alla prova i videogiocatori, ma quanti titoli indipendenti avete visto ispirarsi all’originale Ninja Gaiden negli ultimi anni?

Quando parliamo di ispirazione a quel titoletto lì, parliamo di un gioco sì molto difficile ma di un difficile differente rispetto al trend videoludico corrente. (Sto per citare Dark Souls). Diversamente da Dark Souls, infatti, il livello di sfida proposto dallo sviluppatore non è artificioso; non viene creato, cioè, ad arte dalla mano invisibile della From Software di turno alzando barriere e ostacoli come ad esempio può essere la scarsa reattività del personaggio o una serie di pattern indecifrabili del nemico. No.

La difficoltà secondo Ninja Gaiden, e quindi secondo The Messenger, è una questione di capacità di lettura e conseguente reazioni. Senza disdegnare il trial and error, per cui il gioco prende in giro spesse volte il giocatore, il nostro offre tutti gli strumenti possibili all’utente – comandi responsivi all’inverosimile, grande precisione dei salti, pochi ma chiari e funzionali poteri – e si impegna soltanto quando si tratta di realizzare degli ambienti che siano difficili, loro sì, da esplorare senza perdere neppure una parte di vita.

Alza il tasso di sfida non per sottrazione, quindi, ma per aggiunta di elementi ludici quali spuntoni che cadono dal soffitto, raggi laser, dragoni rossi, piattaforme instabili… e in qualche caso tutto questo allo stesso momento.

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Una delle location iniziali, tra le più belle.

Ne consegue un gioco che, nella sua componente principale, ha una durata di 10-11 ore, imprecazioni contro due o tre boss un po’ più ostici comprese. Nel gameplay regolare c’è da perdere tante e tante volte soltanto nell’ultimo paio di zone (vi basti pensare che sono arrivato ad un paio di zone prima della fine con meno di cento game over, l’ho finito con oltre duecento – sì, c’è un counter delle morti) ma, come dicevamo, il livello di difficoltà non è artificiale e quindi molto raramente si sfocia in quella frustrazione che fa spegnere la console.

Nell’endgame, su cui non vi dirò granché per non rovinarvi la sorpresa, ci si imbatte invece in alcuni livelli che sembrano pensati dal demonio in persona, forse proprio quello di Cuphead, e che invece possono farvi lanciare un po’ di imprecazioni per quanto sono complicati da capire prima e da attraversare poi. In tutto questo, come se gli studi indie si fossero messi d’accordo per dare una rispolverata al genere, c’è una leggera componente metroidvania: non soltanto nell’aspetto visivo ma anche in quello ludico, laddove certi strumenti vengono sbloccati quando tornano utili ad accedere ad una determinata area, e volendo ce ne sono pure di alternative o segrete da scoprire man mano che si va avanti con la storia (soprattutto dopo la fine, quando viene introdotta anche una mappa).

Se state cercando un metroidvania è probabilmente il caso di rivolgersi ad altri, sebbene, avendone provati un po’ dell’ultima infornata (Dead Cells, Guacamelee! 2, Death’s Gambit), mi sembra di capire che uno libero da contaminazioni pure pesanti non ce ne sia in giro.

Ma The Messenger è un prodotto della scuderia Devolver Digital, e in quanto tale non potrebbe non essere per qualche aspetto sopra le righe. Oltre a tributare un chiaro omaggio nella sua struttura videoludica a Ninja Gaiden, Sabotage Studio ha voluto adottare un tono molto leggero, ironico e talvolta persino demenziale, con numerosi easter egg e riferimenti ad altri titoli dal passato e dal presente della storia del medium.

the messenger
Quel diavoletto lì sarà il vostro miglior "amico"...

Per qualche tempo ce se ne dimentica anche ma la trama e la narrazione ci sono eccome, ripresentandosi, dopo una buona introduzione filmata e una cut-scene iniziale criptica così come abbastanza esplicativa, con un finale sorprendente e appagante che anche per quanto racconta, al di là della voglia di completismo, lascia con il desiderio di continuare a giocare.

Lo stile grafico assunto per il titolo è quello pixelloso cui siamo abituati fin dalla (ri)affermazione della scena indipendente, poche sorprese da questo punto di vista, ma è interessante notare come il design di alcuni personaggi (della loro evoluzione) e di taluni boss sia particolarmente ispirato.

Al punto da rendere la versione per Nintendo Switch, sorprendentemente performante sotto il profilo della precisione sia in portatile che in modalità TV, un piacere per gli occhi quando lo si gioca come se fosse il fratello maggiore di un 3DS. La scelta dei colori è particolarmente ispirata, con ad esempio il mio boss preferito tinto di viola e blu ma anche una manciata di scenari, specie all’inizio e alla fine come per una strana coincidenza, mi ha fatto restare ammaliato relativamente a lungo.

Insomma, The Messenger è disponibile per Nintendo Switch e PC al prezzo di 19,99 euro, e davvero mi vengono pochi motivi per cui non dovrei suggerirvi di acquistarlo. Me lo sono goduto dall’inizio alla fine e credo proprio che, una volta che avrò finito di scrivere questa recensione, tornerò a giocarci.

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