Tutto è iniziato nel maggio del 2016, quando più o meno a sorpresa Ninja Theory ha pubblicato sul suo account YouTube e nei vari canali di informazione un nuovo trailer di Hellblade: Senua's Sacrifice. Si trattava di un video di 2 minuti girato in 360°, incentrato sulla nostra cara Senua e sulle sua curiosa “visione del mondo”.

Oltre a mostrarci il potenziale del motore di gioco, gli spezzoni di gioco si prestavano molto bene alla realtà virtuale dei Google Cardboard. A fare i maliziosi, già allora qualcuno avrebbe potuto sospettare cosa sarebbe potuto accadere dopo, ma nessuna dichiarazione ufficiale sancì l’uscita di una versione VR di Hellblade: Senua's Sacrifice, se non solo dopo un anno dal rilascio del gioco.

L’annuncio, a sorpresa, arrivò dagli stessi sviluppatori, nuova acquisizione di Microsoft, che volevano regalare ai possessori del titolo una fantastica opportunità: reimmergersi letteralmente nel viaggio di Senua con l'ausilio di un Oculus Rift o di un HTC Vive. Ad accompagnare la notizia fu un cortometraggio in cui venivano spiegate le ragioni per cui era stata realizzato e presto messo in commercio Hellblade: Senua's Sacrifice VR.

Il gioco risulta essere completamente gratuito per i possessori del titolo su Steam sia passati che futuri. Di fatto si tratta di una esperienza alternativa e parallela rispetto al titolo normale che permette di giocare sia una versione che l'altra, senza però poter intersecare tra di loro le esperienze. Se si volesse passare dalla versione standard a quella VR, lo potremo fare unicamente iniziando da capo il viaggio di Senua. Narrativamente parlando si tratta della stessa storia, ma d’altra parte VR e monitor rappresentano due realtà non sempre così facilmente conciliabili.

Il 31 luglio abbiamo quindi scaricato Hellblade: Senua's Sacrifice VR e lo abbiamo rigiocato. Partiamo dalle basi. Non ci serviranno gli Oculus Touch o i controller di Vive per poterci muovere nelle terre di Hel. Ninja Theory ha ben pensato di escludere questa possibilità dandoci come unico mezzo di controllo il caro e vecchio pad, quasi dimenticato nella maggior parte dei titoli VR. Oltre a ciò, dimenticatevi i sensori di movimento e armatevi di poltrona: il gioco ve lo dovrete godere comodamente da seduti.

Possibilmente armati di ottime cuffie, ecco che inizia una nuova avventura tra le deliranti visioni di Senua e le mille voci nella nostra testa. Il gioco ci immette magnificamente all'esperienza VR, con quell'introduzione che sa regalare ancora una volta emozioni incredibili. I movimenti di camera ed i primi piani sembrano appositamente studiati per la realtà virtuale e allo stesso tempo ci fanno immergere nella psiche della protagonista.

Poter osservare il viso di Senua in ogni sua angolazione ed espressione è una sensazione che ha dell'incredibile, così come poter liberamente osservare il mondo di gioco creato da Ninja Theory. La prospettiva rimarrà sempre in terza persona, quasi a voler sottolineare la nostra estraneità/coinvolgimento all'interno della storia. Una scelta comprensibile da questo punto di vista, ma che trascina con se sia vantaggi che problemi legati principalmente al gameplay.

Per quanto riguarda gli aspetti positivi del gioco, sia il lato puzzle che quello del combattimento risultano pienamente compatibili con la prospettiva in terza persona data dal titolo VR. Lo stesso vale per le fasi strettamente action. L'amalgama tra la possibilità di girare il volto in direzione dei punti di interesse o durante i combattimenti in direzione del nemico è di sicuro un elemento che riesce ad elevare ancora di più la dinamica del gioco. Ed in un certo senso ne diluisce i difetti, come la ripetitività.

In questo senso l'utilizzo dei suoni bi-neurali per le diverse voci nella nostra testa, e non solo, appare incredibilmente immersivo, anche se non perfettamente ottimizzato. Infatti, soprattutto durante alcune cut scenes ci capiterà di sentire i classici sussurri o voci provenire da una delle tante direzione. Il problema è che girandosi in quelle direzioni, il suono si muoverà anch'esso non permettendoci di puntare il nostro volto in direzione della fonte sonora. Questo porterà ad un enorme disagio, ma volendo concedere agli sviluppatori il beneficio del dubbio è possibile che questo fenomeno faccia parte dell'economia di gioco volta ad immergerci in una mente disturbata. Che ne sappiamo che queste siano effettivamente le condizioni di una persona schizofrenica?

Ci sono però anche alcuni aspetti innegabilmente negativi, come il motion sickness, grande elefante nella stanza di ogni titolo VR. A tal proposito il dorsale destro, quello dedicato alla corsa, diventa in fretta  il nostro peggior nemico. Correre non sarà una scelta consigliata: il movimento rapido causa un senso di disorientamento che in alcuni momenti ci ha addirittura costretti a togliere il visore per riposare, situazione che si è ripetuta anche nel caso in cui si muoveva troppo la visuale con lo stick analogico.

Hellblade

Ninja Theory ha comunque elaborato delle scorciatoie per eliminare alcuni di questi problemi. Per esempio, muovendo lo stick della visuale verso l'alto o verso il basso, cambierà la nostra prospettiva da frontale a posteriore con una più dolce transizione a nero. Stessa cosa capiterà quando scenderemo le scale o in ogni caso in cui ci sarà un cambio di scena particolare, come quello in cui passeremo sotto le travi, per esempio, o quando andremo da una zona all'altra della mappa.

In generale sembra che gli sviluppatori abbiano voluto dare un colpo al cerchio ed uno alla botte, cercando di equilibrare al meglio l'esperienza di gioco e cercando di concentrarla il più possibile su un tipo di immersione che solo il VR è in grado di offrire.

Ed è proprio per questa ragione che è quasi incomprensibile la scelta legata ad alcune scene di intermezzo. Infatti, nei numerosi momenti in cui la protagonista parlerà tra sé e sé o con i “personaggi” che si incontrano durante il viaggio, la regia porterà la visuale a ridursi ad una schermata in 2D, nella quale si susseguiranno le immagini di gioco.

Questo è incomprensibile per diversi motivi. Primo tra tutti la perdita di immersione di cui ho parlato poc'anzi, in quanto questa transizione ci staccherà completamente dalla vicenda. Inoltre, alcuni glitch grafici in cui i personaggi fuoriescono dallo “schermo” durante i movimenti di camera sottolineano la probabile scelta di Ninja Theory di non voler permettere la visione in 360° di quella particolare scena. Di certo si potrebbe dire che il tutto non aiuta a concentrarsi su quanto accade e soprattutto fa perdere la possibilità di godere appieno di scene “dal vivo”, sicuramente interessanti.

Dal punto di vista delle prestazioni, il gioco si comporta discretamente. Il frame rate è rimasto quasi costantemente fermo sui 90 fps, con alcuni cali soprattutto nei cambi di scena o nel passaggio da un luogo all'altro. Un altro inconveniente che abbiamo riscontrato è quello di un leggero “flickering” della visuale, una vera e propria vibrazione della scena causato dalla mancata simultaneità delle immagine tra i due schermi che compongono il visore. Questa è comparsa di rado ed in particolare durante alcune sequenze in zone particolarmente ampie.

Il lavoro di Ninja Theory rimane comunque ottimo. Si vede chiaramente la grande ottimizzazione  che permette di preservare i dettagli anche con il visore. A livello grafico il gioco mantiene tutto il carisma della versione standard, con l'aggiunta di trovarsi in più di un'occasione ad ammirare il paesaggio circostante o anche solo il volto di Senua. Nel nostro caso specifico, con una GTX 1070 siamo riusciti a giocare con tutte le opzioni al massimo, ovviamente con i difetti di prestazione sopra riportati, a cui aggiungerei il fatto che Ninja Theory non sia riuscita a gestire al meglio i sottotitoli.

Come nel titolo originale, infatti, questi rimangono visibili nella parte bassa ed alta dello schermo, ma qui si aggiunge il fatto che compaiono in base alla direzione del nostro volto su uno sfondo nero che il più delle volte copre le immagini a schermo o addirittura il volto della protagonista, costringendoci o a toglierli del tutto o a muovere in maniera innaturale il volto. Una trovata meno tradizionale per l'uso dei sottotitoli sarebbe stata sicuramente più gradita.

Riassumendo quanto detto, Hellblade: Senua's Sacrifice VR rappresenta un’ottima aggiunta ed un lodevole lavoro del team di sviluppo. Il fatto che sia disponibile gratuitamente per i possessori e gli acquirenti del gioco rappresenta un'ottima possibilità per chi ha Oculus ed HTC Vive. Nonostante alcuni problemi tecnici ed alcune scelte non troppo felici, il titolo rappresenta un ottimo prodotto nel bacino del mondo VR, che vale la pena provare se si è già sperimentato il gioco, ma che può essere utilizzato anche come primo approccio al gioco.

Disponibile per PC

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